giovedì 23 maggio 2013

Nessuno può portarti un fiore di Pino Cacucci.



Questa recensione è uscita sulla rivista Letteratu.


Non sono qui per chiedervi
né vita né perdono
ma per dimostrare a tutti 
chi veramente sono:
non un assassino, un ladro o un traditore
ma un essere qualunque , con una testa e un cuore
(Carlo Giuliani)

L'unico modo per far rivivere la storia è raccontarla. E riprendendo in mano l'ultimo romanzo di Pino Cacucci, Nessuno può portarti un fiore (Feltrinelli, 2012), penso a quella frase di Dario Fo, quasi un grido all'umanità tutta, "la cultura non la si può ottenere se non si conosce la propria storia". Con la sua ruvida scrittura, con quel tono graffiante e accorato, Cacucci getta luce sul circolo vizioso creato dalle ingiustizie scavando nella memoria collettiva e ridando voce a personaggi che la storia ha voluto affossare sotto a una coltre di silenzi. Antonieta, Sylvia, Edera, Lulù, Horst, sono solo alcuni dei volti che, attraverso le parole di Cacucci, raccontano la loro vita, associata nel corso degli anni, con troppa facilità, a un bailamme giuridico che ha screditato tanto queste vittime inconsapevoli quanto il nostro stesso "disgraziato paese".


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