venerdì 31 agosto 2012

Diapositive: i Racconti d'Autore di Claudio Magris e Alice Munro


Di qua c'è il mare e là filari di salici. 

C'è l'oscurità che ha il potere di inghiottire tutto, lasciando ai raggi sfacciati di un'alba triestina briciole di povertà e miseria. Per contro c'è il caldo soffocante che sbiadisce colorando il cielo di indaco. C'è anche una storia, che attraversa generazioni, due o forse anche di più, bagnate da un mare senza nome, sconosciuto e ostile anche agli occhi di chi lo guarda ogni giorno. C'è un ponte che galleggia e si perde nello sguardo timido di una donna corrosa dalla vita ma rinata da un bacio e c'è un cespuglio di ortiche che graffiano il corpo; dalle ferite escono segreti mai svelati.

C'è un mare, Un altro mare di Claudio Magris e c'è Il ponte galleggiante e le ortiche di Alice Munro. Due libri, due racconti, le immagini si sovrappongono, i contorni sfumano, lo sguardo della ragazza in copertina ai racconti della Munro sembra posarsi sul porticciolo del libro Un altro mare.

I due racconti d'autore scelti dal Sole24ore sembrano richiamarsi e richiamare le stesse emozioni, gli stessi esistenziali turbamenti che sconvolgono, in momenti impensabili, le vite dei protagonisti. La paralisi di una vita osteggiata nel suo naturale divenire si disvela agli occhi innocenti del destino, che in fondo è un coacervo di azioni umane incontrollate (o forse troppo controllate). 

Gothic Lolita: se proviamo a immaginare...


Anime dal Giappone (ma non solo)

Percepisco una sensazione intrigante e misteriosa. Si può forse parlare di surrealismo gotico, di decadente dolcezza, di innata prosperità e fertilità, di magica conversione verso tutto ciò che è sinonimo di giovinezza, preludio di un'esistenza ai confini dell'immaginazione? Forse. O forse no. Percepisco anche l'eleganza leziosa accompagnata da note malinconiche, la bellezza fumettistica e caricaturale.

Voglio immaginare così il lungo e stretto corridoio che porta al mondo delle Gothic Lolita. Non so se la preposizione articolata prima di Gothic Lolita ci stia oppure se sia meglio mettere una preposizione semplice o un articolo. Questo perchè non ho abbastanza dimestichezza con le Gothic Anime però, di tanto in tanto, si fa spazio nella mia vita qualche timido (e a volta subdolo) indizio che mi porta ad indagare in questo mondo, a scoprire qualcosa di più.

Istintivamente ho guardato alle Gothic Lolita da un'angolazione personale e differente rispetto a quanto ho letto (e leggo tuttora) in giro, sulla rete e non. Ho volutamente accantonato le critiche, le analisi e gli studi sulla storia e le sue origini, e ho guardato al mondo delle Gothic Lolita osservandolo nella sua continua e instancabile evoluzione. Dal trucco all'abbigliamento, dall'estetica al contesto culturale, le Gothic Lolita inaugurano (e non da adesso) un modo di vivere differente da quello a cui siamo solitamente abituati. Eppure mi piacerebbe immaginare che per un giorno tutti diventassimo Gothic Lolite (credo che per gli uomini ci sia un corrispettivo maschile, correggetemi se sbaglio) come in un lungo anime. Chissà come sarebbe quel giorno...

giovedì 30 agosto 2012

Il carteggio inedito tra Massimo Bontempelli e Giuseppe De Robertis (parte quarta)

Clicca se vuoi leggere la terza parte oppure leggi la quinta parte.

Riprende, dopo la pausa estiva, il Dossier sul carteggio tra Massimo Bontempelli e Giuseppe De Robertis.


La terza lettera di Massimo Bontempelli a Giuseppe De Robertis risale all'8 maggio del 1947 e racchiude un motivo che mette in luce, oltre alla passione che il Bontempelli nutriva per la letteratura, anche un aspetto del sua personalità: in linea con le idee letterarie del tempo, attento agli esordienti, alle nuove voci che si alzavano dal coro, vigile nei confronti di quello che lui stesso chiama la grande avventura del Novecento. Nella lettera in questione Bontempelli parla del romanzo di Lea Quaretti, Il faggio:

"Da qualche tempo pensavo di scriverti per segnalarti un libro che forse già conosci, e che mi pareva degno della tua attenzione per i "Libri del giorno" in TEMPO; ieri poi ho saputo che te lo ha già segnalato Lisi, e sono ben contento che mi abbia preceduto, ma non rinuncio al proposito di scriverti (si tratta di Il Faggio di Lea Quaretti)"

Si legge più sotto:

"Dicevo che quel Faggio mi pare di additarci nella Quaretti una delle voci più nuove e interessanti che si siano sentite in questi ultimi anni. Sbaglio?"

