mercoledì 24 ottobre 2012

Deformography: alla Galleria Allegrini di Brescia la mostra dedicata ai Podmork


Alla voce Hackatao risponde il duo artistico formato da Sergio Scalet e Nadia Squarci. Le loro opere sono visibili alla mostra personale Deformography presso la Galleria Allegrini Arte Contemporanea di Brescia dal 29 settembre al 24 novembre 2012. La creatività è il mare in cui hanno sempre nuotato, la pubblicità è la prima terra sulla quale sono approdati, ma Sergio Scalet e Nadia Squarci hanno tanto da raccontare e lo fanno, ogni giorno, attraverso l'Arte.
Il focus della loro arte è centrato sui Podmork, creature totemiche, moderne ma dal ricordo ancestrale. Un rifugio, una via d'uscita dal quotidiano, immaginazione senza fine, Arte allo stato puro, i Podmork si stanno facendo strada nel mondo dell'Arte, capiterà anche a voi di imbattervi nel loro sguardo nelle gallerie d'arte o sul web. 
 Ho chiesto a Sergio Scalet di parlarcene.
Immaginando di parlare con qualcuno che ancora non conosce i Podmork, come li definiresti?
I Podmork sono la punta dell'iceberg di un immaginario immenso che sta dentro di noi e che attraverso loro riversiamo fuori per renderlo visibile al pubblico. Nello specifico i Podmork sono delle creature totemiche, ancestrali ma che presiedono il contemporaneo con la loro forza emotiva pura. Comunque lasciamo molta libertà interpretativa a chi entra in contatto con loro. Ognuno è libero di attribuire loro un senso...

Sei nato come pubblicitario. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato a diventare un artista, in particolare il creatore, insieme a Nadia Squarci, dei Podmork?
Il fatto di aver lavorato in pubblicità sembra quasi un marchio indelebile. Anche quando parlano di Cattelan ancora lo associano al precedente lavoro. Sicuramente lavorare in pubblicità come creativo può essere d'aiuto perché richiede quotidianamente ricerca e produzione di idee. E' una palestra per il cervello non da poco. Purtroppo bisogna sempre scendere a compromessi con il cliente e con il pubblico vasto. Mentre con l'Arte hai più libertà di espressione e non serve che le tue idee piacciano a tutti, bastano anche poche persone consenzienti e con un certo gusto. Il resto è trascurabile. Anche Nadia viene dal mondo della pubblicità, forse la nostra è stata un fuga dalla superficie per una ricerca più profonda e stimolante.
Non è che i Podmork sono nati a tavolino, sono più che altro sbucati per caso e hanno preso il sopravvento sulle nostre vite a prescindere dalla nostra volontà. Sai quando fai delle cose immani senza fatica? Ecco.
Come vengono realizzati i Podmork?
Con nessun spargimento di sangue evidente. Anche se utilizzando delle resine sintetiche, ci si sente sempre un po' in colpa, come quando mangi l'insalata confezionata nella busta di plastica. Ma la differenza tra un oggetto artistico e una busta di plastica è che il primo lo si fa per sempre il secondo è per un attimo poi diventa inutile.
Deformography è la mostra che si terrà a Brescia presso la Galleria Allegrini Arte Contemporanea, dal 29 settembre al 24 novembre. Com'è nato questo progetto espositivo curato da Julie Kogler? Cosa c'è in cantiere?
Questa mostra è importante perché avviene dopo anni di lavoro e raffinazione della nostra tecnica, arriva proprio al momento giusto, il frutto maturo dopo una stagione di ricerca e sperimentazione per mettere a frutto una tecnica non facile anche dal punto di vista pratico (disegnare a matita su tela è complicato, è un processo lento, inoltre la grafite è delicata, va mantenuta nel tempo per questo abbiamo raffinato sempre più questa tecnica in modo che si conservi).
In Deformography spicca in tutta la sua potenza il mondo Podmork, dalle Sculture dipinte con livree particolareggiate alle tele fitte di grafismi orientaleggianti.
La reazione che vogliamo generare nel pubblico è sicuramente la meraviglia, e lo stupore. E' la sensazione che generiamo solitamente. La meraviglia è la più infantile delle emozioni che con il tempo si perde. Vogliamo dare anche il senso di un impegno costante, un lavoro maniacale del dettaglio che la contemporaneità ha perso a favore di uno stupore più smaccato e volgare. Vogliamo dimostrare che il concetto, l'emozione e la ricerca della perfezione possono vivere insieme in armonia.

Ora mi rivolgo a Nadia Squarci, rimasta in silenzio fino a questo momento. Mi piacerebbe capire il suo legame con i Podmork, con l'Arte in generale, le idee che ruotano attorno alla mostra, i progetti in sospeso...
Identificata con il nome HACKATAO, che racchiude la tua creatività e quella di Sergio Scalet, quanto c'è di tuo e qual'è il tuo ruolo all'interno del duo artistico che avete formato negli anni?
Lavoriamo sempre a 4 mani, non c'è un ruolo predeterminato. Ci sono processi tecnici che vengono meglio ad uno piuttosto che all'altro. Le idee di base da cui partiamo prima di realizzare un'opera, sono sempre dibattute e confrontate, finché non siamo d'accordo entrambi.
Com'è nato il progetto dei Podmork?
La sua nascita risale al 2007. E' stato un colpo di fulmine artistico, venuto da sé, che ci ha rapito e distolto dal resto. E' nato come tutte le cose dovrebbero nascere, senza intoppi o difficoltà (se non pratiche e comunque stimolanti).
Quale consiglio ti sentiresti di dare a un ragazzo che vuole intraprendere la tua stessa carriera, che ha idee ma non sa come concretizzarle?
Di fare quello che gli piace e lo emoziona, e poi provare a emozionare qualcun altro e un altro ancora. E' come un virus, se si diffonde funziona e va da sé e fa una strage, se invece ci si arrocca su un'idea magari frutto di un Ego che non si è confrontato con la scena contemporanea e storica, rischia di cadere dalla torre e farsi male.
Vuoi parlarci anche tu della mostra, Deformography?
La mostra è il risultato di un anno di lavoro ed è bellissimo vederlo tutto concentrato nella Galleria Allegrini Arte. Spero che il pubblico, in contatto con il nostro mondo, sia colpito non solo sulla retina ma anche nel profondo. E si dia il tempo di contemplare le opere che hanno diverse letture e lasciano molto spazio all'interpretazione personale.

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