lunedì 26 marzo 2012

Alcune riflessioni sul romanzo Mr. Gwyn di Alessandro Baricco

C'è da premettere che in questa occasione mi trovo in grande difficoltà a raccontare di un romanzo scritto con forte consapevolezza e con grande lucidità. La difficoltà nasce dal timore di fraintendere le reali intenzioni dell'autore, dando troppo importanza ora ad un aspetto  ora ad un altro a scapito di ciò che veramente rappresenta la spina dorsale del romanzo stesso.

Sto parlando di Mr. Gwyn (acquistato come ebook) di Alessandro Baricco, edito agli inizi di novembre 2011 e subito in vetta alle classifiche. L'autore ha appena dato alle stampe un altro romanzo, Tre volte all'alba, che a quanto dice la critica più acuta sembrerebbe essere altrettanto introspettivo e e volto all'indagine dell'animo umano così come è stato fatto in Mr. Gwyn.

Mr. Gwyn coinvolge il lettore fin da subito in un groviglio di pensieri e riflessioni scaturite dalla mente di Jasper Gwyn scrittore londinese, piuttosto famoso dopo la pubblicazione di tre romanzi che hanno riscosso un certo successo. Jasper Gwyn decide, tuttavia, di smettere di scrivere romanzi annunciando, con un articolo sul quotidiano Guardian, la lista delle 52 cose che Jsper non avrebbe più fatto. Niente e nessuno sembrano riuscire a fargli cambiare idea, neppure il suo agente letterario (nonchè amico di vecchia data).

I giorni trascorrono e la solitudine, il vuoto, sembrano non dare pace a Jasper che, nonostante ciò, non cede alla tentazione di tornare a a fare ciò che ha riempito le sue giornate per anni: scrivere. Complice una delle sue tante passeggiate senza una meta, Jasper scopre una galleria d'arte e, benchè non sia amante dei quadri, capisce, proprio tra quelle mura, ciò che sarà il suo nuovo lavoro: scrivere quadri.

Inizia una romantica quanto curiosa ricerca del luogo idoneo per un lavoro del genere a cui si associano curiosi incontro con bizzarri ma distinti personaggi: l'agente immobiliare e il lampadinaio, tanto per citarne alcuni. L'agente procura a Jasper una specie di magazzino abbandonato con qualche chiazza di umido qua e là, il riscaldamento non perfettamente funzionante e i tubi dell'acqua a vista. Il lampadinaio verrà incaricato da jasper di pensare all'illuminazione (lampadine che emanano una luce particolare e che si spegneranno esattamente quando il suo progetto di scrittore di quadri sarà terminato).

Il copista: ecco ciò che Jasper Gwyn avrebbe fatto d'ora in avanti. Avrebbe "scritto il quadro" e consegnato al destinatario in una busta sigillata. Nessuno, tranne il soggetto, doveva leggere il contenuto e soprattutto rivelare come si svolgeva il lavoro di Jasper Gwyn.

Rebecca, assistente dell'agente letterario di Gwyn, prestata per un mese a Jasper sarà la "cavia" e anche colei attraverso cui non solo il nuovo lavoro di Gwyn troverà senso ma anche dinamicità dal momento che Rebecca diventerà la sua segretaria. 

E' un rapporto strano quello che si inbstaura tra il copista e Rebecca. Lei deve posare nuda e comportarsi con grande naturalezza mentre lui la osserva. Talvolta Gwyn non si presenta, Rebecca si trova sola in quel grande e fatiscente ex magazzino e tutto ciò che desidera è avere Jsper lì, davanti a lei che guarda (e forse vuole fortemente) il suo corpo nudo.

Rebecca sarà la prima a provare strane emozioni. Molte persone trascorreranno giorni e poi settimane nello studio del "copista" Jasper Gwyn. Ciò che sembra aver raggiunto una particolare perfezione, finirà per incrinararsi fino a confluire in situazioni di non ritorno.

E' un gioco di specchi quello che si trova in questo romanzo, ma anche un gioco di scatole cinesi. C'è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da scoprire. I personaggi possono identificarsi in un unico personaggi dai mille volti e dalle mille sfacettature. Gli ambienti come zone di una stessa casa abitata dalla medesima persona. La poesia che spesso permea le pagine dei romanzi di Baricco, qui è filtrata da un ritmo incalzante, da un intreccio altamente simbolico.

Difficoltà, si diceva sopra, nel dare un giudizio a questo romanzo. Ma forse a volte è bene sospendere ogni tipo di giudizio e far parlare la letteratura. 

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