lunedì 22 agosto 2011

Non chiedere perché: la guerra a Sarajevo raccontata da Franco Di Mare

“Amico mio, sani e normali sono solo gli uomini ordinari, quelli del gregge”. Così recita una frase di Cechov. E nel libro di Franco Di Mare, Non chiedere perché (pubblicato a primavera da Rizzoli), queste parole sembrano cucite addosso alle pagine del romanzo.

Marco è un giornalista separato da una donna che non vuole o non riesce a capire il suo lavoro. Siamo nel 1992, dall’altra parte dell’Adriatico, precisamente nell’ex Jugoslavia, a Sarajevo, scoppia la guerra che nessuno avrebbe immaginato trasformarsi nella più cruenta, in Europa, dopo il secondo conflitto mondiale. A Marco viene offerto di partire per alcune settimane, affiancato da un cameraman. Insieme dovranno riprendere quello che nessuno vuole vedere con i propri occhi. 

“Non devi dimostrare niente a nessuno” gli suggerisce un collega il giorno prima della riunione ufficiale durante la quale si deciderà il futuro del giornalista.. Marco, lo sguardo incredulo degli altri giornalisti, durante la riunione, accetta la missione quasi fosse spinto da un richiamo atavico malcelato dall’ingannevole aria di chi non si rende conto di quello che sta facendo.

Con questo spirito inizia un viaggio che, non solo, porterà Marco faccia a faccia con la morte, il dolore, la guerra che distrugge la dignità umana, che stravolge l’immaginario dei bambini, che annichilisce la vita degli adulti (trasformando alcuni di loro in automi pronti ad uccidere chiunque capiti sotto tiro, altri in perseguitati che vivono dipendenti dalle sirene che annunciano i bombardamenti), ma soprattutto il giornalista inizierà un viaggio dell’anima (in seguito ad un servizio girato proprio in un orfanotrofio bombardato) che lo porterà alla decisione di adottare una bambina.

La matassa di sentimenti che si scioglierà nell'animo di Marco, con l’aiuto di Edin, famoso diplomatico, e di alcuni suoi colleghi, come Karen e Ljubo, svela la fragilità e la forza, al tempo stesso, di questo giornalista che vuole rispondere a molte domande che lo attanagliano, vuole dare un senso alla propria vita e lo trova nel posto in cui tutto sembra essere sovvertito, dove i bambini si scambiano schegge al posto di figurine, dove ai musicisti vengono amputate le mani, dove gli amanti si scoprono, improvvisamente, appartenere ad etnie diverse e quindi costertti a chiamarsi “nemici”.

Non chiedere perché è un romanzo riflessivo, mette in luce le dinamiche di una guerra che ha sconvolto l’Europa, i cui segni sono permeati nella generazione successiva nonostante la volontà di andare avanti. Di ricominciare. Il merito di Franco Di Mare è anche quello di aver raccontato, come lui stesso ha scritto, una storia vera pur avendo “immaginato alcuni dettagli ormai perduti e limato altri ingombranti”. 

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