giovedì 15 settembre 2011

Dieci donne di Marcela Serrano

La forza delle donne, il loro valore aggiunto, la dolcezza che scaturisce dai loro discorsi e un'utopia, quella di Marcela Serrano, sperare che si possa arrivare "a un'uguaglianza tra uomo e donna, dentro la diversità". La voce della scrittrice cilena è una melodia che, nel romanzo Dieci donne edito per Feltrinelli, canta la donna, la dipinge mentre cucina, mentre aspetta una telefonata, mentre sogna o cerca dimenticare le sofferenza, mentre combatte con la vita, la scaccia, l'abbraccia e a volte la riscopre. La Serrano descrive la donna nella sua quotidianità, non elevandola ad angelo del focolare, ma accompagnandola verso la luce, facendola uscire da quel cono d'ombra nel quale ha vissuto per decenni.

Dieci donne è un elogio allo sguardo femminile che sa scavare nel profondo. Eppure la penna della Serrano non è intrisa di rabbia, tra le pagine di questo romanzo non c'è la voce roca che grida all'uomo le sue mancanze, i suoi errori, ciò che ha perso trattando la donna come una schiava, una reclusa, una peccatrice. Le pagine si susseguono dettate da una mente lucida e sorrette da una scrittura fluida, pulita, tenera, molto poetica, che ricorda la Maraini nel romanzo Colomba, la Mazzantini degli esordi, con Il catino di Zinco, la Tamaro di Va' dove ti porta il cuore ma anche Per voce sola. E se i personaggi di questi ultimi romanzi citati nascono da un'esigenza innata, a cui nessuno può sfuggire, ovvero quella di confrontarsi con la generazione femminile precedente ricercando la nuova dimensione, o almeno quella che la donna si è costruita a partire dal dopoguerra fino ad arrivare agli anni novanta, Marcela Serrano nel romanzo Dieci donne compie un passo avanti delineando la posizione attuale della donna nella nostra società e descrivendo il risultato delle tante lotte che sono state fatte nei decenni scorsi. 

E' in questa dimensione che si inseriscono le vite delle nove protagoniste del romanzo di Marcela Serrano. Nove donne che, per svariati motivi, si recano da Natasha, una psicoterapeuta. Le protagonoste raccontate dalla Seranno serbano paure, preoccupazioni, dolori, rimorsi. La vita le ha messe di fronte a delle scelte, lavorative o personali, che le hanno portate a riflettere su loro stesse, su quello che stavano facendo, su come si sarebbe svolto il loro futuro. Alcune non hanno retto a tanto stress emotivo e se ne sono andate lontano abbandonando tutto e tutti, altre hanno voluto risolverlo da sole, ma in realtà non hanno fatto altro che ingarbugliare ancor di più il groviglio di sentimenti, strozzando la loro anima. 
La stanza di Natasha diventa il luogo nel quale vengono raccolte le loro confidenze, anche le più intime e segrete. La psicoterapeuta ascolta, senza dare giudizi o interferire. Il suo accogliente silenzio rappresenterà una valvola di sfogo per le pazienti, che rovesceranno la loro vita e riusciranno ad avere una visione più chiara di quello che è accaduto. Tuttavia anche la psicoterapeuta si farà coinvolgere da queste storie, in quanto donna, e quindi capace di sentire le loro emozioni, ma anche in quanto femmina che accoglie un altro animo femminile. E quindi anche Natasha finisce per porsi delle domande, per chiedersi da dove nasce questa sofferenza, questo fardello che portano con sé le donne. 

Il romanzo della Serrano potrebbe suggerire delle risposte a chi, fino a poco fa, ha urlato nelle piazze con rabbia e orgoglio la propria dignità di donna maltrattata e offesa, a chi è salito sul palco con rancore imboccando folle di giovani ragazze all'azione immediata e istintiva senza essere preceduta da una riflessione, da una dibattito pacato, da un confronto tanto all'interno del mondo femminile quanto con l'universo maschile.  Ma potrebbe anche far riflettere gli uomini che, per troppo tempo, hanno finto di non sentire la voce delle donne. Forse solo attraverso la riflessione si può raggiungere l'uguaglianza tra uomo e donna di cui parla la Serrano.  

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