mercoledì 31 agosto 2011

Il librario di Régis de Sà Moreira

"Quando ridiscese nella libreria, il libraio notò con una rapida occhiata che qualcuno aveva rubato dei libri. -Finalmente qualcuno che non ruba cose di merda- pensò sbrigativo".
Non è l'incipit del romanzo di Régis de Sà Moreira, Il libraio, edito a giugno da Aìsara, ma una delle frasi centrali del libro che dicono molto dello spirito del protagonista.

Régis de Sà Moreira racconta la storia di un libraio che gestisce una piccola quanto particolare libreria "in un luogo a migliaia di chilometri" rispetto a dove ci troviamo. Potrebbe essere qualsiasi paese o qualsiasi città dove abbiamo vissuto, oppure che conosciamo, o ancora che abbiamo solo immaginato. Eppure lì, proprio in quel singolare posto dimenticato da tutti c'è il librario. E non uno qualunque, ma un individuo piuttosto robusto, che porta sempre un cappello e che si nutre di libri e tisane. Proprio così, si nutre di libri e tisane. Il suo motto è "ogni cliente una tisana" (anche se in origine era "ogni cliente un caffè"). 

Un alternarsi, quasi ritmato, di clienti bizzarri (il tizio che voleva tre libri da portare su un'isola deserta, la gran dama nera, le ragazze con la sindrome dell'ultima pagina, la fioraia, l'avventuriero che voleva una giuda di viaggi, i testimoni di Geova) entrano nella sua libreria, si affacciano su questo mondo incantato fatto di libri che circondano il banco del librario quasi nascondendolo, libri che abbracciano il libraio quando è in preda alla tristezza oppure mentre legge. I clienti rimangono esterrefatti dall'oceano di libri che li accoglie e difatti questo è proprio l'obiettivo del librario, a lui "piaceva l'idea che i clienti si trovassero da soli davanti a un oceano di libri, una marea, per la precisione, senza che nessuno li osservasse".
Le richieste dei clienti sono stravaganti ma ad ognuna di queste il libraio sembra dare delle risposte sincere e oneste, prendendo sul serio qualsiasi cosa gli venga chiesta.

Il libraio non ha amici, o meglio ha smesso di averne quando ha scoperto che era diventato per loro un argomento di conversazione. Sarà proprio l'incontro con un suo ex amico a svelare un altro lato del carattere del librario. 
E così il libraio trascorre le sue giornate a leggere, a bere tisane e ad accogliere i clienti. Ogni volta che legge una pagina ben scritta, che contiene una particolare immagine oppure un insegnamento, il librario strappa la pagina e la spedisce ad uno dei suoi cinque fratelli o ad una delle sue cinque sorelle sparse per il mondo, sperando che, alla sua morte, possano unire queste pagine formando il libro del librario.

Un romanzo dai contorni sfumati, dove la realtà e la fantasia si intrecciano sapientemente. Un libro che dona emozioni ma anche sorrisi, grazie a quelle venature ironiche che si possono incontrare sparse qua e là nelle pagine.
In un periodo dove sembra esserci spazio solo per gli ebook, è bello leggere in questi termini le emozioni che possono scaturire dalla carta stampata.

lunedì 29 agosto 2011

L'erotismo nell'arte di Jan e Sara Saudek

JAN SAUDEK & SARA SAUDEK - Retrospettiva 1992 - 2003
dal 25/06/2011 al 04/09/2011 - Mondo Bizzarro Gallery, Roma

L'erotismo fotografato e dipinto da Jan Saudek è una canzone dolorosa che si insinua nella mente, è una notte insonne trascorsa a guardare la nebbia, è lo sguardo di un senzatetto, è un grido che si propaga per le strade di Praga. 
E' un erotismo che gioca sul filo della provocazione, che inganna e imbarazza l'osservatore, accompagnandolo nel mondo onirico e difficilmente interpretabile di questo artista ceco. Un erotismo impossibile da imbrigliare che ha fatto del corpo femminile un'icona di sensualità malinconica, ricercata tra le pieghe del corpo stesso della donna, implorata dall'autore che orna la sua musa ispiratrice, la moglie e modella Sara Saudek, con ritmi evanescenti e contorni sfumati rendendo così meno delineata la distinzione spazio temporale all'interno della quale è collocata la modella. 

L'erotismo investe anche i caratteri infantili di bambini e adolescenti, lasciando sbigottito l'osservatore solitamente incatenato dalle regole che la società impone. Accostarsi alle opere di Jan Saudek significa abbandonare le suddette regole e lasciarsi trascinare dall'inafferrabile mondo onirico di questo grande artista. 
Saudek parte da una fotografia in bianco e nero per poi dipingerla con acquerelli, regalandole un'identità nuova grazie ai sentimenti che agitano il suo animo. E' così che Saudek rende indefinibile ciò che era distinto nella fotografia, esaspera i particolari, sfuma i contorni, fa emergere una rete archetipica sfuggente ma affascinante.

Accanto alle opere di Saudek, troviamo anche le fotografie scattate dalla moglie Sara che appaiono cariche di quella serenità, di quella leggerezza e, se vogliamo, anche di quell'ironico equilibrio che mancano nell'arte di Saudek. Non è un demerito verso l'artista ceco, sono solo due punti di vista, quello di Jan e di Sara, di guardare la realtà e di amarla come meglio riescono. 

La realtà raccontata da Jan e Sara Saudek è un viaggio che non vuole avere una meta definita, nessuna destinazione, niente da precludere alla nostra anima curiosa che ha sete, così tanta sete, di vivere.

Per chi fosse interessato al corpo femminile come simbolo di seduzione, malizia e innocente dolcezza vi rimando alle opere di Danni Shinya Luo in mostra a MondoPop Roma.  

domenica 28 agosto 2011

Ogni giorno, ogni ora: l'esordio di Nataša Dragnić

Il cuore della storia narrata da Nataša Dragnić nel suo romanzo d'esordio, Ogni giorno, ogni ora, edito per Feltrinelli, rappresenta ciò che di meraviglioso e suggestivo possiede la letteratura ovvero la sua trasversalità nelle tematiche trattate, mi riferisco al tema del primo amore, che è in grado di superare i vincoli imposti dal tempo e dallo spazio, unendo le anime e i destini di due persone.
Una tematica universale, raccontata, come si è visto nelle recensioni di alcuni giorni fa, anche da Banana Yoshimoto nel suo ultimo romanzo High&Dry. Primo amore e da Kyoichi Katayama, Gridare amore dal centro del mondo.

