giovedì 20 giugno 2013

Letture. Scatole. Viaggi. E tutto ricomincia.



L'unico momento in cui riesco a rallentare i pensieri e a far parlare gli occhi e le mani è verso mezzogiorno, quando il caldo di Roma si concentra sull'asfalto e sale verso l'alto come una lingua di fuoco subdola e minacciosa. Sono le ore più dure ma anche quelle in cui riesco a ritrovarmi, a stare in equilibrio con le mie idee, spinte da un'immaginazione che a volte sembra condannarmi alla solitudine. Chi scrive è sempre, in un qualche modo, solo. O almeno io lo sono. A volte percepisco questa condizione come una condanna, altre come una liberazione. 
Sono giorni di bilanci, scatole e viaggi. E in tutto questo cerco di trovare una collocazione che sia la più naturale possibile e la più incline alla mia indole. 

Bilanci. Sto chiudendo tutto ciò che ancora ho in sospeso qui a Roma e mi sto preparando, socialmente e intimamente, al trasloco. In questo frangente mi è capitato di leggere libri come In rosso di Umberto Mancini (Edizioni Cromàsia). E' un racconto fotografico di Napoli, un viaggio tra le vie strette, i quadri, i panni stesi, i luoghi e i volti delle persone che la vivono, la sentono, la plasmano ogni giorno. Lontano dai luoghi comuni, da quello che la televisione, come ha sottolineato Simona Guerra nella prefazione, tenta di ricordarci ogni giorno. E mi hanno colpito soprattutto le motivazioni dell'autore che stanno alla base di questo racconto: qualcosa di etereo, inconsapevole ma al contempo ragionato e ricercato ha spinto Mancini a nutrire il suo progetto con foto che, alla base, recano una traccia evidente, che balza all'occhio dell'osservatore e dipinge il progetto di una nota personale e, proprio per questo, gustosa. Ho ammirato il linguaggio diaristico morbido coinvolgente che Mancini ha usato per parlare della propria città. Mi sono chiesta come avrei fatto, al posto suo, a raccontare la mia città senza cadere nella retorica (con Roma questo rischio forse è ancor più facile. Basta un errore e si scivola nella cartolina più bieca, nel ritratto visto e rivisto di una Roma fatta per turisti). Ma questo lo scoprirò tra pochissimi giorni.




Scatole. Sono al quinto trasloco dal 2009, dire che è tempo di fermarsi. Quindi per qualche anno ce ne staremo buoni in una città a misura d'uomo, calda e fredda al punto giusto, di una dolcezza umida, in una casa grande e confortevole in cui ogni stanza verrà modellata dalle nostre esigenze e da quelle di nostro figlio. Fare scatole. Disfare. Sembra un modo per seminare vita per poi raccoglierla. E mi scopro a sorridere mentre ripongo delle fotografie in un album, mentre rispolvero dei libri dimenticati, mentre apro la scatola dei ricordi di Luca. 

Viaggi. L'estate è anche il periodo dei viaggi. Ognuno viaggia a modo suo e per i più svariati motivi. C'è chi continua a fare il pendolare sognando le ferie di metà agosto, c'è chi parte per il mare perché giugno è il mese ideale per i bambini e chi, invece, ha casa al mare e si fa lunghi fine settimana tra mura bagnate di sole, che sanno di acqua marina e bucato. E poi ci siamo noi che lasciamo il raccordo, prendiamo l'autostrada, andiamo in una città nuova, in una casa nuova, la sistemiamo, organizziamo gli spazi, chiamiamo idraulici e imbianchini, smontiamo e rimontiamo. Sono viaggi anche questi. Viaggi che ne contemplano altri, storie che andranno a creare altre storie. E tutto ricomincia. 


Un video. Una musica. Foster The People. Pumped Up Kicks



4 commenti:

Come ti capisco! Tu parti da Roma e io vengo a Roma. Sono circondata da scatole e valigie ma comincio a chiedermi fino a dove? :)
In bocca al lupo per il nuovo inizio!

Talk'n Tea - Il Blog di Greta Rauleac

E non posso che inviarti anche se so che sta per iniziare un'avventura stupenda Roma è comunque la mia città e resterà tale! Crepi crepi!!! e in bocca al lupo pure a te, fammi sapere come ti trovi...

Carissima Sara, è qualche tempo che non leggo il tuo blog, ma quante cose sembrano essere successe! Ti trasferisci?
Io ricordo come fosse ieri il giorno in cui mi sono trasferita, penso che non ho mai buttato la scatola che conteneva le prime cose per la nuova casa.
Trasferirsi da un pò il brivido della pagina bianca.
Tu che scrivi, come me, sai sicuramente cosa intendo :)
Ti mando un grosso bacio!

Grazie!! hai detto delle parole molto belle, le prendo e me le porto con me! Difatti c'è molta emozione, un sacco di ricordi, il brivido della pagina bianca, eccome se lo conosco :)
Sto scrivendo pochino sul blog in questo periodo ma fra scatole e scatoloni, bimbo, marito, lavoro, secondo romanzo (cioè terzo), riviste e collaborazioni varie direi che ho un sacco da fare. Non mi annoio.
Un grosso abbraccio, a presto!

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