Il rapporto che lega l'uomo Bontempelli allo scrittore  è il fil rouge di questo carteggio ed è un'aspetto interessante per capire le contaminazioni del mondo editoriale e giornalistico nella vita privata dello scrittore comasco e per comprendere meglio quella particolare inclinazione del suo carattere che lo portò a ricercare, con tutte le sue forse ma senza ottenere il risultato sperato, fortuna  anche all'estero*. 

Bontempelli conosceva la casa editrice Neri Pozza, che un paio d'anni dopo avrebbe iniziato a pubblicare alcune delle sue opere, e stimava Lea Quaretti*, compagna dell'editore dal 1945 dopo averlo conosciuto  a Venezia. Romanzo ormai introvabile, se non nelle biblioteche (anche online), Il faggio di Lea Quaretti presenta una scrittura suadente, una dolcezza, quella che si sprigiona dalla pagine del suo primo libro, che accompagna una forza descrittiva impareggiabile per  quel periodo. Il faggio rappresenta un lungo racconto, inizialmente letto da Carlo Betocchi che ne propone la pubblicazione a Vallecchi; tuttavia l'uscita viene poi accolta da Neri Pozza. Il giudizio di Bontempelli, puntuale ed elegante, sottolinea la stima che prova per la scrittrice tanto da segnalarla per la rubrica "Libri del giorno" all'interno del quotidiano Tempo

Lea Quaretti aveva colpito non solo Lisi* e Bontempelli ma anche Enrico Falqui che ne scrisse un elzeviro su La Fiera Letteraria il 25 settembre del 1946. Nel suo articolo Falqui sottolinea da subito l'inclinazione della Quaretti all'indagine dei moti tormentosi e segreti del cuore, attraverso un linguaggio chiaro e distinto, preciso nei dettagli ma nel contempo vivo. Falqui parla anche del mondo poetico della scrittrice, riconosciuto e delineato, esaminato con maniacele esattezza psicologica, da cui emerge una sottigliezza estenuante.

Geno Pampaloni confronta la scrittura dei racconti con quella del romanzo, convenendo con Falqui che il libro presenta ciò che in germe è nei racconti, oggettivati, distesi e proseguiti, in cui la fantasia è rigoroso umanesimo, è libertà. Il romanzo appare solido e senza sbavature. Ferdinando Virdia ne scrive su La Fiera Letteraria il 17 aprile del 1955 decantandone la scrittura compiuta e senza incertezze. Eugenio Montale, appena dieci giorni dopo la critica di Virdia, ne scrive sul Corriere della Sera parlando della scrittura scientifica de Il faggio.

Non semplice intuizione quella del Bontempelli ma vera ricerca critica e letteraria che trova conferma nell'arte narrativa bontempelliana, nello sforzo culturale che sarà proprio del saggio Introduzione e Discorsi che tratterò prossimamente.


* Fulvia Airoldi Namer Massimo Bontempelli e la Francia in Heurs et malheurs de la littérature en France, Actes du Colloque de Caen, 25-26 mars 1994, a cura di M. Colin, Presses Univesitaries de Caen, 1995, pp. 187-201).

*profilo critico di Lea Quaretti oltre ad una dettagliata bibliografia è da attribuire a Anna Zamboni pubblicato sulla rivista Studi Novecenteschi, Anno 2001 - n. 2 - Pag. 271-307

* Lisi Nicola, letterato toscano dell'epoca, collaborò, proprio nel 1947, alla stesura dell'illustre versione del Vangelo, edito da Neri Pozza, insieme al Bontempelli, Diego Valeri e Corrado Alvaro.