La storia tra Luka e Dora ha inizio nell'asilo di Makarska, piccola cittadina della Croazia che si affaccia sul mare. Lui sembra abbagliato dalle movenze di questa bambina di due anni, osserva il suo volto, incorniciato da lunghi capelli neri come la pece, guarda i suoi occhi, il suo esile corpo. Lei lo nota subito, decide di assumere atteggiamenti da bambina grande, non vuole che la mamma l'aiuti a sfilarsi la cartella, non vuole che le stia accanto, vuole essere sola, mentre quel bambino, più grande di lei, la osserva. Ma sarà in quel momento che lui perde i sensi, lei accorre, è la prima a precipitarsi su di lui, e gli sussurra dolci parole che sembrano disegnare il prologo di una bellissima storia d'amore. E così sarà. Da quel momento Luka e Dora diventeranno inseparabili e trascorreranno sempre più tempo insieme. Momenti magici saranno i pomeriggi trascorsi sulla barca di Luka a guardare le nuvole mentre il mare li culla, a tuffarsi nel mare blu della Croazia, e ancora a scoprire sentieri nascosti tra le sterpaglie. La loro infanzia cresce con la consapevolezza che le loro vite non si separeranno mai. Purtroppo il lavoro del padre di Dora, la porterà in Francia. Questa separazione sarà la prima che dovrà subire Luka.

Mentre Dora cerca di superare la perdita dell'amico, dimenticando il suo volto, i momenti trascorsi e persino il suo nome, come se lui non fosse mai esistito, Luka continuerà a ricordarla come la persona più importante della sua vita, la persona che diventerà sua moglie. Ma il destino gioca un brutto scherzo ai due bambini che, nel frattempo, diventano grandi: Dora inizia la sua carriera da attrice, frequentando corsi di recitazione e dizione, portando in scena classiche pièces teatrali, e riscuotendo non solo successo tra le amiche che la seguono ma anche tra i ragazzi. La sua bellezza catturerà l'attenzione di Andrè, colui che riuscirà a fare breccia nel suo cuore, Luka si perfezionerà nella pittura e rappresenterà un mondo onirico dove il mare sembra essere il protagonista assoluto. Anche lui conoscerà una ragazza, che presto diventerà la sua compagna fissa. Tuttavia il suo cuore appartiene a Dora, lui non riesce a dimenticarla ma sarà una notizia del tutto inaspettata a turbarlo: la nascita di suo figlio.

La pittura porterà Luka a Parigi, la città in cui vive Dora e, ancora una volta, il destino li farà ricongiungere: all'ingresso di una mostra lui la noterà, come come accadde anni prima all'asilo di Makarska, osserverà le sue movenze, la linea del suo corpo, morbido e sensuale come quello di una giovane donna e perderà i sensi. Sarà lei ad accorrere e a sussurrargli le stesse parole dolci di un tempo. Luka trascorrerà tre mesi a Parigi, durante i quali si frequenterà con Dora, si ameranno, trascorreranno momenti magici, come quando erano bambini. Ma Luka non può ancora ricongiungersi con Dora, deve risolvere un problema: il figlio che la sua compagna gli darà a breve.

Il tema del primo amore, come detto sopra, è il punto forte del romanzo, universale e trasversale anche tra culture antropologicamente differenti tra loro. Ma se ci addentriamo e guardiamo l'esposizione contenutistica, non possiamo non notare una fuggevole quanto retorica messa in scena di momenti banalmente accozzati tra loro che esasperano e sviliscono la dolcezza del tema, trasformato così in un pleonastico quanto chiassoso argomento che si propaga fino all'ultima pagina del romanzo. L'incontro tra i due bambini all'asilo può apparire un chiaro esempio di quanto l'equilibrio che lo compone, le evocazioni suggestive e surreali siano, in realtà, una mera rappresentazione imbarazzante tanto per l'autore quanto per il lettore. Quest'ultimo rimane turbato di fronte alla superficialità con la quale viene trattato l'argomento, quale appunto il primo amore. 
Mancano quelle immagini evocative e quei toni pacati proprie della Yoshimoto nel romanzo High&Dry. Primo amore, così come sono assenti la profondità dei dialoghi tra i protagonista del romanzo di Katayama, Gridare amore dal centro del mondo.
Eppure la tematica è la stessa.

sabato 27 agosto 2011

Editoria digitale: l'Era del Self-Publishing

In questi giorni si è ragionato su come sta cambiando la filiera editoriale, in America e in Italia, in seguito alle nuove tecnologie e quindi al nuovo paradigma che unisce la cultura  all'editoria. Siamo quindi arrivati ad alcune conclusioni che vedono l'avvicinarsi di un momento storico che guarda alla cultura in modo totalmente differente da come avveniva in passato.

Ciò su cui è interessante porre l'attenzione riguarda il self-publishing, sul quale si è dibattuto parecchio in Italia, soprattutto negli ultimi mesi, mentre in America è una realtà (come si è detto qualche giorno fa) che si sta affermando sempre più, coinvolgendo scrittori noti al pubblico ma anche esordienti. Per ciò che concerne la situazione italiana basta pensare alle parole di Stefano Tettamanti, agente letterario della Grandi&Associati, che ha affermato quanto il loro lavoro stia cambiando proprio in relazione alle esigenze di scrittori che prediligono l'auto-pubblicazione. Se l'agente letterario deve essere pronto a captare le esigenze dello scrittore, del pubblico, ma anche quelle del libraio e del lettore, sullo sfondo di un panorama editoriale mutevole a tal punto che è impensabile imprigionarlo in compartimenti stagni per darne una visione d'insieme statica, anche gli editori cartacei dovrebbero prendere parte a questo dibattito, ma soprattutto scendere in campo ed agire. La soluzione non sarà quella di aggredire la politica del self-publishing, quanto di abbracciarla magari sperimentando nuove forme di vendita e promozione dei propri libri, allargando sempre più l'orizzonte verso una modalità innovativa di fare editoria e cultura.

