lunedì 27 febbraio 2012

Il Surrealismo di Chuck E. Bloom: dagli intermezzi idillici terreni al mondo incontaminato

Da Jeremiah Morelli a David Stoupakis passando per Alexander Jansson: questi osno gli autori a cui ho pensato osservando gli acrilici su tela di Chuck E. Bloom. Nativo dell'Ohio, vincitore dei premi Evelyn Cook Weber Prize e Scotty Flamm Awart for Excellence in Art, il surrealismo di Bloom potrebbe aver poco a che vedere con la lowbrow art e il pop surrealism di cui spesso si tratta in questo blog, nonostante ciò le sue opere sembrano richiamare lo stile degli autori sopra citati ma anche di Salvador Dalì, esponente indiscusso del surrealismo.

"Prima ancora di terminare il quadro, la visione è già svanita dalla mia mente. Posso solo sperare di aver capito abbastanza del messaggio e che questo possa aiutarmi a terminare il lavoro". Sono parole, quelle dell'artista, che fanno intendere quanto, dietro a un lavoro dove fantastico e immaginario sono gli ingredienti principali, la fatica e lo sforzo rappresentino gli aspetti di un lavoro concepito in momenti irrazionali ma delineato dalla ragione e dalla forza di volontà dell'artista stesso. 

"Spesso i miei dipinti sono stati erroneamente interpretati come illusionistici" Erroneamente, afferma Chuck E. Bloom. In quanto la materia di cui sono fatti i sogni non è illusione, si tratta di realtà, una realtà altra. E allora ecco che, attraverso le sue tele, l'osservatore più attento viene condotto in luoghi dove le leggi vengono sovvertite con equilibrio. 

Chuck E. Bloom si definisce un surrealista in quanto egli presenta il mondo così come i suoi occhi lo vedono e così come il mondo si presenta all'artista stesso. 
Leggendo alcune interviste Chuck E. Bloom appare una persona pacata e riflessiva, un buon osservatore. L'irrazionale sembra scaturire dal suo stesso equilibrio merito, probabilmente, dei suoi studi in psicologia e quindi della sua maestria nel trattare certi tipi di argomenti. Tuttavia egli non si è buttato a capofitto nel surrealismo fin dagli inizi dei suoi studi. Il percorso formativo lo ha visto dapprima appassionato e interessato ad artisti come Pollock e Rothko e solo successivamente da artisti più propriamente surrealisti come Yves Tanguy, Remidios Varo e Leonora Carrington.

Gli archetipi del surrealismo di Chuck E. Bloom ruotano attorno alla natura, la vera protagonista delle sue tele. "Molto semplicemente io amo gli alberi e sento una grande affinità con loro" ha dichiarato l'artista.  Mentre il capitalismo mira, secondo Bloom, a sfruttare al massimo la Terra traendone profitti senza badare alle leggi del rispetto della natura, Bloom vuole invece dare un'immagine diversa della Terra. Oltre alla natura, nei suoi quadri compaiono spesso porte e finestre, ma anche tetti e orologi: queste "strutture rappresentano due cose: primo, la storia che si perde quando ci si dimentica di imparare dal nostro passato e in secondo luogo lo splendore che risiede nelle cose comuni. Ci sono cose che guardiamo un centinaio di volte al giorno ma la nostra mente è concentrata su altro. Porte e finestre sono passaggi dall'esterno verso l'interno, da un luogo ad un altro". 

Bloom parla di porte e finestre come di "orizzonti in tempesta", "intermezzi idilliaci", "la speranza di un altro mondo incontaminato e il ricordo di ciò che si è lasciato alle spalle. Si tratta di opportunità o la mancanza di opportunità".

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