mercoledì 29 agosto 2012

Street Art around the world

Street Art around the World


El Mac


Fin DAC


Icy and Sot


SmugOne


Juliana Santacruz


Eduardo Relero


Fonte: streetartutopia.com

Julien Ulvoas: l'arte digitale non pone limiti all'immaginazione

Art & Design by Julian Ulvoas

Life on Earth
To cloose to the sun

Blue turning Grey
Cinquante
Tears in the typing pool
Fonte: http://ju-ulvoas.net

martedì 28 agosto 2012

Ixie Darkonn: da Los Angeles alla Dorothy Circus Gallery ispirandosi a Biancaneve e il Cacciatore


Pop Surrealismo

Ixie Darkonn è un'artista pop surrealista italiana le cui performance artistiche hanno avuto grande eco anche oltreoceano tanto da guadagnarsi l'ammirazione de Universal Pictures International che ha selezionato la sua opera "Poison Queen, Believe In Dreams Is Not A Sin" (la Darkonn si è spirata al film "Biancaneve e il Cacciatore", uscito al cinema l’11 luglio) esponendola a Los Angeles dal 18 maggio fino al 3 giugno all'interno dello show "Snow White And The Huntsman Pop-Up Experience" in Melrose Avenue.

In concomitanza con l’uscita italiana del film "Biancaneve e il Cacciatore" è avvenuta l’inaugurazione della mostra personale di Ixie Darkonn "Nuvole nascoste - Hidden clouds" presso la Dorothy Circus Gallery a Roma (dall'11 luglio al 20 luglio). All'interno della mostra è stato possibile ammirare l'opera "Poison Queen, Believe In Dreams Is Not A Sin".
Il pop surrealism di Ixie Darkonn ricorda, per la caratterizzazione fumettistica, le tonalità vintage e l'utilizzo di elementi simbolicamente correlati tra loro, l'arte di Camille Rose Garcia; eppure trovo anche contaminazioni artistiche di Mark Ryden (mi riferisco alla dimensione onirica costantemente amalgamata con il genere noir). La pittura diventa momento per conoscere se stessi, per sporcarsi le mani con gli aspetti inconsci della propria persona. Una caratteristica, quest'ultima, tipica del surrealismo e del pop surrealism che Ixie Darkonn sembra abbracciare consapevolmente.




lunedì 27 agosto 2012

Karl Kwasny aka Monoaux: illustrazioni favolistiche


"I decided that if I didn’t give it (illustration) a proper go, I would end up not doing what I actually wanted to be doing in life; I felt like that would be a mistake". Karl Kwasny, artista australiano, non aveva le idee chiare sul suo futuro, almeno all'inizio, ma quando capì che sul suo cammino non c'era posto che per l'illustrazione decise che avrebbe dedicato tutte le sue energie e il suo tempo in quest'arte.




"I started looking for freelance work in the last year of my degree. I sent out emails to art directors to establish contact. I wasn’t that great back then; the fact that I didn’t continue drawing through my teenage years made me feel as though my skills were far behind the pack. I still feel that way". 

Eppure, nonostante quest'affermazione, le illustrazioni di Karl Kwasny denotato una maturità artistica e una dimestichezza nella materia impressionanti. Le opere sono frammenti di storie originali e mai sentite, storie visive, che non hanno bisogno di parole o didascalie. I protagonisti parlano attraverso i loro occhi, lo stupore dei volti oppure la malinconia scaturita da certe situazioni. Spesso sono ragazzi solitari ma anche pin-up in cerca di attenzione che mostrano all'osservatore la loro conturbante bellezza.

Lascio parlare le sue illustrazioni, le uniche in grado di spiegare veramente l'arte di Karl Kwasny











Il Surrealismo di George Grie tra gotico e favolistico


"The ideas are in the air, they are all over the place. Usually they come as a vague vision of something interestingly abnormal, something you define as extraordinary and atypical. Generally, the first impression transforms dramatically at the end of the creative process". Il processo creativo che porta George Grie, artista di origine russe, a realizzare le sue opere è il disvelamento di un enigmatico flusso di pensieri che si aggrovigliano nella sua mente mantenendo tuttavia un aura magica e surreale, la stessa che ha caratterizzato inizialmente i suoi pensieri.

Inconscio, filosofia, realtà visive, fine art sono concetti ricorrenti se si tratta delle opere di George Grie. Il simbolismo di cui sono pregne ripercorre il surrealismo di Salvador Dalì e René Magritte ma anche le correnti neo surrealiste capeggiate da Vladimir Kush, Zdzislaw Beksinski e Wojciech Siudmak. L'immaginario di Grie sfocia anche nel gotico e nel favolistico rimandando a tendenze artistiche recenti, penso alle atmosfere di certi film di Tim Burton.

