venerdì 30 settembre 2011

Il Surrealismo Pop di Kukula e Natalie Shau

Un quadro di Kukula

In occasione della mostra presso Corey Helford Gallery, a pochi chilometri dalla città di Culver City  in California (la galleria sarà aperta tutti i giorni dal 24 settembre fino al 15 ottobre), è interessante porre l'attenzione sulle due artiste pop surrealiste che esporranno le loro opere: si tratta di Nataly  Abramovitch, in arte Kukula, e Natalie Shau.

Kukula non è nuova alla Corey Helford Gallery. Già presente nel 2009, l'artista pop surrealista torna sulla scena con una ventina di quadri che lasceranno senza fiato il pubblico internazionale. Kukula  ha origini israeliane: cresciuta in piccolo borgo vicino a Tel Aviv, fin da piccola ha respirato la disperazione, il trauma e il dolore dell'olocausto per non parlare delle continue e quotidiane tensioni tra israeliani e palestinesi. Le opere di Kukula sono permeate da un'atmosfera cupa, a tratti inquietante, che affonda le radici nell'infanzia e nel passato di questa artista.

Un quadro di Kukula
Eppure Kukula riesce a rielaborare lo shock dell'olocausto, vissuto attraverso le testimonianze degli anziani del villaggio, creando un mondo onirico e sfuggente, un paesaggio surreale e immaginifico, un luogo dove crudeltà e dolcezza possono convivere. Come si può notare dai suoi dipinti ad olio, Kukula restituisce al pop surrealism quel simbolismo mitico e atavico misto alla storia più recente di un popolo, quello ebraico, e di molte altre nazioni. 

Le bambine rappresentate da Kukula (elemento preponderante della sua arte) hanno il corpo graffiato, lo sguardo assente e malinconico. Le protagoniste dei suoi quadri giocano con animali fiabeschi (chiaro rimando alla letteratura classica) trasformati ben presto in compagni di giochi sanguinari. Kukula ha esposto anche in Italia, alla Dorothy Circus Gallery di Roma, dal 17 giugno al 25 luglio dello scorso anno, riscuotendo grande interesse nel pubblico.

Alla Corey Helford Gallery, l'elemento di novità delle opere di Kukula risente dell'influenza che l'artista ha subìto in seguito a suo recente soggiorno a Palazzo Versailles: Kukula ha voluto rappresentato la bellezza degli oggetti preziosi di cui si circondano queste bambine per sfuggire alla bruttezza della realtà. Idealizzando questi oggetti, anche le bambine finiscono per fondersi con essi diventando a loro volta soprammobili. Rifugiandosi dal mondo esterno nel loro palazzo pomposo o nei guardini lussureggianti, le bambine di Kukula non fanno altro che affondare, sempre di più, nell'abisso della solitudine e della spersonalizzazione.

La galleria ospiterà anche l'artista pop surrealista Natalie Shau, che presenterà una mostra dal titolo Time Stood Still: una decina di opere dove il lavoro digitale, la fotografia e il fotocollages si unirà a quello tradizionale caratterizzato dall'illustrazione e la pittura. 

Natalie Shau, originaria di Vilnius (Lituania), è esperta d'arte digitale ma non disdegna la pittura classica così come la letteratura. Infatti la stessa artista ha più volte espresso la sua preferenza per autori come Dostoevsky, Edgar Allan Poe e Gogol ma soprattutto le atmosfere che emergono dai loro romanzi: malessere, solitudine, alienazione, spersonalizzazione così come ambientazioni dai contorni sfumati e poco definiti. Il pop surrealism di Natalie Shau si esprime attraverso colori pastello e tinte tenui, ragazzine diafane, vestite con abiti vaporosi, bambine dalla bellezza eterea e misteriosa a tratti dark e noir. Accanto alle tinte pastello troviamo due colori che invece balzano all'occhio dell'osservatore: il rosso e il nero, come ad evocare il sangue e la morte.  

Nelle opere esposte alla  Corey Helford Gallery (dove tutti i quadri sembrano risentire delle influenze di altri artisti pop surrealisti come Ryden),  Natalie Shau ha voluto imprimere la bellezza di un momento, catturare la meraviglia che dura un attimo e che svanisce nel silenzio della quotidianità. L'atmosfera è grigia e indefinita ma terribilmente affascinante, così come tutta la mostra in sé. 

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