Probabilmente chi sta allargando il proprio orizzonte è Mark Zuckerberg, colui che in fatto di lungimiranza non ha più nulla da imparare. Una delle ultime notizie che arriva da oltreoceano riguarda l'acquisizione, da parte di Facebook, della Push Pop Press, un'azienda che sviluppa applicazioni per la lettura di ebook. A quanto pare le tecnologie Push Pop Press verranno integrate  nella piattaforma Facebook per consentire agli utenti di condividere le notizie in un modo del tutto innovativo. Sembrerebbe quindi essere smentita la notizia, secondo cui, Facebook voglia pubblicare ebook e metterli a disposizione degli utenti.

Insomma quello a cui stiamo assistendo, oltre al nuovo modo di fare editoria e di pensare la cultura in senso generale, è proprio un cambiamento che riguarda le radici stesse del mondo editoriale, in primis gli scrittori, coloro che hanno storie da raccontare. Sta mutando il modo di presentare queste storie e quindi anche il modo di metterle a disposizione dei lettori, ma la voglia di raccontare e il bisogno di scrivere permane. E' a questo che gli editori devono guardare con curiosità, il modus operandi: ora l'autore vuole essere padrone della propria opera, decidere la copertina, il formato, il prezzo, il momento dell'uscita e magari anche le strategie di marketing. Poter essere parte attiva di tutto ciò che concerne la vita della propria opera.

Il self-publishing permette di fare questo e molto altro, le agenzie letterarie, come si è visto poc'anzi, accompagnano lo scrittore in questo percorso senza essere invasive e gli editori? Il loro lavoro è utile proprio ai fini della qualità di un buon libro (eludiamo i casi di commercializzazione di libri spacciati per bestseller che, in  realtà, rivelano una vacuità di argomenti e una scrittura banale e sofferta), nessuno mette in discussione il loro operato tuttavia stiamo ancora attendendo risposte concrete nei confronti di questo generale mutamento.

venerdì 26 agosto 2011

Il successo di Kyoichi Katayama: Gridare amore dal centro del mondo

"Stamattina quando ho aperto gli occhi piangevo. Come al solito. Di tristezza, forse, non so. E' che i sentimenti non li ho più, li ho pianti insieme alle lacrime". L'incipit del romanzo di Kyoichi Katayama, Gridare amore dal centro del mondo, porta il lettore, fin dalle prime righe, nel viaggio esistenziale dei personaggi che animano il libro.
Questo romanzo è apparso nelle librerie giapponesi nel 2001 ed è subito diventato un bestseller. Tradotto in Italia e pubblicato da Salani nel 2006, Gridare amore dal centro del mondo, ha conosciuto una popolarità che non ha mai visto la parola fine tanto che, negli anni successivi, ne è stato tratto un manga edito da Kappa edizioni.

Kyoichi Katayama ha raccontato un'amore adolescenziale che supera la dimensione del tempo e dello spazio. La sua scrittura fa vibrare ogni pagina di quell'armonia e di quel simbolismo propri della letteratura giapponese. Qua e là si trovano tracce di quel realismo magico di cui sono pregne le opere italiane di Bontempelli, ma anche i classici di Borges e Marquéz. 

Katayama racconta l'amore tra Sakutaro e Aki. Entrambi frequentano la stessa scuola media, si vedono ogni giorno, condividono le gioie quotidiane ma anche i dolori che un ragazzino di dodici anni può provare. Crescendo scoprono che il loro rapporto, diventato sempre più intimo nel corso degli anni, si sta trasformando in una tenera storia d'amore. Sakutaro ben presto ammetterà a se stesso che quello che sta provando è la "felicità più grande" e deve "conservarla con grande cura".

Sakutaro è un adolescente sopra le righe, romantico, dall'animo generoso, interessato alla Storia, la cui mente viene continuamente stimolata da un ambiente creativo ma anche da lunghe chiacchierate con il nonno paterno, un uomo che non è riuscito a realizzare il suo sogno d'amore: sposare la donna che amava. Con lui trascorrerà delle serate piacevoli, bevendo vino e mangiando sushi, parlando di amore illecito, dei sentimenti degli uomini, di filosofia e storia. Sakutaro condividerà le rivelazioni del nonno con Aki. La ragazza, che in un primo momenti appare timida e titubante, si rivelerà determinata, matura e piena di grinta.

L'amore e la morte sono temi che torneranno spesso nei discorsi dei due adolescenti. E sarà proprio con la morte che si dovranno scontrare. Aki inizierà a soffrire di forti malesseri. Anemia aplastica, sarà ciò che inizialmente i medici diranno ai due ragazzi. Ma poche settimane dopo la madre di Aki rivelerà a Sakutaro  il vero nome della malattia che sta dilaniando la figlia: leucemia. 
Per Aki inizia un lungo periodo di sofferenza. Debolezza, vomito, capelli che si fanno sempre più radi, mancanza di appetito. A questo si aggiungerà anche la stanchezza mentale. Sakutaro le starà vicino per tutto il decorso della malattia, consapevole che la sua sofferenza è "solo un modo di condividere" quella di Aki, ma "non ero Aki, così come il mio dolore non è il suo dolore".

La situazione emotiva e fisica di Aki precipitano quando lei decide di accettare ciò che il destino le ha riservato. Dare una ragione a tutto, è questo ciò che tenta di fare Aki. Di fronte a questo comportamento che potrebbe sembrare arrendevole ma in realtà è molto coraggioso, se si pensa alla giovane età della ragazza, Sakutaro le promette di portarla via dall'ospedale, di andare in Australia, meta di una gita scolastica alla quale lei, a causa del ricovero, non ha potuto partecipare. 
Nelle settimane a venire, Sakutaro predispone tutto ciò che è necessario per la partenza. Ma sarà proprio in aeroporto che avverrà l'irreparabile: Aki cade a terra, svenuta. La ricoverano d'urgenza in ospedale. 

