venerdì 22 giugno 2012

Il carteggio inedito tra Massimo Bontempelli e Giuseppe De Robertis (parte seconda)

Clicca qui per leggere la prima parte.


Clicca qui per leggere la terza parte.


Consultare un carteggio significa entrare nella vita privata di una persona, frugare tra la sua quotidianità, scoprire, ricercare, indagare su tutto ciò che i saggi, gli studi critici e, più in generale, le stesse opere del personaggio in questione non avrebbero mai svelato. Consultare un carteggio sottintende assumere un comportamento rispettoso,  nonostante sia già abbastanza invasivo sfogliare le carte private di uno scrittore o di un artista. Quando consultai, alcuni anni fa, il carteggio tra Massimo Bontempelli e Giuseppe De Robertis, accedendo (dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie) alla sezione Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze, mi accorsi di quanta vita stavo toccando con mano. Mi trovai di fronte a lettere che rappresentano una parte della vita di Massimo Bontempelli, lettere che contengono pensieri, idee, dubbi, delusioni, ambizioni, sogni di una personalità del Novecento spesso ingiustamente dimenticata anche dalla grande editoria.

Con questo spirito mi addentrai nella vita di Massimo Bontempelli attraverso le sue stesse lettere scritte tra settembre del 1941 e luglio 1950 a Giuseppe De Robertis. Critico letterario, attivo collaboratore della casa editrice Le Monnier (con la quale pubblicò numerosi saggi sulla poesia tra il XVIII e il XIX secolo, su Poliziano, sulla lirica manzoniana oltre ai Quaderni di Letteratura e d'arte), redattore delle riviste Pegaso e Pan nonché fondatore de La Voce, De Robertis fu anche amico e collega di studi e interessi di Bontempelli. A legarli vi fu l'amore per un certo tipo di musicisti italiani e per un determinato concetto di letteratura.

Nella prima lettera del carteggio scritta da Bontempelli mentre si trovava a Venezia, il 20 settembre del 1941 si legge quanto segue:

"Mio caro De Robertis, aspetto con impazienza Letteratura col tuo articolo. Grazie per il tuo invito ai quaderni di Le Monnier (...) ma ho poca roba disponibile"

Bontempelli stava aspettando la recensione a Il giro del sole (uscito proprio quell'anno) pubblicata sulla rivista Letteratura dall'amico De Robertis. Letteratura, la rivista di Bonsanti, nacque ’37 per proseguire lo spirito di Solaria. Letteratura fa appello, con forza e vigore, "a una lezione convalidata di responsabilità della forma (nel senso della coerenza e del sensibile aggiornamento) e di disponibile europeismo" (Marzio Pieri) contro ogni asservimento al regime fascista e ogni tipo di impoverimento dettato da rigidi compartimenti stagni elaborati da Croce . Nel terzo numero (luglio-settembre) del 1941 De Robertis recensisce il romanzo di Bontempelli: Il giro del sole di Bontempelli. Rilettura. Successivamente la recensione verrà accolta anche ne Il Nuovo Corriere e Altro Novecento mantenendo lo stesso titolo. 

Come si legge nella parte di lettera riportata sopra, Bontempelli ringrazia l'amico De Robertis per il suo invito ai Quaderni e sottopone alla sua attenzione il saggio che sta finendo di scrivere su G. F. Malipiero, assicurando De Robertis che:

"Le Monnier sarebbe indicatissimo" 

e ancora 

"Aspetto una tua risposta (e quello che ti dirà Le Monnier nel caso tu voglia proporglielo) prima di fare qualunque passo verso altri scrittori".

In realtà il saggio, con una ricca e completa bibliografia malipierana curata da Cumar, uscirà nel '42 per Bompiani. Alcuni stralci dell'opera saranno pubblicati anche nella rivista Rassegna Musicale nel numero del 1942, con un articolo dal titolo Il cammino di Malipiero. Tralasciando la casa editrice o rivista che pubblicò l'opera o parte di essa, è interessante soffermarci sul contenuto del saggio stesso e sul legame Bontempelli-Malipiero che riflette il caso De Robertis-Pizzetti.