Quelle di George Grie sono opere in cui ogni singolo elemento viene rielaborato, ripreso e arricchito oppure sminuito e svilito ma comunque rimaneggiato creando, di conseguenza, sensazioni di stupore e meraviglia ma anche di smarrimento e sopraffazione, alineazione e paura.

Come dichiara l'artista "I never force my vision or push my philosophical opinion on the viewer. I only hint them by image titles. It is entirely your job to build the picture concept based on your personal experience, understanding and preferences".





domenica 26 agosto 2012

Lissy Elle Laricchia: Fotografie d'arte surreali e fantasmagoriche


Fotografie Surreali


Lissy Laricchia

"My name is Lissy and I live between a tall forest and an old cornfield. I wander between them imagining terribly impossible things and scribbling in journals about how to make them real. I discovered photography as an art-form when I was 13. It quickly became an escape from the trials of adolescence, and an excuse to let it soldier on".

Esordisce in questo modo Lissy Elle, giovanissima fotografa dell'Ontario (Canada), che da anni coltiva quello che è molto di più di una passione, un modo di vivere e stare nel mondo, un modo di guardarlo e osservarlo per forgiare "through art, a place for yourself in the world and fight tooth and nail to stay there".

Le sue fotografie proiettando in un mondo fantastico, dove tutto è possibile e nessun limite viene posto all'immaginazione. Sono mondi surreali e favolistici che sembrano rivivivere le atmosfere di famose favole come Alice in Wonderland.

Trovo che il surrealismo sprigionato dalle fotografie di Lissy Elle sia qualcosa di affascinante ed enigamatico non senza un velo di inquietante malinconia per tutto ciò che potrebbe essere e invece non è. Almeno questo è la mia opinione, ma come sempre lo spazio per i commenti è riservato a voi lettori. 



Il Diario della Domenica: illustrazione di Antonio Rubino


Aspettando #Beatrice. Sperando che sia di buon auspicio...

Fonte: 50watts.com


Etam Cru: la street art di Sainer e Betz a Gdynia, Polonia

Street Art by Etam Cru


ETAM CRU - Sainer e Betz

ETAM CRU - Sainer e Betz





Fonte: Collater.al (per le prime due foto) e Streetartutopia (per le altre)

sabato 25 agosto 2012

Ebru Art: fonti storiche di un'antica tecnica artistica


Ebru Art

Quando si parla di Ebru art si sfiora una materia forse poco conosciuta ma oggi molto praticata, una materia che ha origini antichissime ma che, tuttavia, è scarna di documenti certi e sicuri tali da poterne ricostruire per intero la storia.

Nonostante la difficile ricostruzione storica dell'arte Ebru, si pensa possa risalire attorno al tredicesimo secolo grazie alcune fonti che attestano la presenza di questa tecnica in Turchia con successiva diffusione in Anatolia attraverso l'Iran. Uno dei più antichi esempi e testimonianze risale al 1447 ed ora è custodito presso il Topkapi Place Museum. 

Secondo altre fonti la testimonianza più antica dell'arte Ebru risale al 1544 inoltre si ritiene che, prima di approdare in Turchia, tale tecnica abbia attecchito in altri Paesi dell'Asia occidentale per poi approdare in Turchia e vivere il suo momento d'oro giunto sino a noi.

Come molte arti ottomane, l'ebru art ha la particolarità di essere stata insegnata attraverso il praticantato e l'apprendistato. I ragazzi, giovani e giorvanissimi, facevano da garzoni presso botteghe di grandi artisti; osservando (e con il tempo provando) anche questi ragazzi diventarono degli artisti degni di quest'arte.

Entrando nel vivo dell'Ebru art una delle cose affascinanti è la preparazione dei materiali necessari per la realizzazione delle opere. Attraverso un catino d'acqua, del colore mescolato a gocce di acquaragia, pennelli e fogli di carta (che poi verranno immersi nel catino ove vi sono già i pigmenti mescolati con l'acqua ragia) si ottengono delle opere di rara bellezza. 

