mercoledì 7 settembre 2011

Il coperchio del mare di Banana Yoshimoto


Il coperchio del mare, il romanzo di Banana Yoshimoto edito nel 2007 per Feltrinelli, suggella la sua maestria e sapienza nel descrivere luoghi che non tutti i lettori hanno avuto il piacere di vedere ma che si possono immaginare e delineare in maniera distinta proprio grazie al suo modo di narrare con dovizia di particolari senza però tralasciare le emozioni che rivelano questi paesaggi e gli effetti che le stesse hanno sui personaggi.  

Terminati gli studi a Tokyo, Mari torna nel paese natale, un luogo per il quale lei ha sempre conservato un dolce ricordo, come di un posto dove ci si può rifugiare non solo dalla frenesia della metropoli ma anche per ritrovare se stessi, riflettere sul senso che si vuole dare alla proprio vita. E difatti sembra questo il motivo che spinge la giovane ragazza a tornare nel suo paese, circondato dal mare e dai monti. In realtà ciò che si mostrerà ai suoi occhi è un paese ben lontano dai suoi ricordi d'infanzia: il mare, nel giro di pochi anni, è stato inquinato dalle fabbriche, le conseguenze non sono tardate a farsi sentire, mettendo così in crisi l'attività di molti pescatori. I turisti sono drasticamente diminuiti. 

Il paesaggio davanti al quale si trova Mari è desolato e malinconico, tutto lascia pensare ad un posto abbandonato anche dalle persone che un tempo ci vivevano. In questo luogo senza speranza, Mari si rifugia a casa della madre e, forte della sua convinzione, grazie al suo carattere determinato e combattivo, apre un chiosco di granite proprio in riva al mare. Granite speciali, come le giudica lei, fatte con il succo ricavato dai prodotti tipici della zona e quindi ricche di un sapore genuino oltre che prodotto di un lavoro artigianale che sembra essere scomparso in quel paese della solitudine e dell'abbandono. 

A farle compagnia, in questo periodo, ci sarà Hajime, figlia di una cara amica della madre di Mari, che trascorrerà l'estate proprio da loro. Inizialmente Mari non accetta la sua presenza, convinta che possa deviarla dai suoi principali obiettivi, in primis il chiosco. Hajime si rifugia nel suo mondo, fatto di ricordi e sensi di colpa: la perdita della nonna alla quale era molto legata, l'handicap fisico che la fa soffrire fin da bambina in seguito a un disastroso incendio. Fantasmi e ricordi che ritornano nel presente di Hajime dai quali cerca di sfuggire. Anche Mari, in un certo senso, sta cercando di capire la piega che prenderà la propria vita, vuole ritrovarsi, indagare sul senso della sua vita ora che gli studi sono terminati. Domande molto profonde si annidano nel cuore di Mari, la quale, per rispondere, è tornata dove tutto ha avuto inizio, appunto nel suo paese natale.

Mari e Hajime devono riflettere sul loro passato e cercare di dare un senso al futuro. La condivisione di questa condizione le avvicina. Hajime abbassa le barriere di difesa che si era creata da tempo, Mari condivide le sue emozioni con la giovane ragazza. L'amicizia che ne nascerà sarà pura e delicata, come lo era un tempo il paese natale di Mari. Sullo sfondo di questa amicizia ci sarà proprio il mare che, come un narratore silenzioso, guarderà l'evolversi della storia, regalando loro sensazioni memorabili e accompagnandole fino alla fine dell'estate quando sarà il tempo di separarsi. Ma quella separazione porterà con sé il sapore salato del mare, la sensazione del corpo spossato, un velo di gioia e nostalgia per i giorni trascorsi, la voglia di rivedersi e di condividere, di nuovo, parte della loro vita.

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