domenica 20 gennaio 2019

Poesie di Sylvia Plath. Ricordi di una poetessa e Donna

E' stato un verso tatuato su un braccio ad avvicinarmi alla poesia di Sylvia Plath.
Durante l'adolescenza ero troppo scaltra per precipitare nella lirica palpitante della Plath ma ero, al contempo, una grande sognatrice per non inciampare, prima o poi, tra le sue poesie. E se durante il liceo il professore d'inglese mi regalò momenti meravigliosi grazie ai versi della Plath, quell'energia espressiva, quella profonda coscienza di sé, quel spasmodico e logorante bisogno di affondare le mani nel dolore, quel rimestare nella sofferenza per ricavare altra sofferenza, vennero a me qualche anno dopo, grazie a una ragazza.

Tuttavia dopo anni di letture altalenanti, a tratti incostanti, spesso tardive, mi sembra di non conoscere abbastanza questa Donna che ha scritto con la mente ricca e il cuore gonfio.
Era lei che citava, nei suoi articoli di giornale e nelle sue lettere, De Chirico, Gauguin, Goya, Klee, Picasso ed è sempre lei che parlava di "disperato amore del vivere", rubando le parole a Giovanni Giudici. Fu lei a correre sul binario parallelo a quello della morte, in un costante ossimoro che toglie il respiro anche a chi la legge.
Ed io. Ignara della limpida profondità dei suoi versi, mi accostai alla poetica di Sylvia Plath con la baldanzosa pretesa di carpirne il significato, di riuscire a combaciare le rime con i pensieri, di riempirmi la bocca con parole troppo grandi per la mia portata e tutto questo per il solo fatto che ammiravo, esteticamente, Silvia, la ragazza che si è fatta tatuare sul braccio un verso di Sylvia Plath.

Non credo che lei, Silvia intendo, l'abbia mai capito. Anzi credo proprio che non se ne sia neppure resa conto.
E questa è la storia, bizzarra se volete, di come Sylvia Plath mi abbia affascinata.   


L’aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l’hai?
Un occhio di vetro, denti finti o una gruccia.
Un tirante o un uncino,
Seni di gomma, inguine di gomma,

Rattoppi o qualcosa che manca? Ah
No? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

Che la riempie, disposta
A porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
E a fare ogni cosa che gli dirai,
La vorresti sposare?
E’ garantita,

Ti tapperà gli occhi alla fine della vita
E del dolore,
                                                                                                                                                                                                                                     Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme –

Un po’ rigido e nero, ma niente male,
Lo vorresti sposare?

E’ impensabile, in frantumabile, abile
Contro il fuoco e imbombardabile
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco, ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca.

Ma in venticinque anni d’argento,
D’oro in cinquanta, potrà diventare,
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
Sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna,
Qua c’è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l’ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?


Lettera d'amore

Non è facile dire il cambiamento che operasti.
Se adesso sono viva, allora ero morta
anche se, come una pietra, non me ne curavo
e me ne stavo dov'ero per abitudine.
Tu non ti limitasti a spingermi un po' col piede, no-
e lasciare che rivolgessi il mio piccolo occhio nudo
di nuovo verso il cielo, senza speranza, è ovvio, 
di comprendere l'azzurro, o le stelle.
Non fu questo. Diciamo che ho dormito: un serpente
mascherato da sasso nero tra i sassi neri 
nel bianco iato dell'inverno-
come i miei vicini, senza trarre alcun piacere
dai milioni di guance perfettamente cesellate
che si posavano a ogni istante per sciogliere
la mia guancia di basalto. Si mutavano in lacrime,
angeli piangenti su nature spente,
Ma non mi convincevano. Quelle lacrime gelavano.
Ogni testa morta aveva una visiera di ghiaccio.
E io continuavo a dormire come un dito ripiegato.
La prima cosa che vidi fu l'aria, aria trasparente,
e le gocce prigioniere che si levavano in rugiada
limpide come spiriti. Tutt'intorno giacevano molte
pietre stolide e inespressive,
Io guardavo e non capivo.
Con un brillio di scaglie di mica, mi svolsi
per riversarmi fuori come un liquido
tra le zampe d'uccello e gli steli delle piante
Non m'ingannai. Ti riconobbi all'istante.
Albero e pietra scintillavano, senz’ombra.
La mia breve lunghezza diventò lucente come vetro.
Cominciai a germogliare come un rametto di marzo:
un braccio e una gamba, un braccio, una gamba.
Da pietra a nuvola, e così salii in lato.
Ora assomiglio a una specie di dio
e fluttuo per l’aria nella mia veste d'anima

pura come una lastra di ghiaccio. E' un dono.


