giovedì 24 maggio 2018

Emily Witt, Future Sex

Per me il desiderio era 
arrendersi a un’altra persona 
senza doverle spiegare che cosa volevo. 

Emily Witt, Future Sex

photo Burning Man 2017

Berlin Mural Fest 2018

Berlin Mural Fest
Street art - Berlino
Dal 19 maggio al 21 maggio 2018

Quando è il muro a diventare una tela pronta per essere dipinta: è quello che è accaduto nei giorni scorsi a Berlino, dove un centinaio di street artist provenienti da tutto il mondo ha dato vita alla prima edizione del Berlin Mural Fest 2018: artisti nazionali e internazionali hanno creato un'immensa galleria all'aperto per arricchire gli spazi urbani della città.

Musei a cielo aperto. Dal 19 al 21 maggio Berlino si è trasformata in un museo d'arte contemporanea all'aperto. Onur, Wes21, Herakut, Klebebande e El Boch, sono solo alcuni degli street artist che hanno invaso le strade di Berlino e gettato una luce nuova e un'atmosfera colorata sulla città. I graffiti, ispirati alle immagini della cultura pop e alle questioni filosofiche, decorano le pareti di tutta la capitale europea, che è diventata una Mecca per artisti contemporanei e appassionati di cultura alternativa.

Abbiamo raccolto le immagini più rappresentative della prima edizione del Berlin Mural Fest 2018.

Mappa di Berlino con quartieri, opere e street artist 











Gabriel García Márquez. Memoria delle mie puttane tristi

"E le baciai tutto il corpo sino a rimanere senza fiato: la spina dorsale, vertebra per vertebra, fino alle natiche languide. Lei mi rispose con vibrazioni nuove in ogni centimetro della sua pelle, e in ognuno trovai un calore diverso, un sapore proprio, un gemito nuovo, e lei tutta riecheggiò dentro con un arpeggio e i suoi capezzoli si aprirono a fiore senza che li avessi toccati".

Gabriel García Márquez, 
Memoria delle mie puttane tristi

Artist: Fabian Perez

Il realismo magico di Federico García Lorca

E' uscito il nostro nuovo articolo sul quotidiano Wall Street International Magazine. Oggi parliamo del realismo magico nella poetica di Federico García Lorca.

Continua la lettura: Il realismo magico di Federico García Lorca. Dalle poesie all’opera teatrale 'La casa di Bernarda Alba'


mercoledì 23 maggio 2018

Philip Roth. E' stato un onore far parte del tuo tempo.

Ripubblico un articolo di qualche tempo fa: un omaggio allo scrittore e all'uomo che oggi ci ha lasciati, Philip Roth.

E' stato un onore far parte del tuo tempo.


Da giorni sentivo il bisogno di riprendere in mano l'ironica ed entusiastica scrittura di Philiph Roth, la delicatezza connotativa, l'instancabile necessità di conoscere, la sapienza letteraria. E l'ho fatto con un libro tradotto da Norman Gobetti, edito per Einaudi nel 2011 "Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno" ovvero, guardando Kafka.

Intorno alla primavera degli anni Settanta, Philiph Roth si recò a Praga dove conobbe Milan Kundera ed altri scrittori oppressi dalla dittatura comunista. La conoscenza di tale disperazione e solitudine lo colpì molto avvicinandolo ancor più alla figura di Kafka, uomo prima ancora che scrittore. Successivamente conobbe Vera Saudkova, una delle nipoti di Kafka. Fu lei a raccontare a Roth della famiglia di Kafka, la madre e le due sorelle morte ad Auschwitz. Lei gli mostrò le foto e i suoi luoghi di lavoro. Qualche anno dopo, Philiph Roth si recò a Londra dove conobbe Marianne Steiner, un'altra nipote, figlia della sorella Wally.

Guardando Kafka appare come un accurato dipinto di uno dei maggiori scrittori del primo Novecento, una sorta di testamento elaborato da un caro amico di Kafka. Il lavoro di Roth, le ricerche e la profonda conoscenza delle sue abitudini quotidiane oltre che delle opere, comprese quelle incompiute, riempiono le pagine di immagini suggestive, cadenzate da uno stile asciutto e nitido.

