giovedì 5 maggio 2011

Rincorrere la verità

Verità sinonimo di libertà, verità sinonimo di riforme, verità e lucidità nei confronti della situazione italiana attuale come sinonimi di crescita e forza umana. Una crescita che non riguarda solo la sfera economica del nostro Paese ma anche, e soprattutto, quella sociale.

Come si può notare, dunque, alla parola libertà viene associata la parola verità. Quest'ultima si ripete in più contesti, si arricchisce, si dilata, senza però sminuirsi, senza mai cadere nell'ombra della retorica. Eppure sarebbe così facile, per una parola tanto abusata in questo periodo, inciampare negli anfratti più tortuosi, quelli più oscuri.

Benedetto XVI, nel rievocare il suo predecessore, ha dato una stupenda, quanto mistica, definizione di verità in relazione alla libertà. Il Pontefice ha infatti asserito che la verità fa da garante della libertà. Non si deve avere paura della verità, non si deve avere paura di esprimerla, di difenderla, di parlarne e discuterne, di dimostrarla.

Eppure, se ci si guarda attorno, non si vede alcuna realizzazione concreta delle parole del Papa. Quello a cui si assiste, ciò che ogni giorno invade la nostra quotidianità, non sono altro che dubbi, illazioni, per non parlare delle fratture e lacerazioni contro ciò che rappresenta, o almeno dovrebbe rappresentare, l'Italia: il nostro Governo.

Il caso Ruby, la frattura, aggravata dal Presidente del Consiglio con le istituzioni, le mancate reazioni del governo italiano all'intervento in Libia, (salvo poi riprendersi e capire che, forse, era quanto meno il caso di far sentire la nostra voce), per non parlare delle ultime vicende sul caso Mondadori. Sono solo alcuni degli aspetti relativi la politica italiana, la scena economica ma anche quella sociale e intellettuale. E in questa matassa, la tanto maltrattata verità, non riesce, nella maggior parte dei casi, a trovare la luce ma soprattutto il rispetto che si meriterebbe.

Colpa dei pm milanesi che trattengono oltremodo il Presidente del Consiglio che, a suo dire, avrebbe altri e ben più importanti problemi da risolvere? Colpa dei giornalisti che gettano fango sul governo? Oppure colpa di un governo che si nasconde dietro leggi ad personam, dietro dichiarazioni che potrebbero variare di ora in ora in base al consenso o meno della Lega? E ancora colpa di un governo che gioca ad una “tecnica di seduzione” (come l'ha definita Marcello Sorgi, nel suo editoriale apparso oggi su La Stampa) che potrebbe altresì essere interpretata come una ben più evidente dietrologia?

Il quadro si complica se si pensa che non c'è un'alternativa politica a questa situazione, che possa dichiararsi come rappresentante del Paese. L'unico politico che ha parlato chiaramente di alternativa al Berlusconismo è stato Di Pietro nella scorsa puntata di Annozero.

Solo in questo modo, esprimendo il proprio pensiero, presentandolo al popolo che ascolta e giudica, attraverso le elezioni, si arriva alla verità e quindi alla libertà.

Educare alla verità come garante della libertà significa educare ad una specifica umanità e quindi, come detto sopra, alla crescita (non solo economica) e alla forza umana di ogni singolo individuo di questo Paese. Siamo responsabili in quanto individui, diceva Sartre e per questo non possiamo permetterci di ricercare la libertà nell'illusione della sua stessa idea, alla maniera di Pessoa, semmai gridare a gran voce libertà e verità ma che siano degne di questi nomi. Per tutti.

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