In questo video potrete vedere all'opera l'artista Garip Ay in una performance molto affascinante!

venerdì 24 agosto 2012

Lo stato di salute del giornalismo italiano. Cosa cambia e cosa ristagna: dalle piattaforme di consultazione alla legge dell'equo compenso


Editoria e Giornalismo

Lo stato di salute del giornalismo italiano, digitale e cartaceo, vive un momento di grande cambiamento. A cambiare sono gli attori della sfera editoriale ma anche il pubblico e il linguaggio. E se le nuove parole del giornalismo, come scrive Lewis DVorkin, parlano "alle nuove tecnologie", è il pubblico ad avere un ruolo di grande importanza proprio in quanto è lui che decide dove reperire la notizia che sta cercando.

All'interno dell'articolo, edito da Festivaljournalism, si fa riferimento all'esperto di giornalismo digitale Stijn Debrouwere, il quale fa notare "come molta parte dei servizi offerti dai giornali tradizionali ai propri lettori oggi si possano considerare, in sostanza, come assolti da strumenti ‘estranei’ al corpo giornalistico ma comunque concorrenziali, e nella maggior parte dei casi gratuiti. Alcuni esempi: l’utente interessato può consultare recensioni cinematografiche su Netflix o su IMDB, leggere commenti su un romanzo direttamente da Amazon o Anobii, evitare le critiche musicali di RollingStone puntando su Spotify". 

Mutamenti, questi, riconosciuti e utilizzati dai fruitori e che determinano effetti di grande rilevanza sul giornalismo italiano (e non solo). A fronte di un'accessibilità alla notizia sempre più "gratuita" come raggiungere risultati ottimali in termini economici? Ecco che entra in gioco il monitoraggio degli effetti del giornalismo. Un quadro completo e ben argomentato viene offerto da un articolo su Lsdi in cui vengono riportate anche le idee di Jonathan Stray: "una redazione potrebbe avere un database integrato in grado di connettere ogni articolo ad indicatori sia qualitativi che quantitativi: note su cosa succede dopo la pubblicazione, commenti, link in entrata, discussioni sui social media e altre reazioni".

Ma perchè monitorare? Solo per gli inserzionisti o anche per determinare la qualità del lavoro giornalistico? E in termini di qualità del lavoro giornalistico, come scrivevo qualche settimana fa proprio su questo blog, "si può parlare di aumento o abbassamento della qualità? O forse è meglio usare la parola, in un contesto come quello appena descritto, di mutamento della qualità? Non stiamo forse assistendo al passaggio da un'informazione elargita da pochi a un tipo di informazione libera e facilmente reperibile ma le cui fonti, spesso, non presentano delle fondamenta sicure? Sia chiaro, non c'è nessuna nostalgia nei confronti dell'informazione gestita da un gruppo ristretto di persone, tuttavia non posso neppure trovarmi schierata dalla parte di coloro che, seguendo la logica della visibilità, pubblicano notizie senza curare ciò che rappresenta l'anima della notizia stessa: le fonti".

Il discorso sembra tornare sempre allo stesso punto di partenza: a fronte dei cambiamenti, anche radicali, che stanno interessando l'ecosistema informativo e a fronte delle crescenti esigenze di un pubblico che fa ricerca diventando, anch'esso, parte attiva del processo comunicativo, la figura del giornalista non solo non può e non deve rifuggere dall'attuale rivoluzione ma deve raccogliere la sfida del digitale ed essere in uno stato di continuo apprendimento

Ma l'apprendimento continuo è possibile allo stato attuale delle cose? Inoltre le redazioni giornalistiche italiane possono e sono in grado di far fronte alla formazione "continua obbligatoria, opportuna ma costosa"? E che dire delle questioni contrattuali? E gli stage gratuiti? Secondo un dossier di Errori di Stampa vengono "stipulati contratti di collaborazione che ammontano anche a 5, 6 o 7mila euro l'anno (500 euro lordi al mese!) o pagamenti a borderò che sfiorano i 20 euro lordi a pezzo. Senza considerare che tutte le spese (telefono, benzina per gli spostamenti, connessione a internet, computer, postazione) sono interamente a carico dei cronisti. Sono freelance" scrive Errori di Stampa "ma free non può né deve essere il pagamento. Sono co.co.co o giornalisti a incarico quando il Contratto nazionale del lavoro giornalistico annovera, ad esempio, l'articolo 2 che prevede ben altre tutele e ben altri compensi".