Se nella prima parte Roth dipinge la figura di Kafka con un linguaggio saggistico incline, tuttavia, ai sentimenti e alle fascinazioni, facendo leva sul vuoto emotivo che accompagnò, fino alla fine dei suoi anni, la vita stessa di Kafka, nella seconda parte la magia di una narrativa a metà tra realismo e invenzione apre le porte a uno scenario attraente in cui la rielaborazione della vita di Kafka si intreccia a quella di Roth stesso. E' qui, a mio avviso, che si scorge l'acume e la finezza letteraria ai quali, per anni, Philiph Roth ci ha abituati.

domenica 20 maggio 2018

Sebãstiao Salgado. GENESI in mostra alla Reggia di Venaria - Sale dei Paggi

Sebãstiao Salgado. GENESI
Fino al 16 settembre 2018
Reggia di Venaria - Sale dei Paggi
Piazza della Repubblica 4 - Venaria Reale (TO)



La Reggia di Venaria accoglie una nuova grande mostra fotografica, Sebastião Salgado. Genesi, fino al 16 settembre presso le Sale dei Paggi. Sebastião Salgado è un fotografo e fotoreporter umanista,  considerato uno tra i più grandi fotografi dei nostri tempi e per il World Press Photo è stato nominato più volte fotografo dell'anno.
Ultimo grande lavoro, la mostra è sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.

Curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Amazonas Images e Contrasto, la mostra è frutto della collaborazione di Civita Mostre con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude. Protagonista di un tour internazionale di incredibile successo, Genesi trasmette un messaggio potente nella sua essenziale purezza ed è anche straordinariamente attuale, perché pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta e della imprescindibile necessità di vivere in un rapporto più armonico con il nostro ambiente.


Genesi è un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini. Con 245 eccezionali immagini che compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, la mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta.

La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl. Il percorso espositivo presenta una serie di fotografie, molte delle quali di straordinari
paesaggi, realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Una parte del suo lavoro è rivolto agli animali che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione.



Un’attenzione particolare è riservata anche alle popolazioni indigene ancora vergini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali nel Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto della Namibia e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea. Salgado ha trascorso diversi mesi con ognuno di questi gruppi per poter raccogliere una serie di fotografie che li mostrassero in totale armonia con gli elementi del proprio habitat.




Le immagini di Genesi sono una testimonianza e un atto di amore verso la Terra. Viaggio unico alla scoperta del nostro ambiente, l’ultimo progetto di Salgado rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, di realizzare un atlante antropologico del pianeta, ma è anche un grido di allarme e un monito affinché si cerchi di preservare queste zone ancora incontaminate, per far sì che, nel tempo che viviamo, sviluppo non sia sinonimo di distruzione.

Genesi è la ricerca del mondo delle origini, come ha preso forma, si è evoluto, è esistito per millenni prima che la vita moderna accelerasse i propri ritmi e iniziasse ad allontanarci dall’essenza della nostra natura. È un viaggio attraverso paesaggi terrestri e marini, alla scoperta di popolazioni e animali scampati all’abbraccio del mondo contemporaneo. La prova che il nostro pianeta include tuttora vaste regioni remote, dove la natura regna nel silenzio della sua magnificenza immacolata; autentiche meraviglie nei Poli, nelle foreste pluviali tropicali, nella vastità delle savane e dei deserti roventi, tra montagne coperte dai ghiacciai e nelle isole solitarie. Regioni troppo fredde o aride per tutto tranne che per le forme di vita più resistenti, aree che ospitano specie animali e antiche tribù la cui sopravvivenza si fonda proprio sull’isolamento. Fotografie, quelle di Genesi, che aspirano a rivelare tale incanto; un tributo visivo a un pianeta fragile che tutti abbiamo il dovere di proteggere. 

L'artista

Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. A 16 anni si trasferisce nella vicina Vitoria, dove finisce le scuole superiori e intraprende gli studi universitari. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick. Dopo ulteriori studi a San Paolo, i due si trasferiscono prima a Parigi e quindi a Londra, dove Sebastião lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè. Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo. Lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, per creare poi insieme a Lèlia l’agenzia Amazonas Images, Sebastião viaggia molto, occupandosi prima degli indios e dei contadini dell’America Latina, quindi della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta.
Queste immagini confluiscono nei suoi primi libri. Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente
a due progetti. Prima documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo, (Contrasto, 1994) e nelle mostre che ne accompagnano l’uscita (presentata in 7 diverse città italiane). Quindi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo: In cammino e Ritratti di bambini in cammino. (Contrasto, 2000). Grandi mostre itineranti (A Roma alle Scuderie del Quirinale e poi a Milano all’Arengario di Palazzo Reale) accompagnano anche
in questo caso l’uscita dei libri.
Lélia e Sebastião hanno creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Instituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale - che era a rischio di sparizione - una larga area in cui sono stati piantati decine di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire. L’Instituto Terra è una delle più efficaci realizzazioni pratiche al mondo di rinnovamento del territorio naturale ed è diventata un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorès.