Quel viaggio in Australia, quel sogno che Aki e Sakutaro avrebbero desiderato fare insieme, non si realizzerà mai. Aki morirà poco tempo dopo, a dicembre. 
Il romanzo è un lungo flashback durante il quale Sakutaro rivive con la memoria la spensieratezza, la magia, la dolcezza ma anche il dolore della storia vissuta con Aki. 
Il lettore è parte attiva di questo libro, percepisce in modo molto vivido i sentimenti di Sakutaro durante il suo lungo racconto. E sente il suo grido d'amore che se non proviene proprio dal centro del mondo, proviene sicuramente dal centro del suo cuore.

giovedì 25 agosto 2011

L'arte di correre di Murakami

Secondo Hegel nell'arte lo spirito vive in modo immediato e intuitivo ed acquisisce coscienza di sé. Leggendo il libro di Murakami, L'arte di correre, edito da Einaudi nel 2009, si ha la sensazione che lo spirito dell'autore viva, nel momento in cui si appresta a correre o a fare qualsiasi tipo di attività fisica, nella felicità e nella pacatezza più assoluta.

Non è sempre facile capire che cosa davvero suggeriscano le pagine di un libro di Murakami. Molti lettori si troveranno d'accordo nell'ammettere che, il più delle volte, si inizia un suo romanzo pensando di aver intuito, magari già ai primi capitoli, dove l'autore vuole andare a parare e invece lo si finisce con tutt'altra convinzione. E in questo sta la maestria che scaturisce da una scrittura onirica, dove ogni immagine descritta da Murakami sembra far parte di un progetto ben più vasto, qualcosa che ha a che fare con il simbolismo e se vogliamo anche con un certo realismo magico (di cui la letteratura italiana ci ha dato testimonianza con Bontempelli). Tra le pagine dei libri di Murakami si avverte un richiamo a tutto ciò che è archetipico, le tematiche si rincorrono, si abbracciano, si aprono su mondi possibili solo a coloro che si accostano a questo scrittore e ai suoi libri.

Ingannevole e sfuggente può apparire proprio il romanzo in questione, L'arte di correre. Murakami racconta un suo personale percorso che lo ha portato da proprietario del Peter Cat, un Jazz bar che ha gestito per sette anni, a uomo di cultura che dedica il suo tempo libero alle sue passioni: la musica e la letteratura. Fervido e curioso lettore nel giro di pochi anni inizia a dedicarsi al suo primo libro e da qui la storia è abbastanza nota. 

Ciò che è curioso è come l'arte della scrittura si associa a quella della corsa. E qui il libro è denso di riflessioni e aneddoti relativi le sue fatiche fisiche, i duri allenamenti per partecipare a gare e maratone, la sconfitta e la voglia di andare avanti, lo sconforto e la grinta che mai lo abbandonerà, il raggiungimento di un obiettivo e lo sforzo fatto per arrivarci. Tutto ciò non si traduce con  l'esasperato bisogno di vincere, di raggiungere a qualsiasi costo l'obiettivo, ma con una ben precisa metodica che accompagnerà il suo cammino quotidiano verso il traguardo, sia che esso venga raggiunto o meno. 
E' il percorso fatto ciò che interessa a Murakami, non la vittoria in sé.

Ps: vorrei ricordare che la traduzione di questo libro è di Antonietta Pastore, scrittrice e insegnante oltre che traduttrice. Se volete approfondire e saperne di più sui suoi libri, cliccate qui.

mercoledì 24 agosto 2011

Leggero il passo sui tatami: cultura e letteratura giapponese nel libro di Antonietta Pastore

L'amore tra una donna occidentale e un paese impenetrabile, intricato ma eternamente affascinante quale è appunto il Giappone. Questo è quello che apparentemente sembra essere il contenuto del romanzo di Antonietta Pastore, Leggero il passo sui tatami, pubblicato da Einaudi all'inizio del 2010. In realtà questo libro racconta molto di più di una semplice storia autobiografica. L'autrice conduce il lettore attraverso il suo personale viaggio, fisico e spirituale, nella "dimensione pittorica" nipponica, all'interno della sua cultura, contraddittoria ma al tempo stesso ragionata ed equilibrata, elegante ma kitsch, avanzata ma arretrata.  

Siamo nel 1977 e Antonietta Pastore vive già da due mesi in Giappone. Ha conosciuto in Europa colui che è diventato il marito, giapponese di origine, con il quale ha vissuto prima a Parigi "un'esistenza precaria ma spensierata" durata ben sette anni. Quando l'insoddisfazione ha iniziato a farsi sentire, i due coniugi hanno maturato l'idea di trasferirsi nel paese natale del marito, più precisamente a Itami, a nord-ovest di Osaka. I primi mesi rappresentano per Antonietta Pastore un momento di conoscenza nei confronti del luogo che la circonda. Consultando cartine e orientandosi grazie ai pochi ideogrammi imparati, prende treni e autobus, spingendosi così a Kobe. 

Antonietta è inizialmente affascinata dalla grazia delle donne, l'eleganza che caratterizza ogni loro movimento, ogni piccolo gesto anche il più banale come scartare una caramella o riempire un bicchiere d'acqua. Al contrario lei si sente goffa, ridicola per la spontaneità che dipinge i suoi movimenti, conseguenza di un'educazione avvenuta in Europa.
E la fascinazione continua, anche se si alterna a momenti di scetticismo dovuti all'incomprensione della cultura giapponese ad esempio, quando, con alcuni colleghi di lavoro, trascorre un fine settimana in montagna: altoparlanti che scandiscono i vari momenti della giornata, stanze dove uomini e donne dormono insieme sui futon disponendo i materassi in cerchio, con le teste al centro, saké e birra a volontà. 

Vivendo sempre di più la quotidianità, Antonietta ha come la sensazione che la troppa compostezza delle persone e la rigidità delle regole di vita mettano un freno alla spontaneità e quindi all'onestà dei rapporti interpersonali. L'autrice racconta infatti della difficoltà nel creare rapporti sinceri, nel capire che cosa davvero passa per la mente del suo interlocutore. La chiusura è ciò che non riesce più a sopportare. Di conseguenza anche il modo di guardare la terra nella quali vive inizia a mutare: la bellezza e la raffinatezza lasciano il posto a tutto ciò che di  kitsch si trova in Giappone, alle imitazioni delle metropoli occidentali, all'eccessivo frastuono, al disordine. E su questo sfondo, si fanno sentire l'arretratezza di certi aspetti culturali: l'episodio del matrimonio combinato tra due giovani ragazzi, sotto l'occhio incredulo di Antonietta, ne è l'esempio. Per questo l'autrice arriva a chiedersi dove si nascondano quei sentimenti folli, quel turbine di passioni, quelle emozioni che agitano gli animi dei personaggi della letteratura giapponese decantati nei libri di Soseki, Tanizaki e Kawabata.

