sabato 17 settembre 2011

Viaggi e altri viaggi di Antonio Tabucchi

"Non è vero che il mondo è piccolo, non è neppure vero che è un villaggio globale, come pretendono i mass media. Il mondo è grande e diverso. Per questo è bello: perché è grande e diverso, ed è impossibile conoscerlo tutto”. 

Quando Tabucchi ha scritto queste parole, riportate nel libro Viaggi e altri viaggi (edito da Feltrinelli nell'autunno del 2010), probabilmente si trovava al molo di Alcantara, in Portogallo, oppure seduto a uno dei bistrot in quella piccola ma suggestiva piazza nella quale sfocia rue Jacob,  a Saint-Germain-des-Prés, Parigi. Ce lo immaginiamo con penna e fogli tra le mani. Silenzioso, assorto. 

Antonio Tabucchi, una vita dedicata alla scrittura, per la quale, potremmo dire, nutre un amore viscerale, ha viaggiato tra le città d’Italia, d’Europa e anche oltre oceano, fino a toccare l’Australia. Un navigatore d’altri tempi, conoscitore di popoli e culture, appassionato della vita in ogni sua forma. Viaggiatore e scrittore, oltre che colto uomo di lettere e storia, capace di incantare il pubblico con la sua dialettica da oratore, ha aperto una finestra, grazie al libro Viaggi e altri viaggi, su una parte della sua vita: partendo dall’infanzia (durante la quale cominciò il suo viaggio, aiutato da una buona dose di fantasia e creatività ma soprattutto dal libro L’isola del tesoro, che, lui stesso, reputa tutt’ora “magico”, e dall’atlante De Agostini) iniziò a farsi un’idea di ciò che avrebbe potuto essere il mondo che lo circondava. Ben presto scoprì che l’atlante dava una visione molto riduttiva del mondo che, in realtà, era complesso e, nella sua complessità, affascinante. 

Ed ecco che parte. Lo si vede a Firenze, Pisa (la città tanto cara al Leopardi), nella Genova di De André, in Francia, alla scoperta di angoli che non trovano spazio sulle guide turistiche, in Spagna, Portogallo, Grecia e ancora India, America e Australia per un convegno. Ma la cosa che potrebbe sorprendere, e nella quale risiede la forza di questo libro, è che mai nessun viaggio è stato pensato per un racconto. Lui stesso, infatti, asserisce che il contrario sarebbe cosa stolta, “come se uno volesse innamorarsi per poter scrivere un libro sull’amore”. E questo perché la scrittura stessa è “viaggio fuori dal tempo e dallo spazio”. 

Le parole di Tabucchi sembrano stonare con il periodo storico che stiamo attraversando, l’Italia in primis. Eppure in lui c’è consapevolezza di questo momento, una delle pagine nere della storia italiana, e difatti c’è rammarico mentre guarda Genova, ricordando i giorni in cui l'hanno “stuprata” e  gli sembra di risentire la voce di Paolo Conte “più roca del solito, con una strana fessura, come il suono di un vetro incrinato”. 

La lezione di vita che Antonio Tabucchi trasmette attraverso questo libro, dovrebbe essere tramandata di padre in figlio, dovrebbe comparire nei libri di storia, scritta sui muri, urlata, graffiata sulla pelle, incisa. Forse solo in questo modo la risposta a molte domande, di carattere personale ma anche sociale, politico ed economico, inizierebbe a trovare una risposta.

Ps: Questa recensione l'ho scritta e pubblicata il 18 febbraio sulla testata giornalistica online Direttanews (www.direttanews.it). Ho volutamente modificato la parte finale per non renderla anacronistica. Di seguito il link alla versione del 18 febbraio:
http://www.direttanews.it/2011/02/18/viaggi-e-altri-viaggi-antonio-tabucchi-riscopre-il-mondo/

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