domenica 24 febbraio 2013

Il Giornalista Digitale deve reinventare il proprio ruolo



Qualche mese fa parlavo del passaggio al digitale di Newsweek. La notizia ebbe un forte impatto sul mondo giornalistico non solo oltreoceano ma anche in Italia. Stava diventando sempre più forte la consapevolezza che il panorama informativo era (ed è ancora) in continua evoluzione. E non solo. Anche la figura stessa del giornalista è sottoposta a continui mutamenti. E' lui il primo a doversi reinventare. Il suo modo di lavorare è il suo biglietto da visita.

"Using the tools of social media, they follow their colleagues as competitive beat reporters to gain insight from them. Most important, they banter with them in full public view, a far more raw, if not real, version of any “news analysis” than shows up in newsprint" scrive Lewis DVorkin in un articolo che merita di essere letto non solo dai giornalisti ma anche dagli editori: Inside Forbes: A New Wave of Digital Journalist Is Showing a Profession the Way Forward. "Sometimes, they even ride the crest of a competitor’s scoop by filtering it through their own eyes for different audiences. They produce their own videos, photos and galleries and podcasts to extend their reach. And they trust in Google, angling stories (and a story’s headline) to give them the best chance of reaching the world" dice Lewis DVorkin.

Pescare storie interessanti dai social network, raccogliere notizie, capire in profondità quelle storie per poi stendere un articolo ipertestuale, conciso, completo di fonti, immagini, video, dove il punto di vista del giornalista non viene soffocato dalle citazioni. A tal proposito sarebbe utile leggere quanto ha dichiarato una settimana fa Frederic Filloux: "quotes will be used only for the relevant opinion of a source, or to make a salient point, not as a feeble attempt to prove professionalism or fairness". Si tratta di un lungo articolo in cui il giornalista riflette sulla necessità di un nuovo approccio alla scrittura e alla cronaca invitando a prendere come esempio i magazine, i blog e il new journalism degli anni '70. Vi invito a leggere l'intero post: The Need for a Digital “New Journalism”

E proprio partendo da Frederic Filloux, Giuseppe Granieri pone l'accento sulla necessità della "qualità della narrazione per migliorare l'efficacia tra l'informazione data e l'investimento di tempo chiesto al lettore per informarsi. Se tutte le notizie sono allo stesso click di distanza, bisogna dare al lettore un valore aggiunto per essere competitivi". Perché è necessario un nuovo giornalismo.

Mario Tedeschini Lalli riprende il concetto espresso da Granieri puntualizzando però che la storia del giornalismo italiano è "la dimostrazione che avere un “punto di vista” ed esprimere la propria “voce” (come dicono gli autorevoli commentatori stranieri) non è sufficiente. Forse nel nostro caso sarebbe opportuno un movimento in direzione opposta, verso una moderazione della “personalizzazione” e una maggiore sottolineatura del dato di cronaca". 

Sree Sreenivisan, chief digital officer della Columbia University, insegna agli aspiranti giornalisti della Columbia School of Journalism come utilizzare i social media per fare informazione. Ne ha parlato Serena Danna qualche giorno fa in seguito a un incontro a New York con lo stesso Sreenivisan.

Dunque, ricapitolando. 

  • Usare i tools dei social media;
  • Attenzione a come cambiano i lettori e alle loro esigenze;
  • Interagire con gli stessi, coinvolgerli in modo che loro possano diventare parte attiva della notizia;
  • Guardare al New Journalism degli anni '70 senza, con ciò, dimenticare l'importanza del dato di cronaca;
  • Dare visibilità alla propria voce;
Queste al momento sembrano essere le caratteristiche sulle quali il giornalista digitale deve reinventare il proprio ruolo. 

2 commenti:

Ho sempre pensato che un buon giornalista non debba mai scrivere in prima persona, se è abbastanza bravo riuscirà a trasmettere la propria opinione tramite una analisi oggettiva dei fatti, o per lo meno susciterà una riflessione nel lettore senza essere " invasivo"
... Ovviamente questa è la mia opinabile opinione ;-)

C'è da dire che adesso le cose sono un po' cambiate e questo è avvenuto proprio in seguito ai social network, ai blog, e in generale alle modalità, del tutto nuove molte delle quali ancora da scoprire, che gli utenti hanno per procacciarsi le informazioni sui fatti che più interessano.

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