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Per approfondimenti: 

venerdì 18 gennaio 2019

Rileggere Fuochi di Marguerite Yourcenar

Una delle iniziative di @CasaLettori sono i reading organizzati su twitter: questa settimana con l'hashtag #VenerdìRileggo è stato proposto Feux di Marguerite Yourcenar, Bompiani Editore.

Bompiani

Raccolta di narrazioni liriche (dalla prefazione poesia in prosa), in Fuochi della Yourcenar  convergono l'universalismo letterario della scrittrice, la ricerca poetica e l'approfondimento umano che guardano alla passione e all'amore come risposta, talvolta delirante ed esplosiva, all'esistenza vacua e perduta.

E perduto è l'amore di una giovane Yourcenar che, al momento della stesura di questo manoscritto, vive uno dei drammi umani più comuni e più devastanti: l'amore non ricambiato, l'amore che non ha possibilità di essere ricambiato. Questo gap emotivo crea nell'autrice una solitudine interiore; la Yourcenar sceglie, forse inconsapevolmente, di lasciarsi andare ai sentimenti ripercorrendo la storia dell'amore "perduto" dei miti classici reinterpretati e rivisitati in chiave moderna, secondo il gusto letterario e le esperienze personali della stessa autrice. Classico e moderno si fondono, quindi, in una lirica senza tempo che avvolge il lettore rendendolo partecipe del dramma della scrittrice.

Fuochi ha per protagonista le donne, che raccontano il loro dolore portando in scena l'epos narrativo della collettività femminile. Come Ovidio aveva reso protagonisti gli eroi maschili, così la Donna raccontata dalla Yourcenar assurge a depositaria delle emozioni.

Su Twitter la lettura di Fuochi di Margerite Yourcenar promossa da @CasaLettori:






























Quando ti rivedo, tutto ridiventa limpido. Accetto di soffrire.
E tu te ne vai? Tu te ne vai? No, tu non te ne vai: io ti trattengo... Mi lasci nelle mani la tua anima come un mantello... 
 Sei il mio prossimo? No, sei prossimo. Ti compiango come me stessa.  



Non mi ucciderò. Ci si scorda così presto dei morti. 
Non si costruisce una felicità che su fondamenta di disperazione. Penso proprio che ora posso mettermi a costruire. 
Marguerite Yourcenar

lunedì 14 gennaio 2019

Francesco Piccolo. L'animale che mi porto dentro, Einaudi

L'esplorazione umana, a tratti anatomica, del maschio che si forma in una società dove virilità e pienezza emotiva sembrano essere agli antipodi di uno stesso universo è la materia dell'ultimo libro di Francesco Piccolo.

Francesco Piccolo, L'animale che mi porto dentro

Il maschio che si svela al lettore, che cresce e si forma di pagina in pagina, è un maschio che rifugge quell'universo che Piccolo tenta di esaminare con gli strumenti che la storia gli offre e che spesso coincidono solo con i suoi stessi sensi.
Eppure, per quanto possa scappare, il maschio che vediamo crescere alla fine si abbandona al codice della virilità, perché il bisogno di appartenenza è più forte di qualsiasi gratificazione emotiva.

Perché esiste un codice dei maschi; quasi tutte le sue voci sono difficili da ripetere in pubblico, eppure non c’è verso di metterle a tacere. Tanti anni passati a cercare di spegnere quel ronzio collettivo per poi ritrovarsi ad ascoltarlo, nel proprio intimo, nei momenti piú impensati. «Dentro di me continuerò sempre a chiedermi: siete contenti di me? sono come mi volevate?». 