Dovranno trascorrere ancora parecchi anni, Antonietta dovrà attendere gli inizi del 1980 per pulire la sua anima dai preconcetti e dagli stereotipi con i quali si è soliti guardare un paese che non è il proprio. Questo processo di liberalizzazione della mente e dello spirito dai pregiudizi è lungo ma, grazie all'apertura mentale dell'autrice e ad una certa disposizione della sua anima, Antonietta riuscirà a  capire fino in fondo il paese in cui vive, adattandosi ma senza per questo subire la cultura nipponica, vivendo con serenità, consapevole del fatto che il Giappone non è l'occidente. L'integrazione avverrà anche grazie ad alcune conoscenze femminili che l'aiuteranno meglio in questo percorso. 

Come dicevo all'inizio, Leggero il passo sui tatami, non è solo l'autobiografia di una donna occidentale che ha vissuto per anni in Giappone, ma è soprattutto un percorso esistenziale, un viaggio di integrazione che vede protagonista l'anima e la mente di questa donna prima ancora della sua persona fisica. La scrittrice scoprirà che ciò che reputiamo universale in realtà è molto relativo e circostanziato alla cultura all'interno la quale siamo cresciuti. Capire questo concetto e fare un balzo in avanti nel momento in cui ci si trova in una terra lontana dalla nostra è un pregio non comune. E di questo Antonietta Pastore ne ha dato testimonianza. 

martedì 23 agosto 2011

Ebook: il futuro dell'editoria nel panorama italiano

Scrivendo di libri e toccandoli con mano quasi ogni giorno, non potevo sottrarmi da alcune riflessioni sorte in seguito a parecchi articoli che ho letto nell'ultimo periodo relativi il futuro dell'editoria e il nuovo modo di fare e pensare la cultura.  

La situazione si prospetta, su scala mondiale, assai differente tra America ed Europa (per Europa mi riferisco in particolare alla situazione italiana che, almeno al momento, è quella che ci interessa maggiormente). Se da un lato, in entrambi i continenti, ci si sta avviando verso un futuro che tratterà il libro come una reliquia, un oggetto da collezione, qualcosa che si terrà esposto in vetrina e magari si farà vedere ai nipoti quasi con orgoglio, dall'altro America ed Europa stanno reagendo in maniera differente rispetto alle nuove tecnologie che vedono l'informazione e la cultura divenire sempre più digitalizzata.

Interviste a manager, filosofi ed editori americani dimostrano la loro lungimiranza in merito all'argomento. Grazie ad un pensiero versatile verso le nuove tendenze, la classe dirigente della cultura e dell'editoria americana ha capito, anticipatamente, le ragioni di una scelta che potrebbe sembrare azzardata. Tra le più interessanti interviste vorrei ricordare il pensiero di Tim O'Reilly, editore americano, secondo cui la scomparsa dei libri di carta è voluta dagli editori stessi non tanto perché diminuisce il numero dei lettori quanto perché la logica industriale tende a spostare l'attenzione verso una macchina molto meno costosa nella produzione di libri: gli ebook riducono i costi che riguardano la produzione e la distribuzione del libro cartaceo. 

Un altro aspetto nel panorama americano di questo nuovo modo di fare l'editoria e di pensare la cultura è l'auto-pubblicazione. Quando si sente questa parola, la tendenza generale è quella di considerare il libro auto-prodotto inferiore graficamente ma soprattutto contenutisticamente rispetto ad un libro messo sugli scaffali delle grandi catene di distribuzione da una casa editrice. La realtà non è così. Parecchi scrittori hanno deciso di firmare accordi con Amazon e azzerare il costo dell'editore, presentando al pubblico un libro ben fatto sotto ogni punta di vista. Tanti di loro si affidano anche a editor oppure si confrontano con altri lettori, pubblicando sul proprio blog i capitoli del loro romanzo e accettando qualsiasi tipo di critica e suggerimento.
E poi ci sono i casi di scrittori che nascono sul web, diventando famosi ed accreditati grazie appunto alla piattaforma di Amazon. Tra questi si potrebbe ricordare Amanda Hocking: basta riportare qualche numero per capire chi è questa ragazza americana: 17 libri scritti, 2 milioni di copie vendute.

Come detto sopra, l'Europa sta reagendo con lentezza e reticenza. Qualche caso sporadico di scrittore che abbandona la propria casa editrice per abbracciare il self publishing lo troviamo in Francia: Maurice G. Dantec ha annunciato che il suo nuovo libro, Satellite Sisters, sarà disponibile in formato digitale e diffuso tramite Amazon.fr. Ma Dantec è vecchio del mestiere. Da alcuni suoi libri sono stati tratti dei film e da anni ha un pubblico che lo segue e che sicuramente lo farà anche su Internet.

La situazione italiana, in confronto alla linearità, allo spirito critico e profondamente acuto della società americana, lascia perplessi. Pochi dati, spesso incoerenti tra loro o contraddittori appaiono sugli stessi quotidiani o su quotidiani differenti a distanza di pochi giorni gli uni dagli altri. Un articolo apparso su Wired.it proprio in questi giorni annuncia che non solo le vendite di ebook da parte della popolazione maschile sono elevate (si parla del 70%) ma anche che il panorama delle piattaforme per la distribuzione di ebook è ancora più affascinante dell'ebook stesso. Tra queste piattaforme, sottolinea Wired, è bene dare la notizia della nascita di mEEtale, un portale che permette agli scrittori emergenti di pubblicare e vendere i propri lavori online (qui trovate l'articolo per esteso). 

Tuttavia, appena due giorni fa, Affaritaliani.it riporta dati tutt'altro che entusiasmanti. Si parla dell'elevato costo degli ebook (dai 4 ai 15 euro) e delle difficoltà di leggerlo, in quanto lo si può fare solo su e-reader con il quale è stato aperto la prima volta (se volete approfondire cliccate qui).

