mercoledì 28 settembre 2011

La vergine eterna: seduzione, amore e mistero nell'ultimo romanzo di Kenzaburō Ōe

Raggelando e uccidendo la mia bella Annabel Lee non è solo un meraviglioso verso di una nota e struggente poesia di Edgar Allan Poe, ma anche il titolo del romanzo di Kenzaburō Ōe tradotto in La vergine eterna, pubblicato nel 2007 in Giappone e uscito da poco in Italia per Garzanti. L'autore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1994, è solito mescolare nei suoi romanzi aneddoti autobiografici con l'immaginato intreccio narrativo sapientemente raccontati attraverso una scrittura inafferrabile e impegnata.

La vergine eterna è un romanzo che scava nel privato dell'autore mantenendo uno stile elevato, una forza e una personalità che rimangono intatti fin dai primi romanzi, quando  Kenzaburō Ōe contrapponeva la cultura sofisticata di Tokyo all'educazione ricevuta nell'isola di Shikoku. 
Il protagonista è uno scrittore anziano che ormai non si dedica più alla scrittura ma accudisce il figlio quarantenne (diventato un musicista famoso a livello internazionale) affetto da una grave lesione cerebrale. La storia attinge dalla vita privata dell'autore. L'esperienza quotidiana che ha portato Kenzaburō Ōe a confrontarsi ogni giorno con la menomazione del figlio ha segnato la vita stessa dello scrittore il quale ha denunciato in più romanzi i pregiudizi della società nei confronti del problema dell'handicap.

Il romanzo tuttavia si infittisce, diventando enigmatico ma anche affascinante, proprio nel momento in cui lo scrittore, durante una delle sue passeggiate con il figlio, incontra un amico di vecchia data, Komori Tamotsu, compagno di studi e ora produttore cinematografico. L'amico gli propone di scrivere una sceneggiatura la cui protagonista sarà un'altra vecchia conoscente dello scrittore, Sakura Ogi, sensuale attrice le cui movenze provocatorie non sono cambiate nel corso degli anni. 

Il presente che vive lo scrittore si ricollegherà ad una storia passata, ad un lontano ricordo che risale a trent'anni prima: un incontro segreto (e probabilmente filmato) che coinvolge l'allora attrice esordiente Sakura con Komori Tamotsu. Finzione o realtà? Ricordo o fantasia? Il filmato, dopo trent'anni, ricomparirà alla vista dello scrittore, il quale ricorderà il turbamento che aveva provato nel vedere quella giovane ragazza avvinghiata a Komori. Turbamento che riguarderà la stessa Sakura, la quale ha cercato di dimenticare ciò che era accaduto ma inconsciamente la ferita non si è mai chiusa.

La vergine eterna appare come un romanzo che cela in sé un mondo nascosto, un'esplorazione antropologica dei personaggi e della loro identità. Interessante da sottolineare è l'ambientazione del film che il protagonista deve scrivere per l'amico produttore: l'isola natale di Kenzaburō Ōe, Shikoku, che sottolinea il continuo intreccio tra elementi autobiografici e finzione narrativa.

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