Il catalogo della mostra

Il catalogo della mostra è pubblicato da Taschen, (520 pagine) e sarà disponibile nel bookshop della mostra insieme ai libri recentemente pubblicati da Contrasto: l’autobiografia del fotografo, Dalla mia Terra alla Terra e gli altri titoli Profumo di sogno. Viaggio nel mondo del caffè e Altre Americhe.

5 agosto 1473 Leonardo da Vinci nei dintorni di Terni: Danilo Sergio Pirro sull'attribuzione del paesaggio di da Vinci



La VI edizione 2018 del Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze si è sviluppata nell’arco di una intera settimana (14-19 maggio 2018) con panel, interventi, laboratori e workshop. Il cuore dell’evento si è svolto nelle giornate del 16, 17 e 18 maggio 2018 presso la sede di Villa Vittoria del Palazzo dei Congressi.
Il Salone è garanzia di successo e si conferma come l’evento di punta in Italia, l’unico che ha in sé la forza di una Città che è riferimento nel mondo per i Beni Cultuali.
La capacità di legare arte, sapere e tecnologia rende il Salone una rassegna di forte valenza culturale, sottolineando come la valorizzazione e la tutela dei beni culturali possano rappresentare uno dei motori della crescita economica e sociale del nostro Paese.

Uno degli interventi che più ci ha colpito è quello curato dallo storico dell'arte Luca Tomio intitolato “5 agosto 1473 Leonardo da Vinci nei dintorni di Terni”. 
Nel dibattito sull'attribuzione del paesaggio di Leonardo da Vinci interviene anche l'architetto Danilo Sergio Pirro con una accurata tesi che si può leggere interamente sul sito di Terninirete.

Pirro offre una lettura dell'opera giovanile di Leonardo da Vinci su più livelli: è da questo punto di vista che, come afferma lo stesso Pirro: “andrebbe interpretata l’opera giovanile di Leonardo del “paesaggio con cascata” del 1473, in un percorso di rinascita delle arti, del sapere, dell’architettura, che si chiama Rinascimento italiano”. 


venerdì 18 maggio 2018

Urbino e le Città del Libro 2018: festival letterario dal 18 al 20 maggio



‘Strade che non portano a Roma’ è considerare centro ciò che potrebbe sembrare marginale, significa ricerca di autenticità, ricerca di strade secondarie non battute, strade sotterranee, tutto ciò che non è corrente principale. ‘Strade che non portano a Roma’ è una vocazione minoritaria che sommata ad altre vocazioni minoritarie dà vita ad accampamenti innegabilmente grandi. Provincia sì, ma anche città rivisitata e raggiunta da angolature nuove. ‘Strade che non portano a Roma’ significa dare spazio a lingue diverse dall’inglese, offrire voce alla poesia e alla traduzione oltre che alla narrativa, e persino ai classici.

Inizia oggi il festival letterario Urbino e le Città del Libro, nato nel 2014 da un’idea dello scrittore Alessio Torino per il Parco Letterario Paolo Volponi con il fine di coinvolgere in un’unica manifestazione le tante eccellenze del libro della città di Urbino e del suo territorio.

Emblema della cultura e della storia, come ricorda Maurizio Gambini sindaco della città, Urbino è il luogo che aveva ispirato Baldassarre Castiglione a creare Il Cortegiano, qui Federico da Montefeltro aveva creato una delle biblioteche più sorprendenti del Rinascimento. Urbino (unico Sito Unesco delle Marche) è anche prestigiosa protagonista di molti scritti, dai romanzi dello stesso Volponi alle poesie di Umberto Piersanti e decine di altri scrittori, nativi e non.

Così interviene Vittorio Sgarbi a proposito del festival letterario:
Per tre giorni, a Urbino, si ritroveranno talenti contemporanei in soggezione, sotto il cielo e nelle strade dove sono stati Raffaello, Bramante, Barocci, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini, musicisti come Leonard Meldert, Pietro Filippo Scarlatti, Bellinzani, Brunetti e Vecchiotti. Conversando con loro.

Urbino e le Città del Libro sarà aperto da Morgan con un intervento su Urbino, luce della bellezza e della letteratura. A seguire Sara Gamberini, con il suo libro d'esordio Maestoso è l'abbandono (Hacca Edizioni) e Mary Barbara Tolusso con L'esercizio del distacco (Bollati Boringhieri). Sarà poi la volta di Anna Bonaiuto, David di Donatello come migliore attrice protagonista per il film L'amore molesto di Mario Martone, tratto dal romanzo di Elena Ferrante, che chiuderà la giornata con letture dalla tetralogia L'amica geniale (edizioni e/o).

