domenica 18 dicembre 2011

Da Saramago a Hélia Correia con Bastardia: quando l'arte abbraccia la letteratura

Esattamente un mese fa si parlava, tra le pagine di questo blog, della raccolta di scritti e interviste di José Saramago, Pensar pensar y pensar edito da Datanews alla fine del 2010. Questa raccolta, come avevo anticipato, ha sollecitato la mia curiosità verso un dibattito attuale e interessante che vede la fusione tra arte e letteratura. 

Se José Saramago si è fatto interprete di un discorso personale che mette sotto i riflettori la letteratura stessa come modo di esprimersi e comunicare così come lo sono altre forme d'arte (pittura, scultura e ballo), il romanzo che presento oggi allarga la prospettiva conducendo verso un discorso che ha un rapporto speciale con l'arte (in particolare con il pop surrealismo, il simbolismo e il realismo magico, argomenti ampiamente trattati in questo blog).

Sto parlando del romanzo di Hélia Correia, Bastardia, edito da Caravan a maggio 2011. Un gioiello del panorama letterario portoghese, Bastardia racconta la storia di Moisés Duarte un giovane di Carnica, primogenito e unico figlio maschio, che decide di raggiungere il mare in seguito al racconto dello zio Cruz e della sua esperienza a contatto con le sirene. 

"Il mare entrò nella mente di Moisés, lì dove Dio non gli aveva concesso di entrare". E da questo momento in poi la storia assume contorni favolistici e si riempie di figure archetipiche: le donne rappresentate non come angelo del focolare ma corpi sudici che nascondono segreti, donne succubi di una vita che non le rappresenta. La condizione di succube viene vissuta, in particolar modo, dalle sirene, figure mitiche presenti nel racconto dello zio Cruz e che risalgono ad Ulisse, "mostri impossibili da comprendere, un'assoluta bizzarria (...) le sirene che esistono nella realtà non distruggono più per annegamento. Gli basta assistere alla delusione".
Ed è una delusione tutta terrena quella che vivono gli uomini, marinai specialmente, dopo aver incontrato le sirene. 

Moisés vuole raggiungere il mare, afferma di "voler sapere". La sua sete di conoscenza è così profonda e così dannatamente testarda che lo farà viaggiare per intere giornate, rocambolesche avventure che lo porteranno sempre più in là, dove un "mare d'argento" sfiora la linea dell'orizzonte. E difatti la meta di Moisés è proprio "il punto dove il sole sarebbe tramontato". Un tramonto metaforico, che segna la fine del suo viaggio, anche di quello interiore che lo vede combattere contro ogni avversità, in primis le reticenze della sua famiglia, pur di avere delle risposte, pur di sapere e conoscere. E in questo, il legame con Ulisse appare tanto forte quanto significativo se inserito all'interno di un contesto letterario di ampio respiro che abbraccia tutta la letteratura occidentale e non solo.

"Moisés vide la lunga spiaggia e in fondo, finalmente, il mare". Qui il ragazzo avrà le risposte che tanto cercava e conoscere le sirene. A sopraffarlo non sarà la delusione, ma solo l'amara verità che si trova, spesso, nascosta dietro ogni prezioso segreto.

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