martedì 3 gennaio 2012

Il linguaggio segreto dei neonati di Tracy Hogg: come rispettare l'innocenza dei bambini

"Una delle domande che mi sono sentita rivolgere più spesso dai futuri genitori è: Quali libri ci consiglia di leggere per avere suggerimenti utili?. In passato questa domanda mi metteva in difficoltà: volevo segnalare (...) un volume concreto che fornisse consigli pratici (...). Ora il problema si è risolto".

Sono le parole di Jeannette J. Levenstein, assistente pediatra presso il Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles, che parlando ai neogenitori suggerisce un libro acuto e illuminante per il mestiere più difficile del mondo ovvero crescere un figlio. Forse molti di voi avranno sentito parlare del metodo Hogg per addormentare i neonati: questo è solo uno dei capitoli del saggio, Il linguaggio segreto dei neonati di Tracy Hogg.

Non si tratta di un consiglio letterario fine a se stesso, che segue una logica di mercato orientata al business e al profitto ma, usando le parole di Jeannette J. Levenstein, "di un punto di riferimento" per le coppie di ogni età, "il libro che tutti aspettavamo".

Tracy Hogg, dopo essersi presentata al lettore, parlando della sua vita come una "continua preparazione al lavoro" di infermiera e ostetrica diplomata, svolgendo anche training in ipnoterapia e educazione dei bambini con handicap fisici e mentali, Tracy Hogg accompagna i neogenitori verso uno dei concetti elementari ma spesso dimenticati dagli stessi: il rispetto e l'ascolto del proprio figlio. I pianti e i sussurri, se ascoltati, sono dei chiari messaggi del neonato alla mamma e al papà. Potrebbero voler dire ho fame, ho sete, ho freddo, ho caldo, voglio un abbraccio, voglio cambiare ambiente, ho sonno e sicuramente non vogliono dire sono arrabbiato con te, non voglio stare in braccio a te, sei cattiva/o.

Secondo Tracy Hogg, la chiave per entrare in contatto con il neonato è il rispetto, "trattarlo come qualsiasi altro essere umano: con rispetto". Parlare con il bambino (e non semplicemente al bambino: Tracy Hogg ci tiene particolarmente a sottolinearlo) è un modo per portargli rispetto, spiegandogli, ad esempio mentre lo si sta cambiando, che cosa si sta facendo. Anche l'osservazione è un modo per capire di cosa ha bisogno il bambino in quel momento e quindi rispondere adeguatamente alle sue esigenze.

Quante volte siamo andati nel pallone vedendo che il pianto di nostro figlio non si fermava. Ha mangiato, è pulito, è coperto nel modo giusto, quindi perchè piange ancora? Che cosa devo fare? A questo punto Tracy Hogg mette a disposizione delle tabelle per capire i significati dei movimenti del bambino: se si porta la mano alla bocca, inarca la schiena e tende a girare la testa significa che ha fame, se muove gambe e braccia in modo scoordinato ha dolore alla pancia ecc... Tracy mette a disposizione anche una serie di consigli per aiutare i genitori ad organizzarsi una volta tornati a casa dall'ospedale: il frigorifero deve essere pieno di cose deliziose pronte da scongelare e mangiare, è importante avere qualcuno che aiuti la madre nelle pulizie di casa in modo che quest'ultima si possa riposare quando riposa il bambino ecc...

Con il metodo E.A.S.Y la giornata verrà impostata riuscendo a soddisfare i bisogni del bambino e trovando anche spazio per i genitori: E sta per eat, il bambino deve mangiare; A sta per activity cioè tutto ciò che si fa dopo il pasto ovvero passeggiate per agevolare la digestione, cambio del pannolino e di scenario; S sta per sleep, il sonno e Y sta per you che significa tu, il nostro momento. Ci sono centinaia di testimonianze di genitori che hanno seguito, e seguono tuttora, il metodo E.A.S.Y di Tracy Hogg.

Non è semplice seguire il metodo Hogg, ma i consigli e i suggerimenti che vengono dati in questo libro sono di grande utilità ed hanno il merito di dare fiducia ai genitori per poterla trasmettere quindi ai figli e renderli bambini felici ed appagati. Anch'io sto provando il metodo Hogg e devo dire che i benefici si vedono. Gli amici, i parenti ma anche i conoscenti non fanno altro che dire quanto, io e mio marito, siamo rilassati e il bambino è visibilmente felice. Certo non tutti i giorni sono uguali, a volte i pianti dovuti alle colichette ci mandano veramente nel pallone e ci mettono a dura prova. Tuttavia quello che cerchiamo di fare ogni volta che nostro figlio piange è fermarci e ascoltare, capirlo. Solo così possiamo renderlo felice ed essere, noi stessi, genitori felici.

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