La seconda giornata verrà aperta da Matteo Righetto, autore del romanzo per ragazzi La pelle dell’orso (Guanda), dall'omaggio a Paolo Volponi (a cura di Angelo Ferracuti e Salvatore Ritrovato), proseguendo poi con il percorso di Silvana Amato tra le copertine della casa editrice 66thand2nd in mostra alla Data e Luca Cesari che presenterà la raccolta delle opere di Tonino Guerra L’infanzia del mondo (Bompiani).
Urbino diventa il palcoscenico di "Altre città" con Andrea Esposito, al suo esordio con il romanzo Voragine (il Saggiatore), Giuliano Pesce, autore de L’inferno è vuoto (Marcos y Marcos) e Marco Rossari Nel cuore della notte (Einaudi).

Altri protagonisti che si potranno ascoltare e incontrare: Roberto Camurri, Alessandro Zaccuri, Saleh Addonia, Vanni Bianconi, Andrea Gentile, Matthias Martelli, Peppe Millanta, Valerio Varesi, Mariantonia Avati, Neri Marcorè, Dori Ghezzi, Giordano Meacci, Francesca Serafini e Andrea Pomella.

Per maggiori informazioni: consulta il programma completo .


Gli Architetti di Bruno Zevi: in mostra al MAXXI la Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944-2000

GLI ARCHITETTI DI ZEVI.
Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944-2000
Fino al 16 settembre 2018
Maxxi Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4A 00196 Roma
#GliArchitettiDiZevi



In occasione del centenario della nascita, il MAXXI dedica una grande esposizione alla figura di Bruno Zevi e al suo multiforme lavoro di storico, docente, progettista, politico, broadcaster radiofonico e televisivo. In mostra, insieme a riviste, libri, manifesti, documenti audio e video del suo lavoro, i progetti di 38 tra gli architetti che promuoveva, da Carlo Scarpa a Pier Luigi Nervi, da Franco Albini a Maurizio Sacripanti, da Piero Sartogo a Renzo Piano.

No all'architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Si all'architettura della libertà, rischiosa anti-idolatrica creativa. 

Bruno Zevi 


L’Architettura non è fatta solo di edifici, progetti e disegni, ma ci sono anche intellettuali, teorici, storici che con il loro impegno critico, civile e anche politico hanno contribuito a influenzare le vicende architettoniche nazionali e internazionali per tutto il Novecento.
Bruno Zevi è probabilmente la figura che meglio rappresenta questo mix di arte e cultura, una figura che chiameremmo oggi multitasking e che difatti calza a pennello nel professionista e nell'uomo Bruno Zevi. 
Storico-architetto-attivista, Zevi ha esteso il compito del critico di architettura in direzione dell’arte, della politica, della comunicazione. Il centenario della sua nascita arriva quindi a proposito come l’occasione ideale per consentire al MAXXI di ripercorrerne l’operato e di registrare come dietro Zevi si nasconda un patrimonio essenziale alla comprensione della storia politica e culturale degli ultimi decenni. Il museo ha scelto di affrontare il difficile compito di esporre una traiettoria attraverso tre livelli principali di narrazione.
Il primo è un resoconto “illustrato” della biografia di Zevi, ricostruita attraverso le sue parole e le sue azioni pubbliche.
Il secondo presenta una selezione di progetti e architetti pubblicati nei suoi libri e nelle sue riviste, commentati dalle sue stesse parole, come fosse un “curatore postumo” della mostra.
Il terzo livello espositivo è quello che affronta il suo funambolico attivismo nel campo della comunicazione dell’architettura. 






Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944 – 2000, realizzata con la Fondazione Bruno Zevi e curata da Pippo Ciorra e Jean-Louis Cohen, la mostra espone riviste, libri, manifesti, documenti audio e video del suo lavoro, oltre a materiali relativi ai progetti.
Tutti i documenti provengono da preziosi fondi archivistici del MAXXI Architettura, della
Fondazione Bruno Zevi e di altre autorevoli istituzioni nazionali, come lo IUAV di Venezia, lo CSAC di Parma, la Fondazione Michelucci, oltre a molti altri archivi privati.






Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944 – 2000: i materiale

A dare ordine ai materiali numerosi e diversi, una lunga timeline illustrata della vita di Bruno Zevi, con le sue opere, gli incontri cardine (Frank Lloyd Wright, Adriano Olivetti, Ludovico Ragghianti, Lionello Venturi) e le sue  accesissime battaglie. Distribuiti all’interno dell’allestimento quattro focus arricchiscono la timeline: Pensare la città moderna, che racconta la visione di Zevi “urbanista” eretico; Esporre la Storia, dedicato alle mostre epocali che cura: Biagio Rossetti (Ferrara 1956), Michelangelo (Roma 1964) e infine Brunelleschi Anti-classico (Firenze 1964); Comunicare l’Architettura, che ripercorre la sua naturale vocazione a comunicare, diffondere, sostenere, l’architettura su riviste, libri, giornali e altri media; infine Zevi contro, che rievoca la vis polemica e “resistente” che lo anima sia in campo politico che architettonico.

Gli Architetti di Zevi: i personaggi

Franco Albini, Giovanni Michelucci, Carlo Mollino, Luigi Pellegrin, Mario Ridolfi, Maurizio Sacripanti sono soltanto alcuni dei 38 architetti che la mostra mette in evidenza. I loro progetti, pubblicati e sostenuti dal critico, hanno accompagnato il percorso di Zevi in oltre 50 anni di attività critica e militante. Tra questi alcuni capolavori riconosciuti del nostro patrimonio architettonico: il Ponte sul Basento realizzato a Potenza tra il 1967 e il 1976 da Sergio Musmeci, il Padiglione del Venezuela ai Giardini della Biennale di Venezia del 1953 di Carlo Scarpa, l’edificio polifunzionale in via Campania a Roma di Lucio Passarelli (1961-1964), gli immensi volumi della Cartiera Burgo di Mantova realizzata da Pier Luigi Nervi (1961-1964), e il Monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine di Mario Fiorentino realizzato tra il 1946 e 1949, il villaggio “La Martella” del gruppo guidato da Ludovico Quaroni a Matera (1951-1954), la Chiesa sull’Autostrada di Giovanni Michelucci (1961-1964).

Gli architetti di Zevi: il ruolo di Bruno Zevi 

La mostra fa inoltre luce sul ruolo di Bruno Zevi in una fase essenziale della vicenda architettonica italiana del dopoguerra, un periodo di incredibile vivacità e impegno, al quale lo storico romano contribuì da protagonista in tutti i momenti cruciali: dal dibattito sulla Ricostruzione alla creazione dell’APAO (Associazione per l’Architettura Organica), dalla riorganizzazione dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) alla partecipazione ai progetti olivettiani, fino alla creazione dell’In/Arch (Istituto Nazionale di Architettura) e alla fondazione di due riviste importanti come Metron e L’Architettura. Cronache e Storia. La mostra documenta anche l’impegno diretto e militante di Zevi nella vita politica e nella battaglia per riportare la democrazia in Italia negli anni della Seconda guerra mondiale. Attivo nella propaganda antifascista negli anni dell’esilio, da Boston, New York e Londra, membro mai pentito del Partito d’Azione fin dalla sua nascita, socialista, deputato dei Radicali di Pannella, sempre pronto alla polemica e alla discussione.



Il catalogo

L’ampio catalogo, curato da Pippo Ciorra e Jean-Louis Cohen, è pensato in modo da completare la documentazione relativa alla mostra e ai progetti scelti, con uno sguardo sull’influenza e gli interessi dell’autore in ambito internazionale.

Approfondimenti e incontri

Accompagna la mostra un programma di 3 incontri che approfondiscono il pensiero e il ruolo di Zevi.

  • Giovedì 26 aprile alle 18.00: La politica delle idee, protagonisti Jean-Louis Cohen, Pippo Ciorra e Massimo Teodori, giornalista e storico. 
  • Venerdì 4 maggio, sempre alle 18.00, si parlerà di Comunicare l’architettura con il semiologo Paolo Fabbri e la storica dell’architettura Alessandra Muntoni. 
  • Mercoledì 6 giugno alle 18.00, con Claudio Gambia, storico dell’arte, e Roberto Duilio, storico dell’architettura, si parlerà di Arte e Architettura. 


#ThanksTo: una finestra sulle cose belle scovate su Twitter

#ThanksTo è un modo per ringraziare, per abbracciare virtualmente, per avvicinare chi si allontana, per creare una finestra su tutto ciò che leggo ogni venerdì mattina.



#ThanksTo è un momento per raccogliere quanto di bello, poetico, coinvolgente e commovente mi fa compagnia la prima ora del mattino, mentre faccio colazione. Un momento che, fino ad ora, è sempre stato solo mio ma che, da adesso in poi, voglio condividere perché la bellezza deve essere condivisa.