lunedì 10 ottobre 2011

Scrittura, tecnologia e memoria: la riflessione filosofica nell'ultimo saggio di Maurizio Ferraris, Anima e iPad

Vorrei partire da un saggio curato da Silvana Borutti, Memoria e scrittura della filosofia. Studi offerti a Fulvio Papi, pubblicato da Mimesis Edizioni nel 2000, per segnalare l'ultimo libro di Maurizio Ferraris, Anima e iPad (Guanda), nelle librerie da alcuni giorni.   

Alla luce delle riflessioni espresse da Fulvio Papi nel saggio curato dalla Borutti, il rapporto tra filosofia e scrittura rientra appieno nel discorso relativo le finalità pratiche della filosofia. Come ricorda Papi, "il libro conferisce la credibilità della enunciazione" anche se, nei tempi antichi, il libro veniva innalzato ad oggetto sacro e proprio per questo motivo, escluso dalla fruizione comune. 
Il libro a stampa prevede la figura di un autore che ha scritto il testo esplicitato tra le pagine del libro stesso. In questo caso, se si pensa al pensiero decostruzionista derridiano, l'autore si ritrova di fronte a una situazione imbarazzante volta a ridurre il suo pensiero originario. 

Papi sottolinea che il mutare del mezzo di comunicazione porta ad un mutamento del pensiero stesso, va da sé che l'evoluzione dell'uomo non è lineare ma "simbolica". All'interno di questa struttura simbolica sono soggette a mutamento anche le definizioni stesse della suddetta struttura: alla definizione di scrittura si associa quella dell'autore e del suo essere uomo. La  definizione di scrittura si caratterizza in base alla memoria, alle passioni, al coinvolgimento emotivo, al vissuto e al pensiero dell'autore. Ma queste definizioni rientrano in una struttura ancora più grande che riguarda l'atto pratico della filosofia.

Con l'avvento di internet e l'ipertesto questa situazione cambia. L'ipertesto racconta un mondo sensibile ai mutamenti esterni, un mondo onirico, quasi surreale, che esiste e non esiste, che si contraddice, che replica, che poco costruisce, andando inevitabilmente verso la perdita della voce dell'autore. La perdita e il vuoto è ciò a cui tende l'ipertesto. 

A distanza di anni rispetto a quando Fulvio Papi ha espresso questi concetti, il pensiero filosofico è mutato adattandosi al tempo e alla storia. Ciò che, nei secoli scorsi, era stato trattato come reliquia, il libro appunto, ora è alla portata di tutti coloro che vogliano attingere da esso conoscenze, sapere oppure trascorrere alcuni momenti di piacere e relax.  
Su questo discorso sembrerebbe innestarsi il saggio di Maurizio Ferraris, Anima e iPad, edito da Guanda. Quello che tenta di spiegare Ferraris è la stretta correlazione tra la parte spirituale, eterna e in generale la più profonda dell'uomo con uno strumento, l'iPad appunto, nato da una delle menti più lungimiranti della tecnologia contemporanea e che ci ha lasciati pochi giorni fa, Steve Jobs.

Ciò che fa da collante tra l'anima e l'iPad, secondo Ferraris, sarebbe proprio la scrittura. Come asserisce l'autore in un'intervista ad Affari Italiani, "un po' dell'anima di Steve Jobs sopravvive nell'iPad, inteso sia come il prototipo che aveva progettato, sia come il suo iPad personale, quello che adoperava tutti i giorni. La prima sopravvivenza è quella per cui si dice che le opere riflettono l'anima dei loro autori, ma la seconda è più interessante, perché riguarda tutti noi, che non abbiamo progettato l'iPad e ci limitiamo ad adoperare computer, smartphone, tablet e via registrando. Queste macchine sono essenzialmente memorie" e rappresentano quindi la culla delle nostre conoscenze, del nostro sapere, ma anche delle emozioni, delle passioni, del nostro vissuto e del pensiero: le definizioni della scrittura di cui parla Papi nei suoi studi. "L'umanità ha cercato di rimediare alla finitezza della memoria" ha asserito Ferraris nella stessa intervista "e soprattutto della vita. Perché fintanto che qualche memoria rimane da qualche parte, fosse pure solo in un iPad, ecco che resta un po' di anima".

Lasciare una traccia di se stessi, avere la certezza (o cullarsi nell'illusione della stessa) che, anche dopo la nostra morte, noi saremo ancora presenti attraverso testi, foto, video e tutto ciò che la tecnologia sta mettendo a disposizione per sopperire alla nostra ansia di passare inosservati, di restare tra la "massa", di essere irriconoscibili. La riflessione filosofica riguardo l'iPad e la scrittura ci porta a guardare al passato per meglio ragionare sul nostro presente e su ciò che verrà.

0 commenti:

Posta un commento