Il Corriere della Sera invece intervista Martin Angioni, country manager di Amazon.it, alla vigilia della "Legge Levi" che prevederà, dal primo settembre, il congelamento degli sconti sui libri al 15% per i librai e al 25% per gli editori. Angioni espone alcune perplessità che riguardano la suddetta legge, in quanto non va a sanare uno dei problemi che da sempre l'Italia porta con sé e che non le fa onore: il basso numero dei lettori (qui trovate l'articolo scritto da Mastrantonio Luca).

Insomma la situazione italiana è molto più intricata di quella americana. Varie voci, spesso vacue e prive di fondamento si alternano ad analisi critiche e puntuali le quali, tuttavia, restano casi isolati in un mare di fango.
Il punto è che non si stia combattendo una guerra tra ebook e carta stampata, tra digitale e non, quello che si sta affacciando sul panorama mondiale è un nuovo modo di fare la cultura, un nuovo modo di pensare l'editoria e, se vogliamo, anche una nuova strategia, magari più interessante, per attirare le nuove generazioni verso il sapere e la conoscenza. Sarebbe quindi saggio guardare alla situazione che si sta sviluppando oltre oceano con una certa curiosità e accettare questi mutamenti, queste tendenze. Il nuovo spaventa, sempre e comunque, ma non possiamo farci spaventare se vi è la possibilità di un miglioramento comune. 
Nel frattempo si attendono dati certi e voci realmente informate sui fatti, affinché le nostre riflessioni possano diventare ancora più concrete.

Ps: per le informazioni relative la situazione editoriale americana mi sono servita delle interviste e statistiche riportate negli articoli di Giuseppe Granieri, giornalista e blogger attivo sul quotidiano La Stampa.

lunedì 22 agosto 2011

La cartella del professore: eleganza e ironia nel libro di Hiromi Kawakami

L’eleganza della cultura giapponese, i toni pacati, gli atteggiamenti dimessi, la compostezza che non abbandona le persone, mai. In nessuna situazione. Una melodia leggera, un equilibrio perfetto, la ricerca del non detto, del nascosto, del recondito. E’ questo quello che sembra scaturire nel viaggio di conoscenza e d’amore che accompagna il lettore, fin dalla prime pagine, nel romanzo di Hiromi Kawakami, La cartella del professore, edito da Einaudi.

Matsumoto Harutsuna, un anziano professore di liceo incontra, dopo parecchi anni, una sua allieva, ormai donna vicina alla quarantina. Sarà proprio lei, Omachi Tsukiko, a riconoscerlo ma non si presenterà subito, aspetterà che sia il professore a riconoscere i segni del tempo sparsi sul viso e sul corpo, intravedendo un volto noto alla sua memoria.

Il loro primo incontro, in un ristorante che secondo il professore non di addice ad una giovane donna, sancisce l’inizio di un rituale che durerà settimane. Le settimane si trasformeranno in mesi e i mesi in anni. Una scoperta scandita da tazze di saké, zuppe, alghe e pesce, dall’atmosfera vellutata di Tokyo, che muta di stagione in stagione davanti agli occhi schivi del professore, e alla donna, giovane ma non più come un tempo. Le loro anime si incontreranno creando momenti fondamentali, ma assai fugaci, per la loro esistenza.

Hiromi Kawakami è nata a Tokyo nel 1958. Scrittrice e critica letteraria, è considerata una delle voci più autorevoli del panorama letterario giapponese. L’eleganza della sua scrittura, velata d’ironia e sensualità, rendono questo libro una perla che speriamo faccia risplendere il Giappone.

Non chiedere perché: la guerra a Sarajevo raccontata da Franco Di Mare

“Amico mio, sani e normali sono solo gli uomini ordinari, quelli del gregge”. Così recita una frase di Cechov. E nel libro di Franco Di Mare, Non chiedere perché (pubblicato a primavera da Rizzoli), queste parole sembrano cucite addosso alle pagine del romanzo.

Marco è un giornalista separato da una donna che non vuole o non riesce a capire il suo lavoro. Siamo nel 1992, dall’altra parte dell’Adriatico, precisamente nell’ex Jugoslavia, a Sarajevo, scoppia la guerra che nessuno avrebbe immaginato trasformarsi nella più cruenta, in Europa, dopo il secondo conflitto mondiale. A Marco viene offerto di partire per alcune settimane, affiancato da un cameraman. Insieme dovranno riprendere quello che nessuno vuole vedere con i propri occhi. 

“Non devi dimostrare niente a nessuno” gli suggerisce un collega il giorno prima della riunione ufficiale durante la quale si deciderà il futuro del giornalista.. Marco, lo sguardo incredulo degli altri giornalisti, durante la riunione, accetta la missione quasi fosse spinto da un richiamo atavico malcelato dall’ingannevole aria di chi non si rende conto di quello che sta facendo.

Con questo spirito inizia un viaggio che, non solo, porterà Marco faccia a faccia con la morte, il dolore, la guerra che distrugge la dignità umana, che stravolge l’immaginario dei bambini, che annichilisce la vita degli adulti (trasformando alcuni di loro in automi pronti ad uccidere chiunque capiti sotto tiro, altri in perseguitati che vivono dipendenti dalle sirene che annunciano i bombardamenti), ma soprattutto il giornalista inizierà un viaggio dell’anima (in seguito ad un servizio girato proprio in un orfanotrofio bombardato) che lo porterà alla decisione di adottare una bambina.

La matassa di sentimenti che si scioglierà nell'animo di Marco, con l’aiuto di Edin, famoso diplomatico, e di alcuni suoi colleghi, come Karen e Ljubo, svela la fragilità e la forza, al tempo stesso, di questo giornalista che vuole rispondere a molte domande che lo attanagliano, vuole dare un senso alla propria vita e lo trova nel posto in cui tutto sembra essere sovvertito, dove i bambini si scambiano schegge al posto di figurine, dove ai musicisti vengono amputate le mani, dove gli amanti si scoprono, improvvisamente, appartenere ad etnie diverse e quindi costertti a chiamarsi “nemici”.