Il ritmo del libro è cadenzato da analisi letterarie che sfiorano la saggistica. Storia e critica creano un ensemble lirico che, a mio parere, racchiude il piacere di questa lettura. Quando Piccolo abbandona le vesti di scrittore per abbracciare la vena cinematografica che gli appartiene, è in quel momento che ci regala delle pagine di acuta riflessione che meritano, pertanto, la lettura dell'intero romanzo.

giovedì 10 gennaio 2019

Picasso, Guernica: "Siete voi che avete fatto questo"

"Ah, eccolo qua. E' lei che ha fatto questo?"
"No, siete voi che avete fatto questo".

Picasso, in risposta alla domanda del diplomatico nazista Otto Abetz a proposito della Guernica.




Madonna col cappotto di pelliccia di Sabahattin Ali, Fazi Editore

Formatosi nel crogiolo artistico ottomano, Sabahattin Ali dopo gli studi a Istanbul prosegue la sua formazione e la sua carriera nella Germania dei primi decenni del Novecento, tra sperimentazione e accelerazione.
In Madonna col cappotto di pelliccia la scrittura di Ali ci restituisce la commozione di una storia d'amore senza tempo intrisa dal disincanto con il quale Raif Effendi racconta la sua vita con particolare attenzione all'incontro d'amore con un'artista disinibita in una Berlino degli anni Venti.

Il ritmo organico del libro si sviluppa, fra sublimazione e passione, tra le pagine del diario di Raif Effendi. Pagine scoperte, lette, interpretate e "raccontate" dall'io narrante. Si scopre un Raif nuovo, un uomo differente da quello che la realtà voleva farci credere. L'esperienza umana ed emotiva di Raif coinvolge il lettore, la sua storia d'amore ci tiene legati alle pagine tra un colpo di scena e l'altro.

Queste domande restano senza una risposta se non siamo capaci di guardare al di là delle apparenze - se ci dimentichiamo che dietro la facciata di ogni individuo c'è un altro mondo interiore, dove la mente è condannata a funzionare, volente o nolente.

Scopri di più sul sito dell'editore
Ma se ci lasciassimo incuriosire da questo universo misterioso, allora sì potremmo imbatterci in tesori che mai ci aspetteremmo di rinvenire.

Su Twitter si sta animando un social reading:


















[In aggiornamento]

mercoledì 9 gennaio 2019

All'improvviso è arrivato il futuro. Le luci della centrale elettrica

Qui

Io sono nei detriti spaziali
Nelle notizie da casa dai fronti siriani
Sono negli alberi monumentali
In quelli abbattuti, nei piani astrali
Sono tra i cercatori d'oro
Tra i fiori che crescono su ogni abbandono
Sono pericoloso io che ti rassicuro
E hai visto all'improvviso è arrivato il futuro
E adesso sono qui
È un superpotere essere vulnerabili

Sono negli eventi catastrofici
In quelli magnifici, dentro i fili elettrici
Sono nelle nuove idee
In supermercati più grandi
Delle più grandi moschee
Sono stato avvistato, identificato
Sono in cielo dopo che ha diluviato
Sono alla deriva nelle correnti
Tra pensieri, passaporti e vite precedenti
E adesso sono qui
Dove sono possibili cose impossibili

Sono le tracce sparite nel vento
Un combattimento, un karma irrisolto
Sono in uno spazio sacro
Suono all'aperto o con il coprifuoco
Sono vuoto come un cielo stellato
Vedi bene al buio e ora è illuminato
Sono al di là della paura
In quella prateria infinita
Piena di pericoli e strapiena di vita
Piena di pericoli, strapiena di vita

E adesso sono qui
È un superpotere essere vulnerabili
E adesso sono qui
Dove sono possibili cose impossibili

E adesso sono qui
È un superpotere essere vulnerabili
E adesso sono qui
Dove sono possibili cose impossibili

Io sono nei detriti spaziali
Nelle notizie da casa dai fronti siriani
Sono negli alberi monumentali
In quelli abbattuti, nei piani astrali
Sono tra i cercatori d'oro
Tra i fiori che crescono su ogni abbandono
Sono pericoloso io che ti rassicuro
E hai visto all'improvviso è arrivato il futuro
E adesso sono qui



