giovedì 2 agosto 2012

La Foresta della notte, il romanzo poetico di Djuna Barnes

Capolavori d'Autore



Il fiore del mio segreto è il film di Almodovar che rappresenta la maturità artistica del regista spagnolo. Leo, la protagonista scrittrice di romanzi rosa, cita Djuna Barnes vista, a metà degli anni Novanta, come una delle scrittrici femminili moderniste. Una prima monografia, che cavalca questa visione, è attribuita a James B. Scott, edita nel 1976, che presenta la Barnes come un'anziana signora eccentrica ma dal carattere ben definito, forte e carismatico. Forse proprio questi aspetti hanno spinto le femministe dell'epoca a riscoprirla e ristudiarla. 

Uno dei capolavori letterari del '900, annoverato, anche se con molto ritardo, da critica e pubblico come una leggenda del panorama letterario internazionale, è il romanzo poetico scritto da Djuna Barnes tra il 1927 e 1932, La Foresta della notte. Lo definisco romanzo poetico proprio per la forza della parola scritta. Una parola che ha forza umana e spirituale tali da sprigionare vigore ed energia ma anche ambiguità e sregolatezza. Ne risulta un climax letteraio senza precedenti

La Foresta nella notte è il romanzo poetico che invoca un palato fine e un lettore eletto. Impossibile tematizzare il capolavoro della Barnes che, proprio per questo, resta di difficle comprensione o, comunque, non si concede ad un pubblico di massa. Tuttavia si può sommariamente dire che Djuna Barnes ha voluto raccontare le avventure esistenziali di Robin, inquieta eroina (o antieriona?) del secolo scorso, attorno alla quale si fanno strada personaggi altrettanto enigmatici come Felix, Nora e Jenny.

Libro allusivo, in cui il tema urbano viene snocciolato tra le varie città europee che hanno avuto una certa rilevanza nella vita della Barnes (Berlino, Vienna e soprattutto Parigi), il titolo era inizialmente affidato a quello che è diventato poi il titolo del primo capitolo, Inchinati. Non si può tuttavia ridurre a mero autobiografismo il capolavoro della Barnes in quanto lo stile moderno, l'assetto metaforico per non parlare delle allusioni bibliche fanno di Foresta della notte una vera perla letteraria.

Mi sembra che il romanzo possa definirsi come l'immagine di un'unica città della notte che si trasforma in un mondo fatto di abissi e desideri repressi. La notte è anche il luogo della sessualità.

Joyce per primo ha ammirato Djuna Barnes (che tra l'altro ha tratto molta ispirazione dall'Ulisse) per la sagacia con la quale descrive il personaggio, lo affianca, lo contempla e lo attacca. Anche T.S.Eliot (lo si legge nell'introduzione) ammira la Barnes e ne decanta la forza stilistica e tematica di questo romanzo poetico. La critica l'ha rivalutata solo negli ultimi decenni, riportando alla luce e presentando varie edizioni de La Foresta della notte.

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