Non chiedere perché è un romanzo riflessivo, mette in luce le dinamiche di una guerra che ha sconvolto l’Europa, i cui segni sono permeati nella generazione successiva nonostante la volontà di andare avanti. Di ricominciare. Il merito di Franco Di Mare è anche quello di aver raccontato, come lui stesso ha scritto, una storia vera pur avendo “immaginato alcuni dettagli ormai perduti e limato altri ingombranti”. 

domenica 21 agosto 2011

H/H: la morte secondo Banana Yoshimoto

Si sente spesso dire che il modo di fare e pensare l'editoria, così come è attualmente concepita, si mostra riluttante verso le raccolte di racconti. Eppure abbiamo molti esempi, italiani e stranieri, che sembrano andare contro questa logica di mercato. Tra gli esempi stranieri vorrei occuparmi di H/H di Banana Yoshimoto, pubblicato nel 2001 da Feltrinelli ma attuale, per tematiche trattate e, proprio per questo, internazionale da un punto di vista narrativo. Il titolo si riferisce ai due lunghi racconti che lo compongono, rispettivamente Hard Boiled e Hard Luck. 

Il primo racconto narra la storia di una ragazza che, dopo aver perso il padre improvvisamente, riprende possesso dell'eredità che la matrigna le ha sottratto a sua insaputa. Questi due episodi contribuiscono a rendere la sua vita intricata e la sua persona vulnerabile più di quanto non lo fosse prima. Sarà proprio in questo momento, caratterizzato dalla confusione e dalla fragilità, che la ragazza conoscerà Chizuru, donna forte e determinata, che vive circondata da spiriti e apparizioni. Le due iniziano a vivere insieme, il loro rapporto si fa sempre più intimo fino a trasformarsi in una vera e propria relazione, sullo sfondo di un'ambiente dove l'atmosfera è densa come latte, gli spiriti appaiono in qualsiasi momento e Chizuru avverte le loro energie negative o positive. Tuttavia la giovane ragazza non vive la storia d'amore con trasporto, il suo animo non è sconvolto da un turbine di emozioni e la sua anima non arde di passione, come invece sembra essere per Chizuru. Quello che la protagonista sta vivendo non è altro che una stagione della sua vita, destinata a finire. E la fine è molto più vicina di quanto non possa immaginare Chizuru: nel momento in cui la giovane ragazza capisce di essere forte e di poter affrontare il mondo adulto, comunica a Chizuru di voler traslocare poco lontano, in una casa tutta sua. Il rapporto si incrina bruscamente e, tempo dopo, Chizuru muore in circostanze misteriose. 
Sarà proprio durante un viaggio tra boschi e colline, che Chizuru apparirà in sogno alla giovane ragazza, rievocando in lei l'ultima lite e i comportamenti avuti nei suoi confronti. La protagonista si interrogherà più volte su ciò che avrebbe potuto fare, sul motivo per il quale non ha versato neppure una lacrima dopo la morte di Chizuru e alla fine, solo dopo averla vista nell'ultimo sogno, arriverà alla conclusione che le permetterà di capire quella morte improvvisa e apparentemente senza senso e, come conseguenza, riuscirà a riprendere il cammino della sua vita, senza rimpianti.

Hard Luck è la storia di Kuni, una ragazza che muore prematuramente dopo una lunga degenza in ospedale a causa di un'emorragia cerebrale. A rievocare questo periodo sarà proprio la sorella che veglia su Kuni durante tutti i giorni che precedono la morte, ormai accertata dai medici. Insieme a lei, oltre ai genitori, ci sarà Sakai, il fratello maggiore del fidanzato di Kuni, quest'ultimo ha accettato la proposta dei genitori di rompere il fidanzamento in seguito all'accaduto. Il fidanzato non si farà più vedere se non il giorno del funerale. Al contrario, Sakai decide di trascorrere la maggior parte del suo tempo libero in ospedale, accanto alla sorella di Kuni. 
Frequentando Sakai soprattutto fuori dall'ospedale, la sorella di Kuni riuscirà ad esternare i sentimenti repressi, il dolore per l'ormai annunciata morte. Le lacrime sgorgheranno, in più di un'occasione, senza alcun avvertimento, lasciando la stessa ragazza di stucco di fronte ad una reazione che sembra non riesca a controllare in nessun modo. Un pomeriggio, dopo uno di questi pianti incontrollati, Sakai e la sorella di Kuni si guardano negli occhi e lei capisce che lui si è innamorato. Questa cosa le fa paura. Se da un lato le sembra di mancare di rispetto a Kuni, il cui corpo è intubato e steso su un letto di ospedale, dall'altro percepisce una certa attrazione ma non riesce a lasciarsi andare anche per il fatto che i suoi studi, prima dell'accaduto, la stavano conducendo in un lungo viaggio studio in Italia. Ma i due avranno modo di raccontarsi e di viversi in un momento dove tutto, in primis la vita di Kuni, sembra sospeso in una dimensione nebulosa, fatta di odori, musica e sensazioni. Lo sfondo è una stagione decadente, un novembre che porta con sé malinconia, ma che a tratti, si colora di speranza per l'inverno che verrà. Ed è la speranza che abbraccia i due ragazzi prima che le loro vite si separino, temporaneamente. 

Trovo che raccontare la morte e il dolore per la perdita di un proprio caro, così come l'ha raccontata la Yoshimoto, sia di gran lunga più difficile che parlare della propria esperienza in merito. Eppure la scrittrice giapponese è riuscita a raccontare di un tema attuale, nel tempo e nello spazio, con un'umanità e una saggezza non indifferenti, lasciando, in entrambi i racconti, una vena malinconica ma fiduciosa nella vita che prosegue, nella possibilità di credere nel futuro che attende coloro che rimangono in questo mondo. 


sabato 20 agosto 2011

L'abito di piume: la favola postmoderna di Banana Yoshimoto

E' una dolcezza infinita quella che si trova tra le pagine del romanzo L'abito di piume di Banana Yoshimoto, edito nel 2005 da Feltrinelli. Una dolcezza che si estende e si trasforma ben presto in una forte speranza verso il futuro, verso i mutamenti che la vita propone, un libro che, come asserisce la scrittrice nel Postscriptum, "trasmette molta tranquillità" ed è anche "simile ad una favola".
E forse è proprio il binomio tra questi due fattori, serenità e narrazione favolistica, a rendere questo romanzo speciale.  