Sicuramente a molte di queste domande si potrà rispondere in seguito agli ulteriori sviluppi sulla legge dell'equo compenso (che ad oggi ancora non soddisfa i molti, nonostante qualche piccolo risultato sia stato ottenuto). Per il momento sarebbe meglio prendere atto della situazione farraginosa nella quale ristagna il giornalismo italiano sia dal punto di vista della qualità dei contenuti (che ha le sue radici nella scelta delle risorse ma anche nella volontà di pubblicare notizie ad alto potenziale di click) sia dal punto di vista economico (approcci e strategie per coinvolgere - e far pagare- il lettore sono illustrati nell'articolo di Pier Luca Santoro Rendere il Giornalismo Digitale Sostenibile & Coinvolgimento del Lettore)

Non solo arte. Water Ink: Solidarités International e BDDP Unlimited insieme sul problema dell'acqua


Per celebrare la Giornata Mondiale dell'Acqua, il 22 marzo, Solidarités International e l'agenzia BDDP Unlimited lanciarono una campagna di sensibilizzazione sui pericoli mortali dovuti all'acqua non potabile.

Rivista mesi dopo, trovo che questa pubblicità mostri non solo una grande performance artistica ma anche una forte attualità relativamente a problemi che ricorrono anche in questi giorni e che, purtroppo, occupano piccoli trafiletti di giornale. Mi riferisco agli ultimi dati, risalenti alla fine di luglio, sulle difficoltà dell'approvvigionamento dell'acqua entro il 2025. I dati, online grazie all'associazione Aqueduct Alliance, mostrano serie difficoltà a cui andranno  incontro vari Paesi (vi sono anche alcune regioni dell'Italia meridionale e centrale) se non verranno prese misure precauzionali.   

Oltre all'Atlante del Rischio, nei prossimi mesi verrà messa online anche la mappa relativa tutti i fiumi del mondo (per ora infatti abbiamo solo lo storico e le previsioni del fiume Giallo e dell'Orange-Senqu africano). Il progetto è stato voluto dal World Resources Institute, con la successiva adesione di aziende come la Dow Chemical, GE, Goldman Sachs and Bloomberg, produttrici di bevande in bottiglia.

Ernest Zacharevic: la Street Art arriva in Malesia, a Penang

Street Art nel mondo






giovedì 23 agosto 2012

L'arte di Carl F. Reutersward in nome della Pace in Brasile


La scultura di Carl F. Reutersward fa parte della Brazilian Global Campaign for Peace a San Paolo

Photo by Amauri Nehn. Fonte: .Pbs Newshour


Mamoru Hosoda: La ragazza che saltava nel tempo


Dal Giappone... Anime

Volendo, tra le pagine di questo blog, parlare anche di anime e manga giapponesi senza con ciò addentrarmi in analisi critiche e in approfondimenti della storia delle civiltà estremo orientali che non sono materia solitamente trattata dalla sottoscritta, ho scelto un anime del 2006 firmato Mamoru Hosoda, La ragazza che saltava nel tempo. Seguo, molto semplicemente, una mia particolare predisposizione nella cinematografia nipponica, seguo le emozioni, seguo anche le personali inclinazioni e, attraverso questi strumenti, mi accingo a parlare de La ragazza che saltava nel tempo.

Un anime delicato, privo di colpi di scena ma non per questo piatto; un anime che profuma di liceo e carta stampata, di avventure adolescenziali all'insegna della magia e fantasia. Makoto, una liceale come tante scopre, quasi banalmente, di poter passare da una dimensione temporale all'altra scegliendo i momenti esatti e quindi mutando il corso degli eventi. Inizia come un gioco, un divertimento continuo a cui tutti sono ignari tranne, probabilmente, la zia restauratrice.

Un gioco che, ben presto, si trasforma nella routine. Makoto utilizza il suo "potere" per cambiare tutti gli eventi a lei sfavorevoli persino quando si tratta della dichiarazione d'amore da parte di Chiaki Mamiya. A frenare questo flusso di incontinente potere adolescenziale sarà la saggezza della zia restauratrice la quale farà riflettere Makoto sulla necessità e possibilità di utilizzo del suo prezioso potere: un bene che può essere messo a servizio della comunità. 

La ragazza che saltava nel tempo ha una trama costituita da un fitto simbolismo, è consapevole di una forte identità emotiva e di una carica onirica che sfiora il surrealismo senza mai inciamparvi totalmente. Questo anime è una gioia per la vista e la mente, da gustare anche in queste serate surriscaldate da un altrettanto consapevole caldo africano.