mercoledì 5 ottobre 2011

L'arte cinematografica di Miyazaki: dal neorealismo degli anni '80 ad Arrietty

Sarà nelle sale italiane a partire dal 14 ottobre, Arrietty il mondo segreto sotto al pavimento, il nuovo film prodotto dallo Studio Ghibli di Miyazaki (fondato con Isao Takahata) e diretto dallo stesso artista. Arrietty era stato presentato lo scorso autunno al Festival del Cinema di Roma e in seguito ben accolto dalla critica. 

Miyazaki porta sugli schermi un altro capolavoro e, di nuovo, il suo obiettivo (come più volte ha dichiarato nelle interviste) sembra essere quello di concentrarsi sui bambini e i giovani, attirare la loro attenzione, pensare alle loro aspettative mentre comprano il biglietto e ai loro volti all'uscita del cinema. Miyazaki ha infatti ripetuto spesso che sente il bisogno di avere vicino i ragazzi, la sua fonte d'ispirazione proprio perché rappresentano un serbatoio di idee e stimoli. E le sue idee sfociano sulla carta attraverso l'uso della matita, facendo dell'animazione un lavoro artigianale senza per questo disdegnare i prodotti digitali della Pixar (come Toy Story o Gli Incredibili). 

Lo Studio Ghibli e l'arte di Miyazaki utilizza una tecnica differente da ciò che viene fatto oltreoceano: se prendiamo, ad esempio, Il Castello errante di Howl i disegni, rigorosamente fatti a mano, vengono assemblati uno dopo l'altro e, attraverso un software creato proprio dallo Studio Ghibli, vengono montati tra loro. La genialità insita in questo lavoro risente anche di una finezza e di un'eleganza volta a mantenere la bellezza che scaturisce dai disegni a mano, dall'uso della matita, la creatività che passa dalla mente alla mano stessa.

Il nome di Hayao Miyazaki fa rima con Heidi e gli episodi di Lupin III. Quei cartoni animati, oltre ad essere un ricordo indelebile nella memoria di tutti noi, richiamano anni in cui il neorealismo italiano persiste in film come La Famiglia di Ettore Scola (1986), Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1989), anche se inizia a risentire dei cambiamenti generazionali che avvengono nelle scuole cinematografiche che riflettono un chiaro cambiamento della società italiana (differente dal quella raccontata da uno dei registi neorealisti per eccellenza, Rossellini in Roma città aperta). 

Il neorealismo di Miyazaki si esprime nel film Il mio vicino Totoro, che risale al 1988 ma uscito in Italia solo pochi anni fa e anche nel lungometraggio contemporaneo Una tomba per le lucciole. Quest'ultimo affronta tematiche legate alla seconda guerra mondiale e al dopoguerra visti dagli occhi dei due protagonisti, due ragazzini. La tragicità delle situazioni nelle quali sono costretti a vivere i protagonisti riflette ciò che la società giapponese dovette subire nel dopoguerra.

L'ingenuità adolescenziale, l'innocenza dei bambini e il loro rapporto con gli adulti, le divinità della cultura nipponica, la fusione con la natura, mondi surreali, immagini fantasmagoriche: questi sono elementi ricorrenti nei film di Miyazaki, elemti ogni volta elaborati con originalità non dimentichi dell'attualità che, infatti, viene trasportata sulla pellicola attraverso una visione simbolica e allegorica della realtà che cattura l'attenzione di grandi e piccoli.

Attendiamo con ansia il 14 ottobre, nel frattempo ricordiamo alcuni recenti riconoscimenti a Miyazaki come il Leone d'oro alla Carriera a Venezia 2005 e l'Oscar per La città incantata.

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