martedì 16 ottobre 2012

L'intensità dei libri immaginati. Tre volte all'alba di Alessandro Baricco

C'è lo scrittore immaginario e ci sono i libri immaginari, ma anche i cataloghi, i festival e persino le raccolte di Recensioni di libri immaginari (di Bimuyu edito nel 2010 per Shanghai Bookstore Publishing House). Jorge Luis Borges ha parlato, nell'introduzione a Il giardino dei sentieri che si biforcano (1942), delle inutili energie investite per scrivere un libro e quindi della soluzione, più sensata secondo lo scrittore, di fingere che tali libri esistano proponendone un riassunto.

Ma c'è anche chi cerca di scrivere i libri immaginati. Tre volte all'alba di Alessandro Baricco (Feltrinelli) è un libro immaginato, che vede la luce nel romanzo Mr Gwyn. Tre volte all'alba è luminoso, intenso, graffiante, concentrato, geniale, diverso dai libri letti negli ultimi mesi. Tratta molti argomenti delicati: il destino, lo scorrere del tempo, la lontananza, la maternità. E se nell'insieme la storia appare come un quadro ben delineato (si noti che proprio in Mr Gwyn si parlava di quadri), le tre storie raccontate nel romanzo sono vulnerabili, frammentate dall'ansia di chi scrive e chi di legge, storie che durano una notte e si spezzano con il baluginare della luce del primo mattino.

Una donna e un uomo. Non si conoscono, si incontrano nella hall di un albergo squallido. Lui guarda altrove, un luogo lontano in cui lei non può entrare. Ma lei ha in mente un piano, nulla è come sembra. E la struggente quanto improvvisa scena finale, una diapositiva che si staglia sull'alba incombente, rompe l'atmosfera surreale che si era creata tra i due sconosciuti. E il nodo si scioglie.

Un uomo e una ragazza. Lui vive di notte, non ha scelta. Lei vive e basta. Un'attrazione alchemica li porterà a inseguire la stessa alba per poi dividersi senza un apparente motivo. C'è anche un ragazzo, il fidanzato di lei, arrogante, violento e strafottente. Sarà lui a rompere la magia di questo incontro svelando che la ragazza porta in grembo un figlio.

Una donna e un bambino. Lui ha visto quello che non avrebbe dovuto vedere, la casa in fiamme, i genitori, l'infanzia... lei è un poliziotto che prende a cuore la situazione di quel bambino. Potrebbe essere il suo, ma non è così. Eppure può rimediare agli errori del passato portandolo in un luogo magico, dando una possibilità a quel bambino che, altrimenti, non avrebbe scelta. Lei guida tutta la notte, lui dorme. All'alba li sorprende il mare. E una nuova vita.

Ammetto che, durante la lettura, mi è capitato di pensare ora chiudo il libro e passo ad altro. Tutti quei dialoghi, quel tripudio di discorsi diretti che significato avevano? I dialoghi non facevano altro che dilatare un tempo immoto, dentro al quale non stava accadendo nulla, nessun fatto, nessun evento. Il resto si disvelava su una sottile linea d'ombra.
E invece ho tenuto duro e, verso la fine, ho capito che niente era piatto in questo libro, che il legame doloroso e ardente che si manifestava ai miei occhi tra le storie ricostruiva un'immagine unica e irripetibile che, probabilmente, non ha la pretesa di celare in sé significati profondi ed esistenziali. 

Si tratta, a mio parere, di un quadro, dipinto con stile e grande armonia nelle proporzioni, che raffigura tre scene di vita quotidiana, nella loro semplicità, poetiche e struggenti a modo loro, se vogliamo anche un po' banali, ma comunque uniche.   

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