lunedì 28 maggio 2012

Corsi e Rincorsi: Dossier 3° parte: Storia del Surrealismo dalle origini al Pop Surrealism


Primo Manifesto Surrealista di André Breton (1924)

"L'uomo, questo sognatore definitivo, sempre più scontento della propria sorte, con disagio fa il giro intorno agli oggetti di cui è costretto a far uso (...) Se conserva un po' di chiarezza non può che volgersi verso l'infanzia, la quale, quanto sia stata dura e torturata dalla sorveglianza degli educatori, nondimeno gli appare ricca d'incanti.  

(...) Solo la parola libertà ancora mi esalta. Io la credo atta a mantenere acceso indefinitivamente l'antico fanatismo degli uomini. Tra i tanti mali ereditati si deve pur riconoscere che la più grande libertà di spirito ci è lasciata. Sta a noi di non farne cattivo uso. (...) Solo l'immaginazione mi dà conto di ciò "che può essere" e questo mi basta per sollevare un poco il terribile interdetto; mi basta per  abbandonarmi a lei senza timore di errori (come se fosse possibile ingannarsi di più).

(...) L'immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti. Vorrei dormire per potermi abbandonare ai dormienti come m'abbandono a coloro che mi leggono con occhi ben aperti; per fare cessare con questo argomento la prevalenza del ritmo cosciente del mio pensiero".

Poesia di Apollinaire tratta da Calligrammes
Ci sarebbero altre riflessioni, contenute nel primo Manifesto Surrealista del 1924, scritte da Breton e tanto  affascinanti quanto illuminanti come quelle riportate qui sopra. La sua opinione nei confronti dei concetti meraviglioso e fantastico, ulteriori approfondimenti sui termini sogno e lavoro ma anche scrittura, poesia e immaginazione. Vorrei soffermarmi tuttavia su un punto del Manifesto in cui Breton dice: "Soupault e io chiamammo surrealismo la nuova maniera d'espressione pura che tenevamo ancora per noi e della quale eravamo impazienti di beneficiare i nostri amici. (...) lo scegliemmo (...) generalmente sull'accezione nel senso di Apollinaire".

Se le poesie giovanili di Apollinaire si collocano nel quadro dell'ultimo simbolismo (Le Bestiaire ou Cortège d'Orphée del 1911 e il volume del 1918 Calligrammes) dove la parola rievoca il lirismo musicale e la forza della nota, le opere della maturità vedono l'energia evocativa della parola e la suggestione che la lega alle immagini celebrate. Per questo Apollinaire si avvicinò al cubismo prima e al surrealismo dopo (a tal proposito mi sembra doveroso ricordare il dramma surrealista del 1917  Les mamelles de Tirésias). 

Partendo da destra: André Breton con Aimé Maeght
In questo senso Breton definisce il surrealismo quale "automatismo psichico puro mediante il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero; è il dettato del pensiero, con assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica e morale".

André Breton era un poeta (e anche medico) che iniziò a frequentare le personalità più influenti in campo artistico e letterario nella Parigi degli anni '20. Persona colta e curiosa, i suoi interessi lo spinsero ad avvicinarsi alla filosofia, alla poesia romantica e alla psicoanalisi intervenendo, durante cene e incontri con illustri personaggi dell'epoca, nelle discussioni con argomenti che dimostravano una cultura e approfondita in ogni campo del sapere. André Breton sosteneva la soluzione dialettica degli opposti e il superamento delle contraddizioni insite nella società capitalista unendo al materialismo dialettico la psicoanalisi. Quello che Breton proporrà attraverso il surrealismo non è solo una libera scelta artistica ma anche e soprattutto uno stile di vita  e una scelta politica. Difatti egli parlò nel Manifesto del concetto di libertà e di quali strumenti utilizzare, in primis l'immaginazione .

E' proprio con l'immaginazione che si va oltre la realtà, toccando la surrealtà dove il sogno ha la preminenza sulla veglia e, talvolta, le due fasi si fondono in un'armonica esistenza. Attraverso il surrealismo, si apre la strada alla pittura onirica di molti artisti che, partendo dai primi anni '20, si avvicinarono, alternando momenti di distacco, al Surrealismo così come fu teorizzato nel primo manifesto da Breton stesso.  


Bibliografia:

Le avanguardie artistiche del Novecento, Mario De Micheli, Universale Economica Feltrinelli, 2005
Dada e surrealismo, Marta Ragozzino, Atlanti Universali Giunti, 1998
Fenomenologie dell'immaginario, Michel Maffessoli, Silvia Leonzi (a cura di), Armando Editore, 2009
Balthus, Sgarbi Vittorio, Giunti Editore, 2001
La forma e le scritture, una lettura critica del Modernismo, Peter Nicholls, Armando Editore, 2000

Nota al testo: Se vi siete persi la prima e la seconda parte del Dossier di seguito i rispettivi link: Dossier 1° parte, Dossier 2° parte


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