martedì 5 giugno 2018

MAXXI BVLGARI PRIZE: i tre finalisti in mostra al Maxxi

MAXXI BVLGARI PRIZE
Fino al 28 Ottobre 2018
Maxxi Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4A 00196 Roma
#MAXXIBulgariPrize 


Talia Chetrit 
Talia Chetrit 

Talia Chetrit 

Talia Chetrit 


Talia Chetrit 

Talia Chetrit 

MAXXI BVLGARI PRIZE è il progetto del museo per il sostegno e la promozione dei giovani artisti che, grazie all’importante partnership con Bvlgari, da quest’anno si rinnova, si rafforza e si proietta sulla scena artistica internazionale.
Dal 1° giugno al 28 ottobre 2018 le opere dei finalisti di questa edizione - Talia Chetrit (1982),
Invernomuto (Simone Bertuzzi, 1983 e Simone Trabucchi, 1982) e Diego Marcon (1985) - saranno esposte in una mostra al MAXXI a cura di Giulia Ferracci.
Scelti da una giuria internazionale composta da David Elliott curatore indipendente, Yuko Hasegawa
Direttore artistico del MOT di Tokyo, Hans Ulrich Obrist Direttore Artistico della Serpentine Galleries di Londra, Hou Hanru Direttore artistico del MAXXI e Bartolomeo Pietromarchi Direttore del MAXXI Arte per la loro “consapevolezza del momento storico che stiamo vivendo e la capacità di espandere i confini del linguaggio artistico”, i finalisti giungono dunque alla prova della mostra: sulla base delle opere esposte, il prossimo 13 ottobre 2018 la stessa giuria sceglierà e annuncerà il vincitore, la cui opera entrerà a far parte della Collezione MAXXI.

La mostra è stata presentata in anteprima alla stampa e inaugurata mercoledì 30 maggio da Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, Jean Christophe Babin, Amministratore Delegato del Gruppo Bvlgari, i giurati Yuko Hasegawa, Hou Hanru e Bartolomeo Pietromarchi, alla presenza dei tre finalisti.

La mostra sarà aperta al pubblico a partire dal 1° giugno 2018 e si avvarrà anche di un Comitato d’onore che contribuirà a valorizzare l’immagine del Premio nel mondo e di cui fa parte, insieme con Giovanna Melandri e Jean Christophe Babin, il regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore.
L’incontro tra il MAXXI, il primo museo nazionale italiano dedicato alla creatività contemporanea, e Bvlgari, da oltre 130 anni emblema di creatività ed eccellenza, era già avvenuto nel 2014, in occasione della mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968, di cui la maison era main partner.
Con il MAXXI BVLGARI PRIZE questa partnership (basata su valori comuni quali memoria, innovazione, passione, creatività e sperimentazione e sulla consapevolezza dell’importanza del sostegno alla cultura e del ruolo strategico dell’alleanza pubblico/privato) si consolida.
Perché, condividono Giovanna Melandri e Jean Christophe Babin “sostenere i giovani talenti significa investire sulla creatività del nostro tempo e sul nostro futuro”.

La mostra è allestita in un percorso fluido, una vera e propria immersione nell’universo artistico dei tre finalisti che propongono qui progetti inediti o di recente produzione che restituiscono le tante suggestioni del loro lavoro.
Il percorso si apre con Invernomuto (Simone Bertuzzi, Piacenza 1983 e Simone Trabucchi, Piacenza 1982, vivono a Milano), scelto per “la ricerca su questioni sociali e politiche globali attuata tramite l’utilizzo sapiente di un immaginario influenzato da culture pop e dalla sottocultura, capace di rendere il suo lavoro personale e sincero”.
Il duo di artisti presenta un’opera nuova e complessa composta da un film, un’installazione sonora, una scultura e un profumo, in quella commistione di linguaggi diversi che caratterizza la loro ricerca artistica. Un ambiente avvolto nella penombra ha come punto focale un grande schermo sagomato sul quale viene proiettato in loop il film Calendoola: SURUS. Nel film si alternano immagini dal sapore antico, come il lento incedere di un elefante che sembra evocare il mito di Annibale, con altre girate sulla spiaggia di Sabaudia, dove si aggira un gruppo di figure inquietanti, simili a zombie. Immagini surreali cui fanno da sfondo una traccia audio con suoni in alta e bassa frequenza e una fragranza diffusa di sapore orientale. Completa l’installazione la scultura Z0α, realizzata applicando materia plastica su un’opera originale di Mimmo Rotella, Replicante del 1990. Questo lavoro, alternando elementi storici e contemporanei, evoca una riflessione sulle diverse velocità della storia e sulle eredità colonialiste del mondo occidentale.

