mercoledì 28 settembre 2011

Io sono un gatto: l' Epoca Meiji raccontata da Sōseki Natsume

La copertina del romanzo edito da
Beat

Il sono un gatto, opera prima di Sōseki Natsume uscito in Giappone nel 1905, pubblicato in Italia nel 2006 da Neri Pozza e ora uscito per Beat, rappresenta un libro interessante per chi ama la latteratura giapponese ma anche per coloro che vogliono affacciarsi, attraverso un romanzo, alla cultura e alla storia nipponica.

Scritto e pubblicato nel 1905, Io sono un gatto, risente della guerra Russo-Giapponese di quegli anni: il Giappone, diventato una potenza imperialistica, vuole imporre la sua supremazia in Cina e nell'estremo Oriente. Una guerra terribile avverrà contro la Russia e vedrà uscire vittorioso il Giappone ma sfinito per l'elevato costo di vite umane. 

L'orgoglio giapponese derivato da questa sanguinosa vittoria affonda le sue radici nell'epoca Meiji (dalla seconda metà dell'Ottocento fino ai primi del Novecento) quando la nazione inizia ad aprirsi al mondo esterno percorrendo la strada di una nuova civilizzazione, chiamata Bunmei-Kaika (civiltà e illuminismo). Da un punto di vista culturale questo rappresenta uno dei periodi più frizzanti che, negli anni, portano alla definizione della letteratura giapponese, tuttavia il trauma che ne deriva è devastante per la società giapponese alla quale viene chiesto in pochi anni uno sforzo, che tocca la sfera politica, economica e sociale, che il mondo esterno (in particolare l'Occidente) sta compiendo da secoli.

Da qui la perplessità di filosofi e scrittori, tra cui Sōseki Natsume, nei confronti della modernità vista appunto come un processo innaturale che avrebbe portato alla depressione dell'intero Paese. Sōseki Natsume non si stancherà mai di ripetere questa tesi nei suoi romanzi e anche durante  le conferenze (come quella del 1911 che verrà ripresa e riproposta nel saggio La civiltà del Giappone contemporaneo).

Nel romanzo Io sono un gatto la cultura, lo stile di vita e anche i sentimenti, talvolta tormentati,  della società giapponese dell'epoca emergono durante le chiacchiere tra il professor Kushami, padrone del gatto, e i suoi amici. Discorsi distesi dai quali non emerge la rabbia, la disperazione, la sofferenza più volte sottolineati dall'autore in altri romanzi; tuttavia si intravede un certo cinismo verso la modernizzazione che sta vivendo il Giappone. Il cinismo lascia anche il posto a qualche sorriso di fronte ai giudizi del padrone del gatto nei confronti delle abitudini occidentali.

Lo scrittore Soseki Natsume 
Si potrebbe dire che il vero protagonista è il gatto stesso poiché attraverso il suo sguardo il lettore viene condotto nella vita del professor Kushami, nei rapporti che intrattiene, nei gesti quotidiani che, alle volte, lo dipingono buffo e singolare. E' un gatto determinato, che non si spaventa di fronte all'iniziale ritrosia e alla scontrosità del professor Kushami al contrario, continua a vivere in quella casa e ad osservare come si comportano gli essere umani i cui occhi sono sempre rivolti al cielo "con il pretesto di elevare lo spirito" e per questo "non riescono a distinguerci l’uno dall’altro nemmeno nelle più evidenti caratteristiche, figuriamoci nel carattere". 

Cinismo, sorrisi amari, episodi divertenti ma anche riflessioni, pensieri e annotazioni di un'epoca di transizione di cui Sōseki Natsume non vedrà mai l'evolversi a causa della morte prematura avvenuta  nel 1916. Io sono un gatto è la testimonianza di quell'epoca controversa che, se da un lato ha portato ad una maggiore libertà, alla crescita culturale ed emotiva, dall'altro ha richiesto uno sforzo di fronte al quale, probabilmente, la società giapponese non era pronta e la conseguenza, come asserisce Sōseki Natsume, è tanto tragica quanto quanto devastante per l'animo umano.

2 commenti:

Ho comprato questo libro più o meno un anno fa e in più di un'occasione ho cercato, senza successo, di iniziarlo.
Bisogna proprio che mi metta un po' d'impegno...

Credo che sia un modo interessante per capire un periodo così intricato nella storia del Giappone. Beh allora aspetto una tua opinione

Posta un commento