domenica 11 novembre 2012

Manca sempre una piccola cosa (ma si può rimediare)




Manca sempre una piccola cosa è il titolo di un romanzo delicato e sospeso, misterioso e denso di Alessandro Defilippi, edito per Einaudi nel 2010. Lo comprai senza leggere la bandella né sfogliare qualche pagina. Mi colpì il titolo, lo sentivo vicino al mio modo di essere e stare nel mondo in quel momento della mia vita. All'epoca abitavo a Roma già da un anno, Colli Albani, fermata metro A; tanti negozi d'abbigliamento, pizzettari di ogni genere, un mercato fornitissimo (dove riuscivo a fare spesa con due euro) e uno sterminio di parrucchieri che vivono tuttora di pieghe a dieci euro e colore a partire da venti euro.
Avevo appena realizzato uno dei miei sogni: lasciare la mia terra d'origine e andarmene lontano. Eppure ancora non ero felice, mancava qualcosa. Per questo il romanzo di Defilippi mi sembrava in sintonia con me stessa. 

A distanza di due anni, con una famiglia, un lavoro, un blog, i corsi, le ambizioni, mi sembra che manchi il tempo per mettere insieme i pezzi di qualcosa di grande, grandissimo. Ho iniziato il mio secondo romanzo (o terzo? non so come numerarlo; il primo edito per Fernandel, il secondo una prova poco riuscita dal punto di vista dell'editing e della curation su Lulu) quando ero all'ottavo mese di gravidanza. Era l'ottobre del 2011. Lo stesso mese in cui @Niccotnt mi ha chiesto di sposarlo. Un'atmosfera dolce e inebriante ha accompagnato quei giorni, il matrimonio (eravamo in cinque, noi due, i testimoni e Luca dentro la mia pancia), la gravidanza che ormai volgeva al termine. 

Durante i corsi di scrittura creativa consigliano di chiudersi in una stanza a scrivere. La solitudine. Certo non tutte le situazioni sono predisposte alla solitudine. E comunque, dopo aver convenuto che è impossibile, allo stato attuale delle cose, isolarsi per scrivere ho deciso di farlo ugualmente e approfittare di qualsiasi momento libero a disposizione. Tipo la notte. Oppure il mattino, mentre mio figlio è al nido. Il pomeriggio lavoro e la sera il ciclo ricomincia. 

L'idea che ho di questo romanzo vive in me già da tempo. Vorrei che ogni capitolo vivesse di vita propria, come tanti racconti che, messi insieme, formano un quadro. Seguo alcuni scrittori, sono i miei mentori. Studio la loro scrittura, l'impianto narrativo; leggo, imparo, se è necessario decifro. Non mi sento mai pienamente soddisfatta di quel che faccio e questo mi sprona a dare sempre di più, a capire da dove sono partita per scoprire dove arriverò. Amo quel che scrivo, i personaggi li sento miei, li vedo, li riconosco e se non riesco a scrivere per qualche giorno tradisco la loro fiducia. 

Per adesso il romanzo è un agglomerato di case sparse, alcune strade semi deserte, altre piene di negozi, gente, musica. Stagioni che si susseguono. Emozioni, le mie e quelle dei personaggi di questo libro.

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