sabato 20 agosto 2011

L'abito di piume: la favola postmoderna di Banana Yoshimoto

E' una dolcezza infinita quella che si trova tra le pagine del romanzo L'abito di piume di Banana Yoshimoto, edito nel 2005 da Feltrinelli. Una dolcezza che si estende e si trasforma ben presto in una forte speranza verso il futuro, verso i mutamenti che la vita propone, un libro che, come asserisce la scrittrice nel Postscriptum, "trasmette molta tranquillità" ed è anche "simile ad una favola".
E forse è proprio il binomio tra questi due fattori, serenità e narrazione favolistica, a rendere questo romanzo speciale.  

La storia ruota attorno ad Hotaru, ragazza insicura e docile, silenziosa e fedele compagna di un uomo sposato che per otto anni ha annullato la sua vita, sia dal punto di vista lavorativo sia affettivo, seguendo quest'uomo, il quale non ha esitato, in un momento in cui i capisaldi della sua vita sembravano scossi da un leggero terremoto, a scaricarla con una telefonata dicendole che, in fondo, lei non era stata altro che un passatempo.

Dopo aver percepito la vacuità della vita condotta a Tokyo, alla mercé di una persona senza scrupoli, Hotaru decide di tornare nel suo paese natale, un borgo racchiuso dalle montagne e attraversato dal fiume, un luogo dove la vita sembra fondersi con la natura, seguendo, in particolare, lo scorrere lento ma incessante dell'acqua. La ragazza riprende contatto con tutto ciò che è stata la sua esistenza prima di Tokyo, dal lavoro nel ristorante della nonna (donna stravagante che lo ha trasformato, nel corso degli anni, in parte in una serra in parte in un luogo di meditazione) alle stranezze del padre, psicologo di fama internazionale, che ha deciso di chiudersi nel suo mondo dopo la morte della moglie, dalla magia di un paese freddo ma avvolto dal colore di persone sorridenti che hanno voglia di condividere e di vivere la vita, alle amicizie ritrovate.

Sarà proprio grazie a queste amicizie che Hotaru conoscerà Mitsuru, un ragazzo che gestisce un ristorante di nicchia abusivo e aperto soprattutto la notte per coloro che non riescono a prendere sonno oppure per chi vuole scaldarsi lo stomaco con un piatto di Ramen. Hotaru, spinta dal destino, si affezionerà a questo luogo sperduto tra le stradine del suo paese e tra un piatto di ramen e l'altro, si scambierà confidenze con Mitsuru, scoprendo che in realtà lui è un maestro di scii che ha preso un anno di aspettativa a causa della forte depressione che affligge la madre.

Hotaru scoprirà che la sua esistenza e quella di Mitsuru si sono incrociate in passato e non hanno mai smesso di intrecciarsi. Complice la cultura giapponese, la magia e il mistero, tra i due ragazzi si stabilirà un rapporto speciale fatto di ascolto, rispetto e complicità fino a quando Hotaru verrà a conoscenza del momento in cui la sua vita si è unita a quella di Mitsuru, anni prima di conoscerlo, in un tempo irreale che solo il suo inconscio poteva ricordare.
Sarà così che Hotaru si vestirà del suo abito di piume e abbraccerà la vita, dalla quale era scappata tempo prima rifugiandosi a Tokyo.

L'intensità di questa favola risuona nella mente del lettore come una canzone di cui non si riesce a scordare la melodia. Se si cerca, se si scava nel profondo di queste pagine, tutti potranno trovare tracce della loro vita, sensazioni provate, emozioni sfiorate, situazioni vissute in prima o in terza persona. 
Tutti, nessuno escluso.

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