lunedì 5 settembre 2011

Romanzi nel romanzo: Dance Dance Dance di Murakami

Spesso le pagine dei libri di Murakami ci appaiono come schegge che possono far male proprio perché colpiscono nel profondo, andando a toccare corde della nostra anima che, altrimenti, resterebbero immobili. E invece, grazie alla melodica scrittura di Murakami, la nostra anima, oltre alla mente, fluttua in uno spazio e in un tempo altro, propri dell'autore che sembra condurre verso sentieri poco battuti, anche se in realtà poi si scorge un frammento, una traccia che porta ad altri sentieri. Altra conoscenza e quindi altra vita.

Dance Dance Dance, pubblicato per Einaudi nel 2001, è un romanzo in cui reale e surreale si alternano sapientemente. Proiezioni, immagini, fotografie, tutto è lasciato alla mercé del lettore che raccoglie questo crescendo di sensazioni come foglie cadute da un albero. Questo potrebbe indurre un lettore poco esperto di Murakami a credere che non ci sia una vera e propria trama, che gli eventi siano sospesi, le azioni dei personaggi sconclusionate e forse prive di senso, che manchi quindi una logica ben precisa. Non è così. E a volte si ha come la sensazione che Murakami si diverta a insinuare questi dubbi nel lettore.

Il romanzo è ambientato a Sapporo, negli anni Ottanta (periodo che coincide con la stesura dello stesso). Un giornalista free lance si dedica al proprio lavoro senza slanci emotivi, annullando la passione o qualsiasi altra forma di sentimento, come fosse un dovere, una necessità o, meglio ancora, come fosse trascinato dagli eventi. La sua vita sociale è ridotta ai minimi termini: ha divorziato dalla moglie e non ha amici. 
Un uomo alienato, il cui moto interiore lo spingerà a riflettere sul passato, a languire per lo stesso e a provarne nostalgia. Un pensiero fugace ma costante nel tempo, un impulso, un'ossessione, tutto ciò potrebbe aver portato il giornalista all'Hotel Dolphin. Un albergo ristrutturato da poco, molto lussuoso, dove tempo prima aveva perso la vita un suo caro amico.  Il giornalista, che potrebbe ricordare gli anti-eroi freudiani, viene a contatto con una realtà di plastica, tutto cela qualcosa di torbido e misterioso. L'atmosfera è surreale e a tratti paranormale. 

Il lettore segue l'anti-eroe in questo viaggio temporale dove i contorni della realtà sono sfumati. Il giornalista conoscerà la receptionist Yumiyoshi e l'adolescente Yuki. Da questo momento ha inizio anche un viaggio spaziale, che porterà il protagonista  alle Hawaii e a Tokyo dove incontrerà Dick North, un poeta a cui manca un braccio, lo scrittore  Makimura e l'amico Gotonda che rappresenta l'uomo perfetto, il quale tuttavia nasconde un segreto. L'incontro più interessante è quello che avverrà con l'uomo pecora, il punto chiave che fa girare la forza della storia. L'uomo pecora spiega al giornalista che tutto è collegato, che lui ha perso troppe cose nella sua vita e con esse, ogni volta, se n'è andata una parte del suo io interiore. Gli suggerisce quindi di tornare all'Hotel Dolphin.

Ritorna l'uomo pecora, ritorna l'hotel Dolphin che sembra contrapporsi allo squallido, ma pur sempre misterioso "love hotel" di After Dark, crocevia di destini e incontri, di vite parallele, di sogni, di pianti, di ricerche di se stessi. Ritornano le sfide che la vita ci pone innanzi narrate ne L'arte di correre; l'estenuante quanto soddisfacente corsa verso la meta, una corsa incessante che non è sinonimo di vittoria a tutti i costi ma di partecipazione, di passione per ciò che si sta facendo, di ambizione. Di sogni. E ritorna anche la danza sfrenata, liberatoria e atavica raccontata nel romanzo Tutti i figli di Dio danzano. Tutto è collegato, un sentiero porta ad altri sentieri. 
Quindi danziamo al ritmo della vita, non lasciamo che gli eventi ci sfuggano dalle mani, non lasciamo che una parte di noi stessi vada perduta per sempre. 

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