Invernomuto

Invernomuto

Invernomuto

Invernomuto

Invernomuto

Invernomuto

Invernomuto

Invernomuto
La mostra prosegue con Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985, vive a Milano), scelto “per aver adottato un approccio originale e poetico alla sperimentazione audiovisiva e all’uso dei generi cinematografici e per la rilettura critica di siti storici”.
Marcon presenta un nuovo lavoro, Ludwig, un video proiettato a tutta parete realizzato con la tecnica CGI (computer-generated imagery), utilizzata nella computer grafica per la resa degli effetti speciali digitali nel cinema, in televisione, nella pubblicità e nei videogiochi di simulazione. Il protagonista è un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso, che poi scopriremo essere quello di una nave in balia di una tempesta. Mentre il fiammifero si consuma, il bambino intona un canto con versi scritti dall’artista sulla disperazione e la fatica dell’esistenza finché il fiammifero si spegne e la musica si interrompe, per poi ricominciare in loop. L’implacabile reiterazione della scena genera un’atmosfera claustrofobica e ossessiva. La partitura per pianoforte e voce è di Federico Chiari, interpretata dal Coro di voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Questo lavoro approfondisce la sperimentazione di Marcon sull’immagine e la potenza evocativa di ciò che non è immediatamente visibile.

Diego Marcon

Diego Marcon

Diego Marcon

Diego Marcon

Diego Marcon

Diego Marcon

Diego Marcon

Diego Marcon
Conclude il percorso il progetto Amateur di Talia Chetrit (Washington D.C. 1982, vive a New York) scelta per “la sua capacità di reinventare l’uso della fotografia combinando linguaggi tradizionali e contemporanei nella sua interpretazione del rapporto tra corpo, sguardo e identità”.
L’artista, che vive e lavora a New York, presenta un corpus di oltre 20 fotografie della sua produzione recente insieme a immagini provenienti dal suo archivio personale e un video di cui sono protagonisti i suoi genitori. Esplorando temi quali la spontaneità del soggetto di fronte al mezzo fotografico e il confine tra sfera pubblica e privata, Chetrit è spesso protagonista delle sue fotografie, come pure il partner, le amiche, i familiari, in un racconto sui misteri del corpo, l’intimità, l’adolescenza, la sessualità. L’immagine dei suoi genitori sulla spiaggia si alterna a ritratti e autoritratti intimi, a volte spiccatamente espliciti ed erotici, in cui utilizza il proprio corpo per minare le convenzioni dell’autoritratto e i suoi meccanismi di controllo. Chetrit mette in campo una complessa teatralità che esplora i confini tra il soggetto e lo spettatore, la vulnerabilità e l’esibizione.

Il MAXXI BVLGARI Prize è un importante progetto per il sostegno e la promozione dei giovani artisti. Nasce in continuità con il Premio MAXXI, nucleo fondante della collezione del museo e trampolino di lancio per tanti giovani talenti (come Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri) e ne rappresenta l’evoluzione. Grazie alla straordinaria partnership con Bvlgari, oggi il Premio si rinnova, cresce, allarga i propri orizzonti, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare non più solo artisti di nazionalità italiana, ma anche artisti stranieri che abbiano prodotto negli ultimi due anni un nuovo progetto in Italia nell’ambito di istituzioni pubbliche e realtà private.

MAXXI BVLGARI PRIZE: GIURIA INTERNAZIONALE 


  • David Elliott ;
  • Hou Hanru ;
  • Yuko Hasegawa ;
  • Hans Ulrich Obrist ;
  • Bartolomeo Pietromarchi .


PREMIO MAXXI BULGARI: SELEZIONATORI

I tre artisti finalisti dell’edizione 2018 sono stati scelti da una giuria internazionale fra una serie di nomi selezionati da alcuni dei più sensibili e rinomati giovani curatori e critici italiani:


  • Edoardo Bonaspetti, direttore e fondatore della rivista, casa editoriale e agenzia Mousse;
  • Ludovica Carbotta, artista, una dei finalisti dell’edizione 2016; attualmente, vive e lavora in Olanda;
  • Luca Lo Pinto, curatore presso il Kunsthalle Wien e fondatore della rivista e della casa editrice Nero;
  • Matteo Lucchetti, curatore del dipartimento Mostre e Programmi Pubblici del Centro d’Arte Contemporanea
  • (BAK) di Utrecht – Olanda;
  • Roberta Tenconi, curatore presso la Hangar Bicocca Pirelli di Milano;
  • Chiara Vecchiarelli, curatore indipendente. 

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