venerdì 4 novembre 2011

Sogni, surrealismo e magia: le fotografie digitali di Sarolta Ban con note indie-pop

I sogni son desideri (...) nel sonno ci sembran veri... Così recitava la famosa colonna sonora di Cenerentola. E se quello era un cartone, le opere di Sarolta Ban le possiamo invece toccare con mano. Sarolta Ban ha il merito di trasformare i sogni in realtà, portare alla luce tutto ciò che il mondo onirico cela e lo fa con tale eleganza e sapienza che i suoi lavori appaiono ancor più suggestivi e affascinanti. 


Sarolta Ban non racconta molto di sé. Nel sito personale di questa giovane artista proveniente da Budapest viene ribadito il fatto che non è molto brava quando deve parlare di se stessa quindi preferisce lasciar parlare le sue fotografie. E c'è da dire che queste hanno molto da raccontare sul fantastico mondo che si agita nell'animo di quest'artista che, stando alle sue stesse dichiarazioni, ha imparato l'arte della fotografia digitale e del ritocco fotografico da sola. Ovviamente dobbiamo immaginare che la fotografia è sempre stata la sua passione, tuttavia Sarolta Ban ha preso in mano una macchina fotografica solo tre anni con l'intento di trasformare la sua passione in qualcosa di più concreto.


Credo sia un azzardo dire che Sarolta Ban ha fatto della sua passione un lavoro in quanto, come dimostrano le sue fotografie, lei ha semplicemente liberato i sogni che si scatenavano nella sua mente combinando gli elementi di questi sogni fino a formare un quadro bizzarro e surreale, accompagnato da tonalità sfumate di grigio, azzurro e madreperla. Mondi fantasmagorici, surreali e simbolici dove ogni elemento potrebbe avere un significato oppure rappresentare semplicemente l'ebrezza di un momento. 

Sarolta Ban si definisce un'artista non professionista e in questo sta la sua grande umiltà poiché, viste le sue fotografie e i lavori eseguiti recentemente, viene da pensare a tutto fuorché una personalità poco professionale. Il caso ha voluto che mentre sfogliavo le fotografie di questa giovane artista (classe 1982) ci fosse una canzone, a me particolarmente cara, di Violante Placido, How to save your life. Quella melodia indie-pop ben si sposa con i sogni fotografati da Sarolta Ban. Sembra proprio questa la colonna sonora delle storie oniriche raccontate dall'artista ungherese.
... Come on come on come on, I need the strenght, the strenght that is gone 

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