La storia ruota attorno ad Hotaru, ragazza insicura e docile, silenziosa e fedele compagna di un uomo sposato che per otto anni ha annullato la sua vita, sia dal punto di vista lavorativo sia affettivo, seguendo quest'uomo, il quale non ha esitato, in un momento in cui i capisaldi della sua vita sembravano scossi da un leggero terremoto, a scaricarla con una telefonata dicendole che, in fondo, lei non era stata altro che un passatempo.

Dopo aver percepito la vacuità della vita condotta a Tokyo, alla mercé di una persona senza scrupoli, Hotaru decide di tornare nel suo paese natale, un borgo racchiuso dalle montagne e attraversato dal fiume, un luogo dove la vita sembra fondersi con la natura, seguendo, in particolare, lo scorrere lento ma incessante dell'acqua. La ragazza riprende contatto con tutto ciò che è stata la sua esistenza prima di Tokyo, dal lavoro nel ristorante della nonna (donna stravagante che lo ha trasformato, nel corso degli anni, in parte in una serra in parte in un luogo di meditazione) alle stranezze del padre, psicologo di fama internazionale, che ha deciso di chiudersi nel suo mondo dopo la morte della moglie, dalla magia di un paese freddo ma avvolto dal colore di persone sorridenti che hanno voglia di condividere e di vivere la vita, alle amicizie ritrovate.

Sarà proprio grazie a queste amicizie che Hotaru conoscerà Mitsuru, un ragazzo che gestisce un ristorante di nicchia abusivo e aperto soprattutto la notte per coloro che non riescono a prendere sonno oppure per chi vuole scaldarsi lo stomaco con un piatto di Ramen. Hotaru, spinta dal destino, si affezionerà a questo luogo sperduto tra le stradine del suo paese e tra un piatto di ramen e l'altro, si scambierà confidenze con Mitsuru, scoprendo che in realtà lui è un maestro di scii che ha preso un anno di aspettativa a causa della forte depressione che affligge la madre.

Hotaru scoprirà che la sua esistenza e quella di Mitsuru si sono incrociate in passato e non hanno mai smesso di intrecciarsi. Complice la cultura giapponese, la magia e il mistero, tra i due ragazzi si stabilirà un rapporto speciale fatto di ascolto, rispetto e complicità fino a quando Hotaru verrà a conoscenza del momento in cui la sua vita si è unita a quella di Mitsuru, anni prima di conoscerlo, in un tempo irreale che solo il suo inconscio poteva ricordare.
Sarà così che Hotaru si vestirà del suo abito di piume e abbraccerà la vita, dalla quale era scappata tempo prima rifugiandosi a Tokyo.

L'intensità di questa favola risuona nella mente del lettore come una canzone di cui non si riesce a scordare la melodia. Se si cerca, se si scava nel profondo di queste pagine, tutti potranno trovare tracce della loro vita, sensazioni provate, emozioni sfiorate, situazioni vissute in prima o in terza persona. 
Tutti, nessuno escluso.

venerdì 19 agosto 2011

Daccapo: Il realismo magico nell'ultimo romanzo di Dario Franceschini

"Qui dentro troverai scritti cinquantadue nomi. Sono i nomi dei tuoi fratelli e delle tue sorelle". "Ti prego trovali e portameli qui. Sono tutti figli miei".
E' con queste parole che inizia il viaggio attraverso la straordinaria bellezza della vita di Iacopo Della Libera, il protagonista del nuovo romanzo di Dario Franceschini, Daccapo, edito per Bompiani.
L'esistenza di Iacopo, figlio del notaio Ippolito, viene sconvolta dalle parole del padre che, giunto in fin di vita, si rivela al figlio. Racconta di sé con parole citate poc'anzi, si svela al figlio incapace di credere a ciò che gli viene detto. Ippolito decide di mettere a nudo la seconda vita condotta per quasi tutta la sua esistenza e chiede un favore al figlio: poter vedere, prima di morire, tutti gli altri figli.

Come una tela che viene squarciata da una mano conosciuta, così la vita di Iacopo viene distrutta, nell'arco di poche ore, e al suo posto si crea una massa nebulosa di sogni, delusioni, rimpianti, una complessità di emozioni difficilmente decifrabile da lui stesso, educato ad un esasperato formalismo e a qualsiasi forma di riluttanza verso ogni forma di sentimento.
Saranno alcune indicazioni fornitogli dal padre a guidarlo verso un mondo surreale, poco distante dal suo paese in provincia di Ferrara, un luogo dove dovrebbe essere celata la verità.

Eppure quello che scopre Iacopo è ben lontano da ciò che lui si aspettava di scoprire. Il viaggio che affronterà si trasformerà ben presto in un viaggio interiore costituito da forti emozioni tanto da fargli perdere, in più di un'occasione, i sensi. Iacopo scaverà nella sua vita, interrogandosi sul significato dei rapporti stretti fino a quel momento in particolare con i genitori e con la moglie, docile e fedele compagna la quale, tuttavia, sembra anch'essa imprigionata in un formalismo ancora più radicato di quello di Iacopo.

Sarà grazie a Mila, stupenda ragazza e figlia di una prostituta che ha seguito le orme della madre, che Iacopo verrà a conoscenza non solo dei nomi e degli indirizzi dei suoi fratelli ma soprattutto toccherà con mano la Vita, in un quartiere di prostitute (le amanti del padre), che sanno amare, sanno raccontare, sognare, giocare e soprattutto ridere. Una delle cose che colpisce Iacopo appena incontra Mila è proprio il suo viso sorridente, i suoi occhi penetranti, il suo profumo. E' la conoscenza della Vita a sconvolgere Iacopo, a fargli capire che fino a quel momento ha sempre vissuto dentro ad una finzione, in un film non suo.

Colpi di scena si alternano a momenti di narrazione distesa contornata da un alone di magia, intessuta di segreti popolari, ricordi, sogni, visioni. E questa è proprio la peculiarità della scrittura di Dario Franceschini, che propone, così come nei romanzi precedenti (in particolare quello pubblicato nel 2006, sempre da Bompiani, Nelle vene quell'acqua d'argento), una ballata d'amore e di magia, che sfiora il realismo per poi tuffarsi nel surreale. Potrebbe ricordare il realismo magico che Bontempelli aveva messo nero su bianco nei suoi romanzi.