Ildebrando Pizzetti (1880-1968), Gian Francesco Malipiero (1882-1973) appartengono alla stessa generazione di musicisti che ha avuto il merito culturale di di rinnovare lo scenario musicale italiano tra Otto e Novecento con un approccio critico e avanguardistico verso ciò che era stato fatto fino a quel momento. Per riallacciare i rapporti tra letteratura e musica vengono chiamati molti musicisti all'interno delle redazioni di riviste che, fino all'Ottocento, erano state prettamente letterarie e in cui, si pensava, non potesse filtrare nient'altro. In questo contesto, De Robertis chiamò Ildebrando Pizzetti come critico musicale all'interno de La Voce. Quest'azione smuoverà le acque e vedrà collaborare letterati e musicisti anche al di fuori delle redazioni giornalistiche. 

"Pizzetti ha della musica una concezione etico-religiosa profondamente segnata però d'impronte dannunziane. Tutta la sua attività di scrittore è influenzata dal modello dannunziano - un D'Annunzio visto però negli aspetti meno estremisticamente letterari - e scorre parallela all'uso dei testi di lui - sin dal 1905 con La nave - per i propri drammi lirici. L'umanesimo spiritualista di Pizzetti si traduce in un raffinato arcaismo (anche musicale) che si ripercuote nei moduli espressivi, aulici e paludati da un decoro austero, con cui viene posto in musica il testo" (Sergio Sablich). 

Bontempelli scrisse quella lettera mentre si trovava a Venezia, città simbolo che contribuì a modificare e migliorare la produzione di Malipiero. Nel saggio, Bontempelli definì gli aspetti delle avanguardie come "i caratteri del tramonto", coloro che ne hanno subito il fascino per poi uscirne illesi sono dei superstiti e Malipiero è proprio un "superstite del naufragio". Nella produzione di Malipiero emerge l'avidità di colori e sensazioni che nasce dalla nostalgia del passato, una nostalgia, tuttavia, che viene arginata con tecniche più moderne che vedono l'utilizzo strumentale e vocale. 

Nella lettera si legge:

"Nella prossima stagione ci sarà la rappresentazione (non so se alla Scala o a Roma) dell'ultima opera di Malipiero - Le maschere di Callot - (...) l'occasione sarebbe ottima".

Proprio nel teatro di Malipiero la fusione tra moderno e antico è forte ed evidente. In realtà il titolo è I capricci di Callot, che Malipiero ha composto nel 1942 ispirandosi alle incisioni I balli di Sfessania del secentista Jacques Callot e alle omonime novelle di E. T. A. Hoffmann. Rappresentata alla Scala nel 1942, I capricci di Callot chiude una triste parentesi in seguito ad una incompresa opera, la Favola del figlio cambiato (testo di Pirandello). Nel '42 Malipiero riannoda i fili dell'immaginazione facendo scivolare nell'opera la fantasia e la libera interpretazione delle idee musicali. 

Così come De Robertis vuole al suo fianco Pizzetti, allo stesso modo Bontempelli decanta l'opera musicale di Malipiero, musicista abbandonato dal nostro Paese e in questo si differenzia da Pizzetti le cui opere sono state più volte accolte nei teatri italiani. La poesia, seppur con modalità differenti, racchiusa nelle opere di Malipiero e Pizzetti è stata riconosciuta da Bontempelli e De Robertis tanto da avvicinarvisi e approfondirne le conoscenze facendola conoscere, a sua volta, al pubblico italiano. 

Le reciproche influenze tra musica e letteratura, i rapporti sempre più saldi tra cultura musicale e letteraria grazie a personalità come Bontempelli e De Robertis, percorrono un cammino poco omogeneo dovuto alla differente presa di posizione da parte dei letterati. Circoscrivendo il discorso a Bontempelli e De Robertis possiamo notare un comportamento simile. Bontempelli scrive ne L'avventura Novecentista "Dovete ammettere che similmente debba accadere allo scrittore di sentirsi arrivato a un limite ove la parola è posseduta da una convenzione troppo tirannica, ove alla visione ancora interiore occorre un mezzo d'espressione meno simbolico e insieme piú esatto; allora è, che la parola si sfa e nello stesso atto si ricompone in suono: il prosatore va al pianoforte e compone un preludio". Ecco che, di nuovo, le idee di Bontempelli abbracciano il flusso fantastico caratteristico dell'opera malipierana.

De Robertis, invece, favorisce il fiorire della critica musicale all'interno della letteratura proprio inserendo nella redazione de La Voce la figura di Pizzetti. L'intento sembra essere proprio quello di aprire le menti sull'attività musicale anche da un punti di vista estetico e non meramente specialistico. E, viste come sono andate le cose, si può dire che l'obiettivo è stato ampiamente raggiunto.

0 commenti:

Posta un commento