giovedì 7 febbraio 2019

Siamo il nostro passato. Idda di Michela Marzano. Einaudi


Nell'ultimo libro di  Michela Marzano (Idda, Einaudi) il perimetro emotivo entro il quale possiamo esplorare il dolore di Alessandra, la protagonista, è costituito da poche parole, da sentimenti taciuti, da ricordi sepolti nel passato e mai rivangati. Certe cose fanno male solo quando le si nominano, smettere di nominarle significa voltare pagina, sopravvivere.
Alessandra finge di riuscire a dimenticare, fino a quando i pochi riferimenti sui quali aveva costruito il suo precario equilibrio si sgretolano. La madre di Pierre, suo marito, è affetta da una malattia neurodegenerativa e perde progressivamente la memoria fino al punto di non essere più in grado di riconoscere il figlio.
E' in questo momento che Alessandra si interroga sul senso della vita: che cosa rimane di noi quando perdiamo la memoria?
Le visite alla madre di Pierre si intensificano così come il bisogno di Alessandra di sapere cosa accade quando la memoria ci abbandona.
Mentre Alessandra è scappata da un passato doloroso e ha deciso di dimenticare, la madre di suo marito dimentica a causa di una malattia. Tuttavia, in entrambe le situazioni, le donne ne escono sconfitte. La perdita della memoria implica la perdita di una parte di se stessi.
Eppure c'è ancora una speranza: Alessandra è in grado di ricordare, può riprendere in mano le redini della sua vita, voltarsi indietro e fare i conti con quel passato doloroso da cui è fuggita.
Il passato non passa mai, Pierre. Non passa per tua madre, non passa per me, non passa per nessuno. 
Alessandra inizia un viaggio nella sua terra natìa, un viaggio dalla Francia all'Italia, dove si intrecciano le storie dei suoi genitori e dei suoi avi. Ed è solo cercando di fare i conti con il passato che Alessandra può tentare di guardare avanti per ricominciare daccapo con suo marito.

Alcune citazioni dal libro:

Un promemoria costante, ma anche un monito, si cambia e ci si trasforma, basta avere il coraggio di volare via. 

Ci si lega e si soffoca, e ci si dimentica che la vita non è altro che una serie di attimi da vivere nel presente, l’uno dopo l’altro, senza sensi di colpa e senza vergogna.

Eppure, anche se sono il frutto del mio passato, non posso permettermi di guardarmi indietro. È come per i figli che non voglio, e che Pierre invece desidera. Per me, anche questa storia dei figli è una questione di sopravvivenza.

Niente è sparito: è la mia storia, la mia identità, quello che sono diventata.



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