mercoledì 19 ottobre 2011

L'arte di Zoe Lacchei: horror, manga e metamorfosi

Atmosfere cupe e inquietanti, un mondo immaginifico velato da visioni tratte dai film horror, un'infanzia trascorsa lontano dal frastuono della città che ben si sposa con il suo carattere introverso e la capacità atta a fuggire dalla realtà. Si sta parlando di un'artista italiana, Zoe Lacchei, cresciuta a pochi chilometri da Roma che, negli anni, ha conquistato un pubblico internazionale con le sue opere, riscuotendo grande successo soprattutto in America e Giappone.

Zoe Lacchei ha proposto molte opere che hanno suscitato, fin da subito, curiosità e fascino, tanto da attirare l'attenzione delle più grandi gallerie europee e d'oltreoceano. Tra i suoi lavori spiccano le rappresentazioni di corpi femminili mutevoli che si fondono con animali, corpi che diventano un tutt'uno con i tatuaggi dai quali vengono ricoperti, corpi che abbracciano altri corpi, che emanano una sensualità sconosciuta, provocatoria ai limiti della decenza. Questi vengono spesso rappresentati nudi, armati di una forza illogica che disarma l'osservatore.
Personalmente, i lavori di Lacchei hanno rimandato la mia mente ai quadri di Danni Shinya Luo, ma anche ad alcune opere di Ray Caesar. La stessa artista ha dichiarato di essersi ispirata a molti illustratori manga e designer giapponesi come Yasushi Nirasawa, Range Murata e Katsuya Terada. 

Altre opere rappresentative dell'arte di Zoe Lacchei sono ritratti di Geisha che richiamano, ancora una volta, non solo le influenze di artisti giapponesi ma anche il suo amore  per la cultura e la letteratura giapponese (in particolare si tratta di scrittori come Banana Yoshimoto e Yukio Mishima). Tra queste opere vale la pena di guardare la Geisha ricoperta da piume di pavone che potrebbe simboleggiare l'amore e la sensualità oppure la vita più in generale che si contrappone alla Geisha ricoperta di ossa, dallo sguardo cupo e malinconico.

I suoi quadri hanno acquistato sempre più importanza e catturato l'attenzione del pubblico in seguito alla collaborazione con Marilyn Manson nel 2004, realizzando tredici dipinti per il suo disco d'oro. Collaborazione che ha continuato nel 2007 per il disco d'oro dell'album Eat me Drink me
I tredici dipinti del 2004 sono stati raccolti nel volume Metamorphosis, the Art of Zoe Lacchei che, se da un lato le ha dato la possibilità di raggiungere notorietà e fama in breve tempo, dall'altro è stata assalita da pesanti critiche in particolare per la rappresentazione del Grande Dittatore (nel quale è ravvisabile l'omonimo film di Charlie Chaplin).

L'arte di Zoe Lacchei è affascinante e intrigante, ogni quadro è un mondo da scoprire dove nulla è lasciato al caso. Un omaggio ad un'artista italiana che esce dagli schemi classici (seppur senza disdegnarli) per abbracciare un'arte originale e innovativa che si fonda su solide basi culturali.

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