Antonio Sant'Elia, La centrale elettrica 1914

martedì 8 gennaio 2019

Librerie e biblioteche più belle del mondo (e altri corner per booklovers)

Ateneo Grand Splendid è stata definita da quotidiani e guide turiste la libreria più bella del mondo. Si trova nel quartiere Recoleta di Buenos Aires, in Argentina all'indirizzo Avenida Santa Fe 1860. L'eleganza e la storia senza tempo di un teatro risalente ai primi anni del Novecento si coniuga con silenzio e sospensione temporale proprie di una biblioteca. Tra gli spazi oceanici si possono sfogliare libri da leggere sorseggiando un buon caffè nell'antico palcoscenico ora adibito a luogo di ristoro.


I booklovers più acuti conosceranno e potranno apprezzare la bellezza del convento barocco di San Gallo in Svizzera che ha ben 1200 anni: tra queste antiche mura si nascondono alcune delle pergamene più antiche oltre a ricercati manoscritti.


Fatima al-Fihri è stata la donna musulmana che ha fondato la più antica istituzione educativa al mondo (nell'anno 859) ovvero l'Università di Al-Qarawiyyin Library a Fez (una delle più antiche biblioteche operative del mondo). Recentemente restaurata dall'architetto Aziza Chaouni, la struttura ospita mosaici, affreschi ma anche pannelli solari e punti di ristoro.


Cambiamo scenario e andiamo in Francia, specificatamente sulle coste della Senna marittima dove, dal 2006, un sistema di dodici stabilimenti adibiti a biblioteche accompagna le estati dei francesi e dei turisti. 


Una gigantesca casa sull'albero ospita la biblioteca per bambini Soneva Kiri: spazi letture sospesi, lucernari nella foresta pluviale, una sala musica con strumenti tailandesi e pareti di spartiti, oltre a libri sulle tradizioni locali. 


Un'architettura lineare e pulita, luci e pareti bianche. Spazio e tempo si confondono nella biblioteca civica di Stoccarda, gestita dal locale dipartimento della cultura, con sede nella biblioteca comunale di Mailänder Platz, in Germania. 


Una struttura imponente, mastodontica, con archi di legno a due piani: il Trinity College di Dublino è anche la più grande biblioteca di tutta l'Irlanda. Curiosità: qui vi si trova il famoso Libro di Kells, il manoscritto miniato creato dai monaci celtici intorno all'anno 800.


La storica libreria Shakespeare & Company Bookshop a Parigi non ha bisogno di presentazioni. Lungo la Senna potete poi visitare musei e perdervi tra i vicoli parigini e magari entrare in qualche locale frequentato dai poeti maledetti.


The Last Bookstore di Los Angeles è una struttura recente, rispetto alle altre che abbiamo visto fino a questo momento, tuttavia vanta una vastissima superficie caratterizzata da altissimi soffitti e pilastri che danno maggiore ampiezza ai locali. 


Sculture, due bar e open space: è l'antica fabbrica che ospita Ler Devagar a Lisbona, in Portogallo.




Come diceva Virginia Wolf: Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.

Ariel di Sylvia Plath



Stasi nel buio. Poi
l’insostanziale azzurro
versarsi di vette e distanze.
Leonessa di Dio,
come in una ci evolviamo,
perno di calcagni e ginocchi! –
La ruga
s’incide e si cancella, sorella
al bruno arco
del collo che non posso serrare,
bacche
occhiodimoro oscuri
lanciano ami –
Boccate di un nero dolce sangue,
ombre.
Qualcos’altro
mi tira su nell’aria –
cosce, capelli;
dai miei calcagni si squama.
Bianca
godiva, mi spoglio –
morte mani, morte stringenze.
E adesso io
spumeggio al grano, scintillio di mari.
Il pianto del bambino
nel muro si liquefà.
E io
sono la freccia,
la rugiada che vola
suicida, in una con la spinta
dentro il rosso
occhio cratere del mattino.

Claudia Magris. Trieste, forse, più di altre città, è letteratura, è la sua cultura.

Trieste, forse, più di altre città, è letteratura, è la sua cultura.

Claudio Magris


D'Annunzio. Vivere ardendo e non bruciarsi mai

Vivere ardendo e non bruciarsi mai. 

G. D'Annunzio