martedì 10 maggio 2011

Storie di una vita qualunque

Il tema della libertà è un tema a me particolarmente caro e vedere, questa mattina, sulla prima pagina de La Repubblica l'articolo di Baricco, L'idea di libertà spiegata a mio figlio, mi ha entusiasmata non solo perché stimo Baricco e lo seguo da anni come scrittore e come personaggio, ma anche e soprattutto perché questa meravigliosa parola, quest'idea che potrebbe spaventare tanti (e che in realtà ha spaventato, e sta spaventando, molti governi e molte persone) ha trovato la sua giusta collocazione: nella prima pagina di uno dei maggiori quotidiani nazionali.
L'articolo presenta il dialogo tra un padre e il proprio figlio che vuole sapere che cosa significa essere governati da uomini che limitano la libertà altrui o addirittura “costruiscono gabbie” entro le quali dover vivere. Questa gabbia, spiega Baricco-padre, potrebbe anche essere “confortevole e apparentemente adatta a crescere, vivere, fare figli” ma è pur sempre una gabbia. Il rischio è che ci si abitua e, come ha scritto Baricco, purtroppo spesso accade che “ci si abitua a tutto”. E com'è difficile sradicare dal pensiero comune questo tutto al quale ci siamo abituati. 
Leggendo l'articolo non poteva non venirmi in mente mio nonno, anzi i miei nonni e i loro racconti su come la vita, durante il fascismo, era fatta di restrizioni di qualsiasi tipo. La libertà un'utopia sempre più difficile da raggiungere. Mio nonno paterno era partigiano, all'epoca aveva una ventina d'anni e il ricordo delle botte dei fascisti lo hanno accompagnato fino alla morte, avvenuta a metà degli anni novanta, così come il ricordo di quel covo di partigiani, tra i campi della pianura, sotto il sole cocente, senza nulla da mangiare e solo rabbia e indignazione che li spingeva a pianificare per ore e giorni interi piani d'attacco contro le bande fasciste che appoggiavano i tedeschi. Mio nonno materno, invece, all'epoca aveva poco più di dieci anni, la Resistenza l'ha vissuta in modo diverso, ha sentito i morsi della fame, sempre e in qualsiasi momento della giornata, ha conosciuto il lavoro in fabbrica a otto anni, e il significato del coprifuoco già nel tardo pomeriggio, quando le ombre del tramonto si allungavano sulla pianura. Mia nonna materna era una bambina di cinque anni, è rimasta traumatizzata dal fatto che ogni notte doveva dormire con le luci spente e con le imposte chiuse anche in estate, quando la pianura trasudava fino a tarda notte. Questo sempre a causa del coprifuoco e degli aerei che bombardavano le case dei civili. Tuttora, per addormentarsi, ha bisogno della luce di una lampada o di una candela.
In una famiglia che ha avuto un tipo di passato come questo, va da sé che l'insegnamento è stato molto simile, se non lo stesso, di quello di Baricco-padre al proprio figlio: il fascismo è una delle pagine nere della storia italiana; ogni governo che limita e vincola, con qualsiasi mezzo, la libertà altrui non porta alla crescita intellettuale della persona e in generale dello stato ma porta all'ignoranza e l'ignoranza alla cattiveria, ai luoghi comuni, al razzismo, alla violenza.
Entrambi i miei nonni sono scomparsi parecchi anni fa, è rimasta solo mia nonna che non si stanca mai di ricordarmi questi insegnamenti, anche a costo di risultare pedante.
Oggi sono mamma, beh non affretterei le cose, diciamo che lo diventerò tra qualche mese e come ogni mamma in dolce attesa faccio un bilancio, forse il primo di una lunga serie, di quella che è stata la mia vita fino a questo momento, a partire dalla mia famiglia. Il modo in cui sono stata cresciuta mi ha portata ad essere la donna che sono oggi, gli insegnamenti fondamentali mi hanno portato ad essere così. Forse un po' imprecisa, ma pur sempre sicura di ciò che dico e faccio. Mi chiedo se anch'io riuscirò ad essere altrettanto lucida, come lo sono stati i miei nonni, nel spiegare a mio figlio il significato di libertà e l'importanza di difenderla, sempre e comunque, di fronte a qualsiasi situazione. Mi chiedo se anch'io tenterò di nascondere le mie fragilità, come Baricco-padre al figlio che gli chiede che cosa si può fare per portare la libertà nei luoghi che ancora non la conoscono. Vorrei arrivare preparata a quel momento, vorrei essere lucida come lo sono stati i miei nonni che, purtroppo per loro, avevano alle spalle un'esperienza pesante ma proprio per questo hanno capito di avere il compito di educarmi a non ripetere gli errori di chi mi ha preceduto.
Baricco-padre, al figlio che gli chiede un esempio di luoghi dove gli uomini non sono liberi, parla di Cuba. Mi sono immaginata, nella stessa situazione, con mio figlio in uno di quei posti magici di Roma che tanto amo quando ho bisogno di stare sola. E a quel punto Cuba mi è sembrata lontana e mi sono venuti in mente tanti altri posti, tante altre situazioni, più vicine a noi ma che, allo stesso modo, fanno salire la rabbia e venire voglia di dire e adesso che si fa?.

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