venerdì 29 giugno 2012

Dig.it 2012. Qualità dell'informazione e ruolo del pubblico nel panorama giornalistico digitale

"La quantità dell'informazione disponibile sta crescendo vertiginosamente, con i media sociali, internet, la digitalizzazione e la crescita della velocità di accesso ai contenuti che si trovano in rete. Il fatto è che internet ha reso enormemente meno costoso pubblicare" osservazione puntuale che, di recente, Luca De Biase ha approfondito osservando la situazione da una precisa angolatura: il filtro  qualitativo e il ruolo attivo del pubblico. Ruolo che è andato mutando, nel corso degli ultimi anni, soprattutto per effetto dell'imponenza dei media sociali i quali hanno accresciuto la consapevolezza delle potenzialità del pubblico, in campo informativo, e stimolato allo spirito critico.

Se, nell'epoca analogica, i cittadini erano abituati (ma potrei dire anche educati) a leggere e ascoltare notizie di cui si conosceva poco o quasi nulla, nell'epoca digitale la libertà di stampa, sdoganata e rinnovata, ha portato a conoscere notizie provenienti da tutto il mondo ad una velocità esorbitante, anticipando quindi le autorità culturali classiche. Possiamo dire allora di saperne abbastanza su una notizia, un argomento o una determinata situazione di cui abbiamo letto numerosi articoli? A questo proposito David Weinberger osserva la profonda distinzione tra conoscenza più o meno buona e vera Conoscenza.

L'ecosistema informativo, alla luce della sua complessità, quali cittadini sta educando e attraverso quali strumenti e strategie? The Economist ha pubblicato i risultati operativi del gruppo relativamente al periodo 2011-2012 evidenziando uno scenario positivo e in controtendenza rispetto alla situazione generale. Pier Luca Santoro ha analizzato i dati osservando che "la massa intelligente c'è e funziona" e questo è il frutto degli sforzi giornalistici e imprenditoriali di un gruppo che ha puntato sulle "crescenti vendite della testata a livello internazionale, sia su carta che nei formati digitali" e sulla "specializzazione e distintintività nella produzione di contenuti di interesse per un pubblico qualificato, ed interessante per gli investitori pubblicitari, ma non ristretto".

Nonostante la molteplicità caratteriale presentata dallo scenario informativo attuale, John Lloyd ha parlato recentemente della mancanza di figure giornalistiche specializzate "in grado di raccontare i grandi drammi dell'occupazione che stanno interessando le classi lavoratrici di tutto il mondo". Questa appare una grave carenza soprattutto se messa a confronto con la necessità e l'urgenza di raccontare e documentare, senza inutili faziosità e prese di posizione, quei settori troppo spesso dimenticati oppure, nel peggiore dei casi, strumentalizzati.

Le prospettive che stanno nascendo in campo giornalistico e informativo non devono essere respinte o guardate con sospetto, ma accolte e soprattutto capite. Capirne il funzionamento per meglio utilizzarle (e in questo The Econimist è un ottimo esempio). Dopotutto lo sperimentalismo linguistico che è in atto sulla rete, grazie proprio ai social network, è sinonimo di profondo rinnovamento culturale che investe anche le giovani generazioni. Tuttavia l'ingente proliferazione di informazioni e materiale letterario è un aspetto che ho voluto sottolineare senza, però, trarne conclusioni catastrofiche.

Dig.it sarà l'occasione, la prima occasione tutta italiana, per iniziare a raccogliere la sfida del digitale, discutendo e cercando di dare risposte a molte delle questioni sollevate fino ad ora. Il 4 e il 5 luglio a Firenze si concentrerà l'attenzione sul giornalismo digitale e sulle nuove possibilità che stanno nascendo nel settore informativo. Qualcosa di concreto si muove, anche in Italia.

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